Tsunami nero sull’Europa. E se fosse Ur-fascismo?

Tsunami nero sull’Europa. E se fosse Ur-fascismo?

Per capire, e allarmarci, torniamo a leggere l’intramontabile saggio di Umberto Eco


Lelio Demichelis
Lelio Demichelis
Tsunami nero sull’Europa. E se fosse...

Onda nera, tsunami nero sull’Europa. Le elezioni per il Parlamento europeo hanno visto un trionfo delle destre radicali. Non in tutti i paesi, fortunatamente, in Nord Europa e in Portogallo i socialisti e i verdi raccolgono consensi importanti e crescenti. In Italia la premier Meloni fa il boom di preferenze, ma Fratelli d’Italia perde 600mila voti rispetto alle elezioni politiche del 2022, mentre il PD ne guadagna 300mila. D’accordo, sono elezioni diverse, alle europee alto è stato l’astensionismo, non è possibile fare confronti diretti, eppure il segnale è importante.

In realtà, in queste elezioni europee l’onda nera ha colpito soprattutto Francia e Germania, i due paesi cardine dell’Europa, della sua costruzione, della sua trasformazione in Unione Europea.  E questo è un brutto segnale, anzi pessimo. L’avventurista e guerrafondaio Macron – e forse anche per questo suo militarismo ha perso consenso – ha convocato, pochi minuti dopo gli exit poll, le elezioni politiche anticipate. Il rischio – altissimo – è quello di avere dopo le elezioni un parlamento francese con un imponente maggioranza relativa di stampo reazionario, antieuropeista e negazionista della crisi climatica. In Germania, niente elezioni anticipate, ma crollo dei socialdemocratici (sempre meno socialisti) e dei verdi (sempre più militaristi che ecologisti). Ma Francia e Germania mettono in luce un primo paradosso: mentre gli scienziati continuano ad avvisarci di una crisi climatica sempre più drammatica, parti sempre più grandi degli elettori delle due economie maggiori della UE votano per partiti che negano l’evidenza. Stesso paradosso in Italia. Una evidente irrazionalità elettorale, ma sappiamo che il popolo non è quasi mai razionale.

Alla crisi climatica si affianca la crisi sociale, che si aggrava anch’essa e alla quale gli elettori rispondono anche qui votando sempre più a destra – giusto come cento anni fa, in Italia con il fascismo e in Germania con il nazismo, che si proponevano appunto come soluzioni anche alla crisi sociale post-Prima guerra mondiale, ma che erano di fatto, come le destre di oggi, funzionali al capitale e agli industriali. Certo, in questi ultimi quarant’anni le sinistre hanno fatto di tutto per rinnegare la loro storia e la loro cultura, facendosi più filo-capitalismo dei capitalisti e quindi contribuendo esse stesse alla crisi sociale prodotta in sé e per sé dal neoliberalismo. 

Ma cosa sono queste destre – Le Pen in Francia, l’Afd in Germania, Meloni e Salvini in Italia, per citare solo i nomi più noti – fascismo, postfascismo, neofascismo, afascismo, populismo, conservatorismo reazionario ma non fascista in senso stretto – o che altro ancora? Il generale Vannacci – inneggiando alla fascistissima X Mas e aggiungendo slogan basati su Dio, Patria e Famiglia – non dovrebbe essere considerato un fascista? Il fatto che la Lega di Salvini lo abbia candidato nelle sue liste e che Vannacci abbia raccolto 500mila preferenze, con prevalenza nel Nord-Ovest, significa forse che quei 500mila italiani sono fascisti? E Giorgia Meloni e il suo partito: sono fascisti, afascisti (rimandiamo al saggio di Pedullà e Urbinati, Democrazia afascista), postfascisti, semplicemente anti-antifascisti o che altro ancora (utile, in proposito il saggio del filosofo della politica Carlo Galli, dal titolo La destra al potere)?

Forse è utile riandare allora a un vecchio testo di Umberto Eco (1932-2016), scrittore (Il nome della rosa, su tutti), saggista, semiologo, filosofo, medievista e attento osservatore della società contemporanea, dal titolo Il fascismo eterno, titolo a sua volta di un suo intervento a un simposio organizzato dalla Columbia University nel 1995. Cosa intendeva Eco con fascismo eterno?

Scriveva Eco: “anche se i regimi politici possono venire rovesciati e le ideologie criticate e delegittimate, dietro un regime e la sua ideologia c’è sempre un modo di pensare e di sentire, una serie di abitudini culturali, una nebulosa di istinti oscuri e di insondabili pulsioni”. Il fascismo non era il nazismo e il comunismo, era una dittatura più che un totalitarismo (ma su questo siamo in disaccordo), o meglio, scriveva Eco, era “un totalitarismo fuzzy” – cioè sfumato, ma anche confuso, impreciso – “non era una ideologia monolitica, ma piuttosto un collage di diverse idee politiche e filosofiche, un alveare di contraddizioni”. Ma fu anche l’archetipo comune di tutti i movimenti fascisti europei e non solo, di allora e successivi. 

E quindi, “il termine fascismo si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista”. E allora, “a dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’Ur-Fascismo, o il fascismo eterno. Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è appunto sufficiente che una di loro sia presente, per far coagulare una nebulosa fascista”. Eco elencava 14 di queste caratteristiche. 

La prima è il culto della tradizione. La seconda “implica il rifiuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia”, ma le loro lodi alla modernità erano “solo l’aspetto superficiale di una ideologia basata sul sangue e la terra […] e l’Illuminismo, “l’età della ragione, veniva visto come l’inizio della depravazione moderna”. 

Terza caratteristica del fascismo eterno/Ur-Fascismo: il “culto dell’azione per l’azione, perché l’azione è bella di per sé e dunque deve essere attuata prima di e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. La cultura è sempre sospetta nella misura in cui viene identificata con il pensiero critico”, da qui espressioni di dileggio come porci intellettuali, snob radicali, e le università sono un covo di comunisti. Quarto elemento: rifiuto della critica e della distinzione, “per l’Ur-Fascismo il disaccordo è tradimento”. Ed esprimere disaccordo (quinto punto) “è un segno di diversità”, per questo l’Ur-Fascismo instilla la paura della differenza, “quindi è razzista per definizione”.

Sesto carattere: “l’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale” e quindi fa appello alle classi, soprattutto medie, che si sentono impoverite ed emarginate. E a queste classi offre (7) il nazionalismo come farmaco (in realtà è un veleno), cui si aggiunge il complottismo e (8) l’anti-ebraismo. E ancora: il pacifismo (9) è collusione con il nemico, è cattivo mentre invece la vita deve essere una guerra permanente. L’Ur-Fascismo, inoltre, non può che invocare il popolo come unità e predicare  (10) “un elitismo popolare”, che funziona bene come propaganda anche se è una evidente contraddizione in termini. Vive del culto della morte (11), è machista (12) e leaderistico e “deve opporsi ai putridi governi parlamentari” (13). Last but not least, “l’Ur-Fascismo inventa e parla una neolingua”- e infatti “tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso. Ma dobbiamo essere pronti”, aggiungeva Eco, “a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk-show”.

Concludeva Eco, ed era, lo ricordiamo, il 1995: “L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”. Perché nelle destre oggi vincenti in Europa (e domani in America, con Trump?) c’è almeno uno dei caratteri elencati da Eco. Anzi, ben più di uno. E forse, tutti e quattordici. 

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