Christian Garzoni – Covid, crescono i numeri e il rischio di frattura sociale

Netto aumento dei contagi in Svizzera e allarme per le prospettive in Europa dell'OMS, che prevede 236.000 morti da qui a dicembre 

Il dott. Christian Garzoni è specialista di malattie infettive presso la Clinica Luganese Moncucco


La pandemia dei non vaccinati

Netto aumento dei contagi in Svizzera e allarme per le prospettive in Europa dell'OMS, che prevede 236.000 morti da qui a dicembre 

Ospedali in allarme, capacità nei reparti di cure intensive al limite, 90% dei ricoverati non vaccinati e più i giovani, anziani risparmiati proprio perché sono vaccinati. Un medico racconta di un paziente no-vax che nega l’esistenza del virus persino sul letto delle cure intensive.

Gli incorreggibili sono casi assai rari. Ben più numerosi sono i corona-scettici, non per principio ma per superficialità, indifferenza o disinformazione. Sono loro che mettono a dura prova il personale medico sanitario, cui cascano le braccia quando si sentono dire “eh sì, avremmo dovuto vaccinarci”. Per taluni è troppo tardi, come quel paziente di 37 anni che paga la sua leggerezza con il long Covid: avrà difficoltà di respirazione per tutto il resto della sua vita.

I non vaccinati sono liberi di correre i rischi che vogliono ma non hanno il diritto di liberamente infettare gli altri e di diffondere il Delta virus, molto più contagioso. Ma è proprio quel che sta succedendo con la quarta ondata, Viene già definita “la pandemia dei non vaccinati”, una definizione ripresa persino da inveterati avversari delle misure anti-Covid come il giornalista e consigliere nazionale dell’Udc Roger Köppel. Ancora qualche mese fa tuonava contro l’isteria delle vaccinazioni. Adesso annuncia candidamente che lui stesso si è vaccinato e invita a fare altrettanto. Un’impressionante capriola, replicata – anche se in altro modo – dal capogruppo sempre dell’Udc Thomas Aeschi. Durante un viaggio turistico nei Balcani si è entusiasmato per le libertà, in quei paesi, di vivere senza mascherine e certificati Covid.

Ha però fatto dietrofront quando si è appreso che parecchi kosovari e macedoni sono finiti in ospedale al loro rientro in Svizzera. Adesso chiede controlli alle frontiere, test obbligatori e quarantene. Aeschi non si oppone più ad una campagna per le vaccinazioni. D’altronde lo stesso capostipite dell’Udc Christoph Blocher raccomanda da tempo di farsi vaccinare, anche se poi accusa il Consiglio federale di tendenze autoritarie. Adesso l’Udc ammorbidisce il suo intransigente nazional-populismo. Si piega alla realtà dei fatti. Eh sì perché al punto in cui ci troviamo vi sono soltanto tre scenari. Il collasso del nostro sistema ospedaliero, un nuovo lock down, o spronare senza esitazioni le vaccinazioni – che sono la chiave di volta contro la pandemia.


A me il vaccino!

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Entrato in Afghanistan, ecco ciò che vedo e sento

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Dal Pakistan all’Uzbekistan, e da qui in Afghanistan. Il collega ticinese Filippo Rossi, nostro collaboratore, nonché collaboratore di La Regione e l’Espresso, è riuscito ieri ad attraversare il confine e raggiungere la città afghana di Mazar-i Sharif. In questo messaggio video testimonia della situazione in questa parte nord-orientale del paese a cui tuto il mondo guarda con grande preoccupazione.


La Domenica del villaggio (globale?)

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Nessuna nostalgia, nessun pregiudizio retrò: inutile e sbagliato voler fare indebiti paragoni sin da subito, per dire che la nuova Domenica ( del Corriere) non potrà certo mai avere la portata di quella “storica” del Corrierone milanese, con le mitiche copertine di Beltrame e poi di Molino (un nome che emette un’ eco sinistra, dalle nostre parti).

Non si starà neanche a dire o a ribadire cosa e quanto il panorama (asfittico) dei media ticinesi abbia perso con “Il Caffè”: la chiusura del domenicale di Lillo Alaimo è già stata ampiamente “celebrata” per i tanti suoi meriti e, in verità, senza neanche tanto sottilizzare sull’idea di inchiesta e approfondimento “di grande richiamo” che ha portato non di rado il giornale locarnese a sbattere in prima pagina efferatezze varie e tingere graficamente (e un po’ trucidamente) le proprie pagine di sangue.

Il nucleo redazionale del “Caffè” si ritrova ora a redigere “La Domenica” senza Alaimo ma con Paride Pelli (e chi se no?) che ne firma il primo editoriale presentando le intenzioni ed i contenuti del nuovo settimanale con un preambolo sul senso della giornata domenicale che riporta ad elzeviri di provincia ottocenteschi, per poi più concretamente spiegare lo sforzo rappresentato dalla nuova testata nel contesto tanto critico dell’attuale congiuntura mediatica.

Il Corriere ci prova, comunque, e dunque onore al merito, ripescando la vecchia insegna de “L’Eco dello Sport” per dar conto degli eventi sportivi del week-end, e soprattutto con l’intenzione di offrire, per dirla con Paride Pelli “un giornalismo non urlato, ma di approfondimento e di riflessione, strutturato su notizie e immagini legate alla stretta attualità – ça va sans dire – ma raccontate e commentate ‘con passo lungo’“.

Con questa premessa eccoci di fronte al primo “dossier” del giornale che ci si potrebbe immaginare dedicato al tema “Vaccini e no-vax”, alla politica di accoglienza di Svizzera e Ticino in relazione alla tragedia afgana, alle contraddizioni del rientro a scuola (“con o senza mascherine”), solo per dire di alcuni temi “caldi”. No, sei pagine di approfondimento sono incentrate sul tema “Spopolamento del Ticino”, fuga dei cervelli (giovani) dal nostro Cantone per formarsi e magari lavorare oltre San Gottardo o all’estero. In realtà, un tema di cui si parla da tempo, fin dai primi dati forniti in proposito nel 2016.

Ma non importa, il tema è di quelli “sempre attuali” e infatti se ne parla con considerazioni varie, di imprenditori che lamentano il sempre più scarso apporto di laureati locali per ambiti “tecnici” come la rivoluzione digitale o il settore finanziario, o ancora quelli “specialistici” come ad esempio il settore delle cure mediche. Nessun accenno ad un elemento cruciale: le opportunità (scarsissime) date dal mercato del lavoro in Ticino, con i suoi bassi stipendi, confrontati con quelli di altre realtà. Insomma, la sensazione è che l’idea di approfondimento diventi ne “La domenica” più legato alla lunghezza del passo che alla sua profondità. Ma i prossimi numeri diranno di più e meglio, per carità.

Quel che appare evidente è un dato meramente quantitativo, che però ha a che fare con aspetti che possiamo ricondurre alla “qualità”: nel giornale, nelle sue 60 pagine, il dossier in questione è curato da quattro firme (Mauro Spignesi, Andrea Bertagni, Andrea Stern e Patrizia Guenzi), e sono queste quattro firme a costellare l’intero primo numero, con 4 articoli di Spignesi, 3 di Guenzi, 8 di Stern (che vanno dal contadino che governa le mucche con un drone al congresso socialista di San Gallo) e infine ben 11 di Bertagni, un decatleta della tastiera (verrebbe da dire, con sincera ammirazione), che si occupa, fra l’altro, di “Scuole e mascherina”, “Blocher e UE”, “Ristoranti 2.0” e delle interviste alla poetessa ultracentenaria Silvana Lattmann e a Daniele Finzi Pasca.

A questi colleghi va tutto l’appoggio ed il sostegno: c’è da immaginare che il loro (con quello delle altre firme del domenicale) sarà un improbo impegno nel “riempire” le 60 pagine. La questione del quanto, insomma, rischia di gravare su quella del “come” (e magari anche del “perché”), non certo per demerito, ma per impossibilità di fare di meglio.

Con l’avvertenza di Pelli di occuparsi soprattutto della “cronaca regionale e locale, del nostro territorio e delle sue mille sfaccettature” (non proprio originalissima formula per dire quel che si fa tutti i giorni nei media quotidiani nostrani, in un modo o nell’altro), si profila così una “Domenica del villaggio” che non è tanto un’evocazione colta al sabato leopardiano, ma piuttosto una ripresa del modello televisivo dell’omonima emissione RAI dedicata alla scoperta di luoghi e persone del territorio, in forma di intrattenimento, di infotainment, come piace anche alla nuova RSI, che punta, fra l’altro, sulla stagionalità e dunque in concreto sui funghi (come ha raccontato il neo-direttore dei programmi Matteo Pelli). Apperò!

E così toccherà ancora capire meglio come si possa realmente fare “approfondimenti” (per non parlare delle famigerate “inchieste”) quando si aumentano quantitativamente gli spazi (commerciali) da vestire con contributi giornalistici fatti da un numero sempre più ridotto di giornalisti, costretti al ruolo di tuttologi anche loro malgrado.

E così, toccherà ancora scoprire che alla fine di un’intervista ad una giovane medico d’urgenza ticinese attiva a Winterthur, Francesca Bacchetta-Cattori, che si racconta nel proprio quotidiano ed appassionante impegno nel lavoro in corsia (a pagina 4) non si trova di meglio che pubblicare una sua foto in costume da bagno, seduta in spiaggia.

Quando manca tempo per procurarsene una più congrua o non si riesce a cogliere lo stridore nel rapporto fra testo e immagine, succede così, e certi proclami sul passo lungo dell’approfondimento vengono duramente messi in questione.

Ma c’è tempo per sistemare le “magagne” (ammesso che siano considerate tali): in bocca al lupo, davvero, al “team” di giornalisti e giornaliste e alla loro nuova avventura domenicale.


Libertà di stampa e democrazia

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Negli scorsi giorni il PEN Club sloveno (la costola slovena dell’associazione mondiale degli scrittori che si batte per la libertà di parola di scrittori e giornalisti) ha denunciato il mancato finanziamento da parte dello Stato sloveno della STA (Agenzia slovena di stampa) fondata in contemporanea con lo Stato della Slovenia nel 1991 e supportata per legge da denaro pubblico. L’agenzia è autonoma dal governo ed è una riconosciuta fonte di informazioni oggettive e documentate su eventi sloveni e all’estero.

Nonostante la campagna di finanziamento popolare attraverso il crowdfunding lanciata in primavera nel Paese, l’agenzia di stampa si trova di fronte al collasso finanziario dopo che il governo in carica ha rinnegato la legge in vigore da ben trenta anni. 100 giornalisti indipendenti rischiano di perdere il proprio lavoro e il PEN sloveno teme che la mossa del governo sia solo il primo passo in vista dello smantellamento dei media indipendenti del Paese.

Non vi ricorda qualcosa tutto ciò? Sembra la stessa strada percorsa nella confinante Ungheria dal governo Orbán, che ha neutralizzato i media indipendenti onde instaurare una post-democrazia che è ormai ben lontana dagli standard dell’Unione europea di cui tuttavia fa parte.

Forse non è un caso neppure che i governi al potere in Ungheria e in Slovenia siano di (estrema?) destra, con forti tendenze nazionaliste supportate da narrazioni populiste. Non sono gli unici, comunque, dato che anche in Polonia la tradizionale divisione dei tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) non è più ottemperata mettendo in pericolo il reale valore delle istituzioni democratiche del Paese.

E ci fermiamo ai tre casi più eclatanti di Paesi che comunque devono (dovrebbero) ottemperare alle regole democratiche propugnate in ambito UE.

Parecchi anni fa, una ventina almeno, il noto intellettuale croato Predrag Matvejević, autore tra gli altri di libri come “Breviario mediterraneo” e “L’altra Europa”, coniò il termine “democratura” per gli Stati appena usciti dal sistema sovietico e non ancora pienamente democratici, Stati a metà quindi fra democrazia e dittatura.

Molti, in passato, hanno creduto che il deficit di democrazia sciorinato da e in questi Stati sarebbe stato riassorbito del tutto naturalmente con l’istituzione di regole democratiche e l’abitudine che deriva dalla loro applicazione quotidiana. In realtà, sta accadendo esattamente il contrario: ciò che sono state per alcuni decenni le innovazioni democratiche in parecchi Paesi dell’Est europeo, oggi viene smantellato con il consolidamento al potere di governi “forti”, spesso di destra e ancora più spesso dediti a un implacabile nazionalismo quando non all’esclusione pura e semplice di minoranze politiche ed etniche.

Per soprammercato, le recenti parole del premier cinese, che ha ribadito il “fallimento della democrazia” e l’impegno cinese a sostenere “personaggi forti” in grado di “mantenere l’ordine” nei Paesi con cui la Cina intrattiene rapporti commerciali, sono davvero inquietanti.

Ci aspetta un’età post-democratica costellata di arrabbiate “democrature” in lotta fra di loro e con rimasugli di democrazia al loro interno? Ogni conquista della Storia umana dev’essere difesa ogni giorno e rinnovata pure ogni giorno, altrimenti non potrà essere mantenuta. La democrazia non fa difetto a questa regola.

Qualcuno è interessato alla fine che farà l’agenzia di stampa slovena?


Oceano

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foto © Marco D’Anna

Quando navigo tutto sparisce, le coste, i paesi, le case, le strade, i confini.
Il mare che preferisco è l’oceano, il mare aperto.
Ci sono momenti che a volte durano giorni e giorni in cui vedo soltanto il mare e il cielo, ovunque mi volti, non c’è altro, non c’è nessuno.
Oltre al silenzio, c’è lo scorrere dell’acqua e poi ci sono le nuvole.
Con loro ci parlo, volo in alto per guardarle da vicino, per vedere cosa nascondono e cosa raccontano.
Ieri ho incontrato una nuvola diversa, era proprio lei, Moby Dick, la balena bianca che mi ha accompagnato fin da bambino, quella che voleva soltanto restare libera e in pace per vagare nel mare, come me.
Non ho mai sopportato Achab, non mi piacciono i capitani, non mi piacciono i cacciatori, io sono un marinaio, mi basta così e continuo a essere come lei, navigo nel profondo del mio mare, poi emergo e guardo le nuvole per sognare e respirare.
Adesso Moby Dick vola alta nel cielo, mi racconta certe storie e io resto a guardare, ascoltando il profumo del nostro mare.

testo © Marco Steiner

Dopo tanti anni di viaggi, Marco & Marco non potevano fermarsi. Abbiamo deciso di ripartire attraverso l’Immaginario, del resto lo diceva Saramago, “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione…” Ecco quello che faremo, torneremo per vedere con altri occhi… se volete potrete partire con noi.


Sergio Rossi – Proprietario di casa, in Svizzera rimane un sogno

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Sergio Rossi è professore ordinario all’Università di Friborgo, dove dirige la Cattedra di macroeconomia e di economia monetaria


Vaccini e talebani

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Come ha recentemente ricordato il noto microbiologo prof. Giorgio Palù nel Corriere della sera, si è persa la cognizione dell’impatto delle malattie infettive sull’aspettativa media di vita dell’uomo. Ci dimentichiamo che i vaccini l’hanno incrementata di quasi vent’anni dall’inizio del ‘900 e i giovani genitori non hanno l’immagine di cosa potessero provocare la poliomielite, la difterite, il morbillo il tetano nei soggetti affetti. All’inizio del secolo scorso la mortalità infantile era al 20 per cento, oggi, grazie ai vaccini, allo 0,2%.

La prima vaccinazione è stata contro il vaiolo, una malattia di origine virale, a opera del Dr. Jenner a fine ‘700 inizio ‘800. Nel 1958 l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha promosso un programma globale di eradicazione del vaiolo e nel 1980 ha dichiarato che il mondo e i suoi popoli hanno ottenuto la libertà da questa malattia, una delle più devastanti, con pandemie in molti paesi sin dai tempi più remoti, lasciando morte, cecità e deturpazione nella sua scia e che solo un decennio fa era dilagante in Africa.

Una malattia virale che mi atterriva quando ero bambino è la poliomielite. Un ragazzo che conoscevo l’aveva contratta, era finito in ospedale nel polmone di acciaio, dal quale sporgeva solo la testa. Era poco prima che il vaccino iniettabile efficace contro la poliomielite fosse sviluppato da Salk nel 1952. Un decennio successivo Sabin ha poi introdotto il vaccino orale, altrettanto efficace.

Grazie alla vaccinazione, nell’agosto 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che il mondo e in particolare il continente africano è libero da poliomielite, ma con un’eccezione: la polio rimane endemica soltanto in Pakistan e Afghanistan, dove i talebani si oppongono e uccidono i vaccinatori. Alla fine di aprile di quest’anno è stata ancora riportata una strage di operatrici sanitarie impegnate nella vaccinazione antipolio. Sono state tre le vittime in due attacchi distinti, nella città orientale di Jalalabad, al confine con il Pakistan.

Siamo confrontati con l’epidemia di Covid. I dati della Task Force riportano a fine luglio più di 700’000 ammalati di Covid in Svizzera, oltre 30’000 ospedalizzazioni e ben più di 10’000 decessi. E ora è in arrivo la quarta ondata, con una variante più contagiosa del virus. Contro questa malattia sono stati approntati diversi vaccini, che hanno mostrato di avere effetti secondari rari, in generale molto lievi, e di essere parecchio efficaci. I vaccini che abbiamo oggi proteggono al 95 per cento dalla malattia grave e al 97 per cento dalla morte. Il 95 per cento dei pazienti in terapia intensiva non era purtroppo stato vaccinato.

Nonostante queste evidenze, ci sono ancora troppe persone (e purtroppo operatori sanitari, funzionari pubblici e uomini politici) che non si vaccinano. Essi mettono a rischio la propria salute e vita, ma soprattutto espongono a malattia e a morte altre persone.

Articolo pubblicato da laRegione Ticino il 28 agosto


Lettera al dott. Merlani, medico cantonale

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Egregio dott. Giorgio Merlani,

ieri da una finestra del Palazzo delle Orsoline lei ha assistito al raduno dei no-vax in Piazza del Governo a Bellinzona. Erano ‘centinaia’, dice il cronista del più diffuso giornale cantonale, e quel “centinaia” – non per snobbare l’importanza dell’‘evento’ – è sufficientemente vago sul numero dei convenuti, e quindi non sappiamo se l’evento democratico sia stato un successo di partecipazione. Il resoconto precisa invece che illustri relatori siano stati tre ospiti italiani, due avvocati e un presunto dottore, che però non risulta iscritto all’ordine dei medici. A naso, un po’ di ‘primanostristi’ ci dovevano essere in piazza. Forse un tantino a disagio: ma che, in Ticino non ci sono autorevoli negazionisti della pandemia? Mah.

Tuttavia, non è certo questo che ci induce a scriverle, e nemmeno il fatto che, nonostante il ‘formidabile assembramento’ in nome della Costituzione e della libertà, nessuno attorno alla Statua della Foca abbia avuto il minimo dubbio sull’orgoglioso e sfidante diniego di indossare la mascherina: senza che, come del resto è avvenuto per diverse altre manifestazioni in Svizzera, nessuno abbia ingiunto loro di procedere. No, il motivo di questa lettera è la sua reazione, regalata con humor ai social media, corredata da una eloquente foto: l’istantanea del suo volto, ormai così popolare nel paese, che fissa con finto sgomento l’obiettivo, davanti alla finestra del Palazzo da cui assiste alla manifestazione. Ma soprattutto colpisce il tweet che accompagna la fotografia, che lei si è preoccupato di iniziare con l’aggettivo ‘ironico’. Chissà perché ha sentito la necessità di una simile avvertenza. Forse che i no-vax  (incavolati come sono di questi tempi) non possono avere la serenità di coglierla tanta ironia, e quindi passerebbero (solo verbalmente, per carità) a quelle ‘vie di fatto’ da leoni da tastiera, per cui chi la pensa diversamente è un beota amico dei disinformatori giornalisti mainstream , dei politici complottisti, e dei governanti dittatori?

Complimenti, dott. Merlani. La chiave dell’ironia è di gran lunga la più efficace quando la possibilità di un dialogo è praticamente impossibile. E si tranquillizzi: lei non è ‘l’unico stupido’ a credere che i problemi di virus e varianti siano ancora purtroppo presenti, più che presenti, e di doverlo ricordare con una manifestazione non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Non si arrenda, egregio dottore. Del resto le cronache raccontano che tutto si è svolto tranquillamente, persino un po’ gioiosamente, sotto le finestre del governo. Perché sorprendersi? Del resto, nel nostro esecutivo cantonale i due rappresentanti del partito di maggioranza relativa (la Lega) hanno fatto chiaramente capire che un po’ vellicano pancia, sentimenti e convinzioni di quel popolo in piazza: uno dichiara di non esser vaccinato e che deve ancora decidere, l’altro che trattandosi di privacy non ci dirà nulla di ciò che ha fatto o non fatto. Pronti però a collegialmente partecipare a decisioni di contenimento e alla propaganda ufficiale per cui (sintetizzando) vaccinarsi è l’unico modo per uscire davvero dalla pandemia. Si può forse pensare che non siano credibili?

Tuttavia, egregio dott. Merlani, sulla zattera di Naufraghi/e ci siamo sommessamente chiesti/e se un po’ di ironia lei l’abbia manifestata anche incrociando, nei lustri e illustri corridoi del Palazzo, i due ministri ‘birichini’. E alla fine ci siamo convinti che assolutamente sì, almeno un ironico sorriso lo avrà rivolto pure a loro.