UDC e estremismo di destra

UDC e estremismo di destra

Ingenuità o affinità elettive? Le preoccupanti frequentazioni dell'UDC, a cominciare dal gruppo di estrema destra “Junge Tat”, che ha compiuto sabato un’azione a Bellinzona


Simona Andreoli
Simona Andreoli
UDC e estremismo di destra

La presidente dell’UDC di Winterthur e candidata al Consiglio nazionale Maria Wegelin, che ha affidato la propria campagna elettorale a una agenzia gestita da due esponenti di estrema destra, si è autosospesa, in attesa che l’assemblea straordinaria convocata dal comitato dell’UDC di Winterthur si riunisca per discutere del suo caso. 

Ma come si è arrivati a questa collaborazione? E qual è la posizione dell’UDC di fronte a questa imbarazzante situazione?

Maria Wegelin ambisce a un seggio in Parlamento. È una delle figure su cui l’UDC punta per conquistare un elettorato più giovane. La 44enne veterinaria nel 2021 ha lasciato il suo lavoro presso il Tecnorama perché non voleva sottoporsi alla legge anti Covid-19, profilandosi come un’oppositrice delle misure contro la pandemia. Usa un linguaggio moderno, ed è molto presente sui social media, dove attinge a piene mani all’arsenale dei luoghi comuni antistranieri.

A denunciare le analogie fra i contenuti pubblicati sui social di Maria Wegelin e quelli presenti sul sito del gruppo di estrema destra “Junge Tat” era stato un articolo del “Sonntagsblick” (24.9.23). In un’intervista rilasciata alla “Neue Zurcher Zeitung” la stessa Wegelin aveva poi confermato di essersi affidata all’agenzia dei due esponenti della “Junge Tat” per la gestione dei suoi social media. 

Uno dei due titolari, Manuel C., è il fondatore del gruppo neonazista “Eisenjugend” (Gioventù di ferro) e nella primavera del 2020 era stato espulso dalla scuola d’arte di Zurigo per aver interrotto una lezione online gridando “Heil Hitler”. Per questo episodio e per un video antisemita in cui viene bruciata una bandiera israeliana pubblicato da  “Eisenjugend” il Ministero pubblico di Zurigo aveva emesso una condanna per incitamento all’odio (“NZZ” 28.9.22). 

In seguito “Eisenjugend” si è trasformata nella più presentabile “Junge Tat”. L’immagine è curata dall’ex studente della scuola d’arte, che nel frattempo si è anche iscritto ai giovani UDC del Canton Turgovia, e da un collega. Grazie a un un look un po’ hipster e video instagrammabili, i due conquistano un importante numero di follower. Nonostante l’estetica moderna che evita la simbologia pacchianamente nazista, il gruppo è tutt’altro che innocuo e viene monitorato dal Servizio delle attività informative della Confederazione. Ancora recentemente le abitazioni di alcuni membri sono state perquisite dalla polizia.
Ciò non ha certo impedito che le iniziative del gruppo continuino a diffondersi: ultimo esempio, l’azione compiuta sabato a Castelgrande di Bellinzona, oggetto ora di un’inchiesta.  

Aderenti a Junge Tat in “divisa”

Maria Wegelin sostiene di non sapere nulla di tutto questo, perché non legge i giornali. “La stupidità non è un reato”, ha dichiarato a sua giustificazione. Anche diversi dirigenti dell’UDC, interpellati dalla “NZZ”, esitano a prendere chiaramente posizione. Eppure il fenomeno di avvicinamento dei gruppi di estrema destra ai partiti della destra tradizionale, cominciato durante le manifestazioni contro le misure anti Covid-19, è abbastanza palese. 

Ad inizio luglio, un membro della “Junge Tat” partecipa al congresso dell’UDC a Küssnacht, documentando la sua presenza sui social e manifestando il proprio entusiasmo. Quando un mese fa l’UDC lancia la propria campagna nazionale i militanti sono presenti all’appuntamento. In Turgovia, il leader della “Junge Tat” e membro dei giovani UDC si occupa dell’immagine social. Con questa strategia “Junge Tat” cerca di diffondere i propri contenuti e conquistare consensi.

Marco Chiesa e le militanti di estrema destra

In questa operazione di avvicinamento, a quanto pare, è rimasto coinvolto anche il presidente dell’UDC Marco Chiesa, fattosi immortalare, durante una visita a Palazzo federale, con alcune militanti del collettivo femminista identitario “Némésis”. Questo collettivo francese, presente anche nella Svizzera romanda, si presenta come paladino della lotta alla violenza contro le donne. Da ricerche effettuate da giornalisti del “Blick”, risulta che una delle fondatrici di “Némésis” svizzera milita nel gruppo di estrema destra “Militants Suisses”, ed è stata fotografata mentre durante una manifestazione calpesta un manifesto contro l’antisemitismo (“Blick”, 14.5.22). Il collettivo “Militants Suisses”, che ha stretti legami con “Junge Tat”, è stato fra l’altro fondato da da un membro dei giovani UDC vallesani.

Nel 1996, dopo esser stato eletto presidente dell’UDC, Ueli Maurer andò a visitare le sezioni del partito, mettendo bene in chiaro che per i nostalgici del Terzo Reich non c’era posto nel suo partito. Forse anche il presidente Marco Chiesa dovrebbe fare un giro fra le sezioni per verificare che non vi siano infiltrazioni di neonazisti in veste rinnovata, fautori di valori tutt’altro che svizzeri.

Nell’immagine: il presidente nazionale UDC Marco Chiesa in posa a Palazzo federale con alcune militanti del collettivo femminista identitario “Némésis”, il 22 settembre scorso

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