Lunedì, 26 settembre 2022 (in Italia)

Lunedì, 26 settembre 2022 (in Italia)

Un sogno, forse un incubo, nel sonno o forse al risveglio, nella giornata post-elettorale


Lelio Demichelis
Lelio Demichelis
Lunedì, 26 settembre 2022 (in Italia)

“Clamoroso successo della coalizione guidata dal Pd alle elezioni svoltesi ieri in Italia. Rovesciando tutti i pronostici e tutti i sondaggi ufficiali e ufficiosi prodotti a ritmo industriale nelle scorse settimane e quindi smentendo la profezia che sembrava doversi autoavverare per cui la destra neofascista / franchista / orbaniana e fascioleghista italiana avrebbe imposto una sonora sconfitta al centro-sinistra e al Pd in particolare, ecco che quel 40% di indecisi e di potenziali astenuti misurati ancora pochi giorni fa ha cambiato idea, si è recato alle urne e ha votato contro la destra, facendo la differenza. 

Letta – il segretario inesistente di un Pd inesistente – non se ne capacita ancora, pare che dopo i primi exit pool abbia iniziato a girare, in preda all’euforia e all’incredulità, sul Grande Raccordo Anulare di Roma guidando lui stesso il mini-bus elettrico con cui ha fatto campagna elettorale, suonando il clacson all’impazzata e senza scaricare le batterie… miracolo nel miracolo. Quello che infatti sembrava un suicidio politico – pianificato scientificamente per anni e realizzato con caparbia e compulsiva determinazione nichilistica e autolesionistica – si è trasformato in una resurrezione miracolosa e Letta si sente come la mitica fenice (o come il Signore, per i credenti). 

Il risultato, ormai definitivo delle elezioni italiane dice infatti che Pd e Verdi e Sinistra Italiana hanno superato di gran lunga la coalizione di destra, crollata per la debacle della Lega di Salvini, arrivata a un misero 5% dei voti; e di Forza Italia di Berlusconi, che a fatica ha superato la soglia di sbarramento del 3%. Anche la crescita di Fratelli d’Italia si è fermata rispetto ai sondaggi pre-elettorali (ai seggi reali è arrivata al 21%), dopo che molte foto avevano ripreso molti candidati del partito fare il saluto romano con ostentata e orgogliosa sicurezza e sicumera e così portando molti moderati, per senso del pudore, a rinunciare al voto per Meloni; e dopo che Giorgia stessa – in un fuori onda – aveva confidato di essere ebrea, perdendo in un colpo solo qualche milione di voti di nostalgici. 

Ora la palla passa dunque al Pd. Letta ha già promesso – lo ha giurato sul Capitale di Marx, sulla Laudato si’ di Papa Francesco e sulla Teoria generale di Keynes – che ora tutto cambierà. Che trent’anni di neoliberismo verranno buttati nel cestino (meglio tardi che mai) e che il Pd tornerà ad essere di sinistra e a fare cose di sinistra (e Nanni Moretti sta già scrivendo il sequel di Aprile). Ha garantito che formerà un governo con Verdi e Sinistra italiana, cosa che aveva escluso prima delle elezioni (considerandola una scelta troppo di sinistra, troppo contro Confindustria), e che il ministero per la transizione ecologica sarà affidata a Greta Thunberg e sarà una vera transizione (con adeguate politiche ambientali, sociali e industriali) e non una finzione secondo il più capitalistico green-washing. 

E ha promesso ancora: reddito di cittadinanza per tutti; tassazione degli extraprofitti delle imprese, delle multinazionali globali e della speculazione finanziaria; politiche sociali per ridurre le disuguaglianze; politiche fiscali di matrice keynesiana per una redistribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso (e non in senso contrario, come fatto anche dal Pd negli ultimi tre decenni); fine del precariato nel lavoro e contratti di lavoro a tempo indeterminato per tutti; parità retributiva, da subito, tra uomini e donne (e multe colossali per le imprese che non rispettassero il principio); orario di lavoro ridotto e settimana lavorativa di 15 ore (come previsto sempre da Keynes quasi cento anni fa); obbligo di riciclaggio e di riuso per tutte le merci prodotte, con i costi a carico delle imprese produttrici; divieto assoluto di profilazione/spionaggio di massa (Big Data) via rete; nazionalizzazione della rete e sua gestione democratica; scuola e istruzione come luoghi e tempi per acquisire conoscenza e spirito critico e non per produrre mere competenze a fare per l’industria; potenziamento del trasporto pubblico (gratuito) e disincentivazione di quello privato; e molto altro ancora.  Su tutto: il programma del governo – ha detto sempre Letta – è tutto già scritto nella Costituzione. Basta semplicemente attuarlo.

Grande, invece – ovviamente – la rabbia di Giorgia Meloni, che già si vedeva premier e già aveva prenotato sue visite nei negozi più chic di Roma. Grande la rabbia di Matteo Salvini, che ancora crede che i migranti siano il male assoluto. Grande la rabbia anche di Putin, che sperava che gli italiani votassero davvero in massa per i sovranisti Meloni e Salvini. Grande anche la rabbia di molti giornali e di molti giornalisti che già da tempo erano saliti sul carro della vincitrice e costruivano giorno dopo giorno – appunto – la profezia che si autoavvera per la leader di Fratelli d’Italia. Grande anche la rabbia di Confindustria e degli industriali piccoli e grandi, che speravano di riavere un po’ di gas dalla Russia e mano ancora più libera nella gestione della forza-lavoro.

Il Pd ha fatto autocritica, e non è una cosa da poco – grande la gioia nelle piazze d’Italia, Bella ciao è cantata da tutti, anche da Laura Pausini – dopo che per anni il Pd aveva fatto provare a molti una grande nostalgia per la vecchia Democrazia cristiana, che era quello che era ma almeno una forte attenzione al sociale comunque l’aveva e che invece il Pd ha sempre rinnegato, preferendo gli industriali ai lavoratori, la destra alla sinistra, il capitale al Capitale di Marx. In Italia, il 25 settembre 2022 è successo davvero un miracolo. Possiamo dirlo: si è davvero realizzato un sogno…”.

Oddio, ma è veramente un sogno quello che sta scritto, a mia insaputa, nelle righe qui sopra. È davvero un sogno, ora che ho aperto gli occhi e finalmente realizzo che non siamo ancora arrivati neppure al 25 settembre. Un sogno, purtroppo. Perché il problema-incubo, per me che vivo e voto in Italia, si materializzerà davvero il 26 settembre, quando mi risveglierò in Ungheria – e chiedo scusa agli ungheresi che si oppongono a Orbán – con un governo guidato da una fanatica della spagnola Vox e quindi nostalgica del caudillo Francisco Franco.

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