Fuori a che pro?
Dopo il "sasso nello stagno" di Fabio Dozio sull'opportunità della presenza della sinistra nel governo ticinese, la replica del già consigliere di Stato Manuele Bertoli
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Dopo il "sasso nello stagno" di Fabio Dozio sull'opportunità della presenza della sinistra nel governo ticinese, la replica del già consigliere di Stato Manuele Bertoli
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Dopo il "sasso nello stagno" di Fabio Dozio sull'opportunità della presenza della sinistra nel governo ticinese, la replica del già consigliere di Stato Manuele Bertoli
Partendo da un giudizio impietoso su Consiglio di Stato e magistratura, Fabio Dozio e i Quaderni alternativi (QA) si sono chiesti se in queste condizioni abbia senso che la sinistra stia sul carro sgangherato del Governo, sempre in minoranza e dovendo subire la trappola della responsabilità. Per loro la risposta è no, perché questa partecipazione sarebbe un inno al collaborazionismo e perché si porterebbe a casa ben poco.
Mi permetto dapprima di analizzare brevemente i due criteri proposti, l’anticollaborazionismo e il peso di quanto si porta a casa, e poi di riprendere alcuni argomenti offerti dall’articolo, che ho trovato inveritieri o poco pertinenti.
Tenuto conto del fatto che sia in Governo che in Parlamento i provvedimenti passano solo se c’è una maggioranza e constatato che in Ticino sia in Governo che Parlamento la sinistra questa maggioranza non ce l’ha, secondo la logica “anticollaborazionista” proposta da Dozio e dai QA la sinistra non solo non dovrebbe presentare una lista per il Governo, ma non dovrebbe nemmeno farlo per il Parlamento. Il problema di sporcarsi le mani non esiste solo in Consiglio di Stato, ma anche in Gran Consiglio. E’ infatti inevitabile che, nel nostro sistema politico, se un provvedimento positivo passa nell’aula del Parlamento è perché qualcuno non di sinistra ha votato con la sinistra, e probabilmente ci ha messo del suo per depotenziare quello che la sinistra avrebbe voluto, facendo pagare un prezzo per la sua collaborazione.
L’idea di non mischiarsi mai con gli altri è un’autoghettizzazione inutile, un purismo narcisista che non porta a nulla in termini di passi avanti nelle politiche per gli interessi che la sinistra intende difendere e rappresentare. Su ogni oggetto si deve ovviamente sempre valutare se il santo vale la candela, se il passo avanti è reale o meno, ci possono anche essere divergenze di valutazione interne, ma scappare da qualsiasi potenziale costruzione di maggioranze, in Parlamento e in Governo, per la paura di dover in qualche modo scendere a patti con gli altri non è far politica ma cinico opportunismo, un atteggiamento nel quale la propria immagine viene prima dei miglioramenti concreti, che a me ricorda piuttosto una postura di destra. Non è comodo, non è facile da spiegare, ma da noi fare politica vuol dire anche questo.
Non intendo parlare dell’esperienza di Marina, la quale farà il suo bilancio apertamente prima delle prossime elezioni, ma più in generale mi permetto di osservare che stare in Consiglio di Stato permette molte cose. Permette di bloccare idee balzane che ogni tanto affiorano dentro la compagine governativa, permette di modificare l’architettura di provvedimenti importanti per la popolazione, che ogni tanto nascono “storti”, permette di avere informazioni rilevanti, permette di insistere su temi che altrimenti non avrebbero cittadinanza, e naturalmente permette di portare e condividere progetti politici. Una parte di queste cose si vedono, mentre un’altra parte non la si può vedere, perché propria alla dinamica di un gremio che non lavora in pubblico. Il passato ha mostrato, tra le cose che si sono viste, diversi cambiamenti frutto della spinta minoritaria da sinistra in Consiglio di Stato, tutti comunque passati dal negoziato, dalla necessaria collaborazione per costruire maggioranze: per citarne solo alcuni, l’Ente ospedaliero e la legge socio-psichiatrica sono progetti di Benito Bernasconi, gli assegni familiari di complemento e l’armonizzazione delle prestazioni sociali sono progetti di Pietro Martinelli, la Legge per le famiglie (quella segnatamente sugli asili nido) è un progetto di Patrizia Pesenti, le leggi sugli aiuti allo studio e sul sostegno alla cultura sono progetti venuti da me. La lista è infinitamente più lunga, per quel che mi riguarda metto a disposizione una scheda relativa ai miei 12 anni, per chi è interessato.
La presenza in Governo non è comunque l’unica attività che segna la vita di una forza politica. C’è l’attività parlamentare, quella che fa capo ai diritti popolari, quella nelle istanze locali, quella nella società attraverso l’associazionismo… tutte cose che non sono alternative tra loro, ma complementari. Rinunciare alla lista per il Consiglio di Stato, cosa che non hanno mai fatto nemmeno i partiti anti-sistema, è privarsi di uno dei diversi strumenti politici a disposizione e solo una trovata autolesionista.
Qualche osservazione aggiuntiva su tre temi.
Secondo Dozio e i QA la collegialità sarebbe stata e sarebbe rispettata con devozione dai consiglieri socialisti, ma su questo punto la memoria mi pare corta. Ricordo perfettamente di momenti in cui non è stato così per Pietro, per esempio quando fu accanto ai referendisti contro uno dei primi provvedimenti di sgravio fiscale, di quando non è stato così per Patrizia, per esempio quando non cedette su un taglio sociale di 11 milioni, delle mie posizioni anche pubbliche su temi come l’amnistia fiscale, che il Consiglio di Stato in cui sedevo sosteneva con il mio voto contrario, o sul salario minimo, dove accadeva l’inverso. Sono certo che Marina nel suo bilancio potrà indicare esempi che la concernono.
Secondo Dozio e i QA potrebbe ancora avere un briciolo di senso la presenza in Consiglio di Stato se il PS dirigesse il Dipartimento della sanità e della socialità, non altri. Qui è la civica a far difetto, perché i provvedimenti che un direttore o una direttrice di Dipartimento può prendere da solo sono pochissimi, quelli con poco contenuto e senza risorse da spendere. Per tutto il resto si passa dalla riunione settimanale del mercoledì, e quindi dall’odiato negoziato.
C’è una certa schizofrenia nei ragionamenti proposti da Dozio e dai QA su questo tema, perché da un lato si afferma che se si fosse voluta rafforzare la presenza in Governo in nome della realpolitik si sarebbe dovuta organizzare un’alleanza di tutto lo spettro della sinistra, da Avanti al Partito comunista, e dall’altro si afferma che la lista che va solo parzialmente in questa direzione pone tutta una serie di criticità. Ma come, se l’alleanza è piccola le criticità sono tante e se l’alleanza è grande diventano piccole? Che razza di logica è questa?
Chi non vuol cogliere il senso della proposta unitaria non lo farà perché, sempre per purismo narcisista, non vuole cogliere il punto fondamentale della competizione elettorale, che è quella tra l’alleanza, imperfetta, di sinistra e gli altri. Nel settembre 2022 i partiti del centro sinistra italiano non si misero d’accordo perché, perché, perché, e si ritrovarono i fascisti al Governo; nel novembre 2024 una parte della sinistra USA non votò per Harris perché, perché, perché, e si ritrovò Trump alla Casa bianca; impariamo da questi esempi la differenza tra guardarsi la punta delle scarpe e alzare gli occhi. Lascio ai sostenitori del MPS trovare le ragioni del sostegno a una lista che ha come componente più importante l’odiato Partito socialista, ma mi permetto di cogliere l’occasione di dire alle socialiste e ai socialisti di non cadere nella trappola di usare la lista senza intestazione perché sulla lista di sinistra c’è questo o quella: benché Pronzini fu uno di quelli che fecero cadere una prima volta la sperimentazione dell’abbandono dei livelli, cosa che non ho mai dimenticato e non dimenticherò, io la scheda unitaria la voterò, perché l’obiettivo prioritario travalica persone, mal di pancia e sassolini nelle scarpe.
Termino condividendo con Dozio e i QA un punto: bisogna lavorare. In questi anni lo si è fatto secondo le forze disponibili, penso che la direzione farà un bilancio su questo tema prima delle elezioni, ma i risultati ottenuti concretamente sul potere d’acquisto (tredicesima AVS, salario minimo rivisto, sussidi di cassa malati e prossimamente aumento degli assegni familiari di base) mi paiono tutt’altro che da disprezzare.
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