Bertoli non la racconta giusta

Continua il dibattito sulla presenza della sinistra nel governo ticinese Replica e controreplica fra F. Dozio e M. Bertoli 

L’intervento di Manuele Bertoli merita qualche precisazione, anche perché mi taccia di narcisismo e di schizofrenia, e mi boccia in civica.

  1. Bene che Bertoli pubblichi la lista di quanto ha fatto in Consiglio di Stato in dodici anni. È datata 2023, quando andò in pensione. Ognuno può valutare se si tratti di conquiste “socialiste” o di ordinaria amministrazione. Perché i consiglieri di Stato socialisti non pubblicano liste simili ogni sei mesi?
  2. La proposta “anti-collaborazionista” è stata rilanciata citando il documento Martinelli-Cavalli del 1970 che spinse il PSA a rifiutare la partecipazione al governo: Bertoli dunque sbaglia dicendo che “nessun partito anti sistema ha rinunciato alla lista per il Consiglio di Stato”. Come ricordava lo storico Pompeo Macaluso, “per non compromettere la credibilità dell’appello anti-consociativo, veniva esclusa la presenza in Consiglio di Stato”. Nel 1970 e 1974.
  3. A proposito di civica, è preoccupante e grave dover ricordare a un ex consigliere di Stato la differenza tra esecutivo e legislativo. Il Gran Consiglio lavora in trasparenza, le lotte della sinistra sono pubbliche (vedi atti parlamentari e interventi PS, Verdi e, soprattutto, MPS) e permettono di dibattere e costruire consenso nella società civile. Il lavoro nelle commissioni, a volte, consente di ottenere vittorie. In Governo tutto è opaco e oscuro, perché si tratta di “un gremio che non lavora in pubblico” (Bertoli).
  4. La lista dei successi, seppur lodevoli, dei consiglieri socialisti è trita e ritrita: quattro conquiste di rilievo in quarant’anni! E, ricordiamolo, tutte relative al Dipartimento delle opere sociali o del DSS, storicamente funzionale al partito socialista, in quanto settore che permette riforme di welfare. La bertoliana “Scuola che verrà” è stata sonoramente bocciata in votazione popolare.
  5. Infine, a proposito di liste, nessuna schizofrenia. Basta l’elementare aritmetica: se “l’alleanza è piccola” (e per di più non coesa), i voti sono pochi; se “l’alleanza è grande” (anche se non coesa), i voti possono essere tanti, si spera. Logico, no?

A Dozio conviene sentirla storta

di Manuele Bertoli, già consigliere di stato

E’ una parete impegnativa quella su cui si arrampica Fabio Dozio, nella sua replica in cinque punti a proposito del dentro o fuori dal Governo.

Tralascio il primo di essi e l’interrogativo sul perché i ministri socialisti non pubblichino liste su quanto fatto o non fatto, visto che io l’ho fatto alla fine di ogni legislatura e credo che altri prima e dopo di me lo abbiano fatto in qualche modo, rispettivamente lo faranno in futuro.

Quanto al secondo punto, dedicato all’anticollaborazionismo, mi permetto di osservare che la citazione del documento degli anni ’70 del PSA sulla non partecipazione al Governo sembra essere stata superata dalla storia di quello stesso partito, che alla fine decise di riprendere la via ordinaria delle elezioni anche per il Consiglio di Stato e di lavorare per la riunificazione dei socialisti. Se la storia è maestra di vita, a me pare che la maestra mostri abbastanza chiaramente che l’idea non convinse sul medio termine nemmeno il PSA.

A proposito della civica, il terzo punto, forse è bene che Dozio rilegga quel che ho scritto, perché nel passaggio che egli critica non parlavo né di esecutivo né di legislativo, ma del margine di manovra, ristretto, di un direttore o di una direttrice di Dipartimento. Senza passare dal Consiglio di Stato, e quindi dalla collaborazione con gli altri quattro membri del Governo, o dal Parlamento, si può fare ben poco. Quel che è preoccupante e grave non è quel che ho affermato io, ma che un ex giornalista commenti senza leggere per bene quel che sta commentando.

La lista dei successi dei membri del Governo socialisti sarà trita e ritrita, e sono al quarto punto, ma quelle “quattro cose” e le tantissime altre dimenticate o snobbate hanno migliorato la vita di tanta gente, compresi gli elementi della Scuola che verrà recuperati dopo il voto negativo sul credito di finanziamento della sperimentazione. Rinunciarvi in nome del purismo narcisista rimane a mio parere poco sensato.

Infine l’ultimo punto, la lista unitaria. A me pare che, parziale o allargata che sia, finché il tema saranno le potenziali criticità all’interno di una lista che forzatamente ne ha, raccogliendo esperienze politiche diverse, non si andrà da nessuna parte. Per questo insisto sulla necessità di fare un altro ragionamento, che al centro abbia l’azione comune affinché la sinistra possa giocarsi tutte le sue carte fino in fondo e concentrarsi nella competizione elettorale contro la destra e il centro-destra.

  • Naufraghi/e ha accolto sin dall’inizio la discussione sulla possibilità di un fronte comune della sinistra ticinese. Qui l’elenco di tutti gli articoli dedicati all’argomento