La verità, sempre la verità

La verità, sempre la verità

Pietro Martinelli ricorda la figura, l’attività e le convinzioni di Dick Marty, la personalità politica ticinese più nota nel mondo e “uno dei politici ticinesi più popolari e amati in Ticino, malgrado non abbia concesso mai nulla alla demagogia”


Pietro Martinelli
Pietro Martinelli
La verità, sempre la verità

La morte di Dick Marty non ci ha colti di sorpresa. L’aveva, in qualche modo annunciata lui stesso quando, alcune settimane fa, presentò nella saletta del Lac il suo libro-testamento “Verità irriverenti”. Verità politiche, verità scomode, verità che toccano i grandi problemi nazionali e mondiali attuali, mettendo nero su bianco quello che molte persone oneste pensano, ma poche dicono e soprattutto, pochissime scrivono. Verità che in molti casi poté documentare, come dirò in seguito, grazie alla sua attività a nome del Consiglio d’Europa. Verità che ribadì in occasione del lancio dell’iniziativa per delle multinazionali responsabili (forse la sua unica azione “politica” in senso tradizionale). Iniziativa che fece seguito al caso Glencore, la multinazionale con sede a Zugo che fu accusata di “schiavismo” in Congo e che più tardi confessò di essere colpevole di casi di corruzione. Una Iniziativa accompagnata anche da manifestazioni emotive inabituali in Svizzera (le bandiere arancioni ai balconi), che venne approvata dalla maggioranza del popolo, ma che venne respinta dalla maggioranza dei Cantoni. Cantoni che, sottolineò giustamente Dick Marty, non dovrebbero essere della partita quando il testo messo in consultazione non tocca questioni che riguardano i Cantoni.

Quella sera non solo la saletta del LAC era già piena molto prima dell’inizio dell’intervista, ma erano stipate di persone sedute sui gradini persino le scale che portano ai piani superiori. Quando mi complimentai con lui per quella dimostrazione di affetto mi rispose che quella presenza era stata per lui una testimonianza che gli aveva allargato il cuore.

Avevo avuto il piacere di lavorare con Dick Marty durante sei anni, dal 1989 al 1995 quando il PLR lo insediò in Consiglio di Stato dopo la partenza di Claudio Generali che era stato nominato alla presidenza della Banca del Gottardo. Per farlo i liberali avevano fatto dimissionari i tre subentranti (Geo Camponovo,  Epinay Colombo e Marco Pessi). Il suo partito credeva ancora in lui e gli spianò la strada, come aveva fatto quindici anni prima quando, tramite il Consigliere agli Stati Ferruccio Bolla, gli offrì il posto di sostituto procuratore pubblico del Sopraceneri. Di quella vicinanza ricordo soprattutto le descrizioni che mi faceva della sua collaborazione con la DEA (l’agenzia federale antidroga statunitense), di agenti infiltrati, della criminalità organizzata, di come combatterla e metterla in difficoltà. Discorsi che mi interessavano particolarmente perché nei primi due anni di copresenza in Governo con Marty io dirigevo, con gli Interni, anche il Dipartimento Giustizia. Molto meno parlammo invece tra di noi, ma anche in seduta, di politica cantonale dove dirigeva con rigore e umanità un Dipartimento importante come quello delle Finanze. 

In Consiglio di Stato resistette solo sei anni poi lasciò “Non ha più la motivazione necessaria per continuare – scrive nelle “Verità irriverenti” –  perché la vita che volevo non era quella imposta dai rituali della politica, inutilmente teatrali, spesso snervanti, irrazionali tra falsi amici e false verità…e questo sebbene il lavoro di dirigere un dipartimento sia stato molto gratificante:” Giudizio severo nei confronti dei cerimoniali della politica che hanno le proprie ragioni quando, per dirla con Max Weber, “l’etica della responsabilità” deve prendere il posto dell’ “etica della convinzione”. Ma giudizio giustificato se riteniamo che il fare emergere la verità sia di gran lunga l’obiettivo più importante anche della politica. Questa penso fosse la convinzione di Dick Marty, una convinzione non superficiale, ma sorretta da una grande cultura giuridica e filosofica e da un comportamento coerente durante tutta la vita professionale e politica.

 Coniugare politica e ricerca della verità gli riuscì molto meglio, dopo la parentesi governativa, quando, Fabio Rezzonico a nome del Partito gli propose di concorrere per uno dei due posti agli Stati: aveva tre giorni per decidere, disse di sì e si ritrovò agli Stati dove rimase per 16 anni (1995-2011) e da dove iniziò la sua collaborazione con il Consiglio d’Europa che gli affidò “missioni impossibili” di ricerca della verità sulle prigioni americane in Europa, sui Balcani, sul Kosovo. Missioni riuscite con importanti riconoscimenti a livello internazionale e che hanno fatto di Dick Marty il ticinese moderno probabilmente più conosciuto nel mondo.

 Il fatto che Dick Marty sia stato uno dei politici ticinesi più popolari e amati in Ticino, malgrado non abbia concesso mai nulla alla demagogia e malgrado che non sia stato il padre di nessuna riforma politica importante, dimostra che cercare la verità con capacità e coerenza e documentarla occupa un posto importante nelle aspettative delle persone critiche e che le persone critiche sono più numerose di quel che si immagina.

Pietro Martinelli – ex-Consigliere di Stato

Nell’immagine: Il senatore svizzero Dick Marty  al Consiglio d’Europa a Strasburgo impegnato nel dibattito che portò il Consiglio all’adozione del suo rapporto sul traffico di organi umani prelevati ai detenuti del Kosovo. Lodando il lavoro “eccellente” e “difficile” realizzato dal senatore svizzero, i parlamentari chiesero l’apertura di un’inchiesta europea.

 

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