Uno spettacolo mediatico senza risultati

Uno spettacolo mediatico senza risultati

A proposito della sessione parlamentare speciale sulla la garanzia da 109 miliardi per il salvataggio di Credit Suisse


Bruno Storni
Bruno Storni
Uno spettacolo mediatico senza risultati

Dopo 2 giorni di sessione speciale per avallare il credito/garanzia di 109 miliardi deciso in diritto d’urgenza dal Consiglio Federale in un fine settimana per evitare il fallimento di CS, eccoci ad un  nulla di fatto, anzi, di fatto, ad una sessione preelettorale ipermediatizzata con telecamere in ogni angolo a seguire nelle sale parlamentari anche le discussioni informali tra deputati che tentavano (inutilmente) di trovare un accordo minimo. E infine è arrivata la bocciatura che, di fatto, non ha nessun effetto sui 109 miliardi già garantiti.

Quel che rimane è la mancata volontà del Consiglio Federale e del Parlamento di garantire finalmente l’adozione di misure per evitare un terzo grande fallimento, visto che le misure Too big to Fail adottate dopo il caso UBS nel 2008 non hanno evitato il disastro Credit Suisse.
La mia percezione (da non economista) è che la questione Too big to fail si risolva solo con la separazione dei settori bancari (trennbanksystem). Non vedo come possiamo controllare banche che agiscono a livello mondiale in settori ad alto rischio e nel contempo gestiscono i conti di PME. Senza i crediti/garanzia della Confederazione e della BNS e il credito a UBS per i rischi dell’acquisto il CS avrebbe chiuso per le perdite e la fuga di capitali, facendo saltare la normale attività per la clientela in Svizzera. 

Ho l’impressione che sono due mondi troppo diversi per poter stare nella medesima “cassa”. È più sicuro avere un Casinò nelle casse Comunali (a parte a Campione) che una banca d’investimento globale con una di gestione patrimoniale. I servizi bancari devono servire popolazione e economia, risparmio, crediti ipotecari, previdenza professionale, traffico dei pagamenti e crediti per aziende sono ciò che si potrebbe definire un servizio di base che non può dipendere ed essere soggetto a rischio di attività speculative globali.

La finanza casinò, le speculazioni internazionali non possono convivere con i servizi bancari di base. Occorre separare i due tipi di Banche.
D’altronde anche gli USA avevano fatto a pezzi il colosso delle telecomunicazioni AT&T (legge antitrust un must per gli USA) e nel mercato elettrico sia USA che UE hanno fatto a pezzi le grandi aziende elettriche per separare la produzione dalla distribuzione dell’energia elettrica.
Chiaro, telefonia, elettricità o finanza non sono la stessa cosa, ma legge antitrust o liberalizzazione del mercato elettrico seppur lontani anagraficamente, sono parenti.
Dopo quanto avvenuto di nuovo con CS, le dimensioni della nuova UBS sono ben oltre il rischio sopportabile dalla Confederazione. In questi giorni a Berna a chi chiedeva regole e paletti più stringenti si è ripetutamente risposto che il rischio zero nel settore bancario non c’è.
Occorre una forte svolta legislativa nella regolamentazione del settore bancario per non rischiare un danno di dimensioni catastrofiche per l’economia svizzera; in caso contrario saremmo ai livelli della fusione del nocciolo e fissure di uno dei 4 reattori nucleari che abbiamo sull’Altopiano, anche in quel caso a garantire è la Confederazione visto che i proprietari delle centrali nucleari sono assicurati solo per poco più di 1 miliardo il resto, e potrebbero essere centinaia di miliardi, e a carico della Confederazione.

Di Bruno Storni,  Consigliere nazionale PS

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