La saga senza fine dello scandalo Maudet

La saga senza fine dello scandalo Maudet

Le contorsioni del tribunale d’appello. Scagiona l’ex consigliere di stato ginevrino, ma poi gli rinfaccia d’aver accettato “indebitamente” un lussuoso regalo dall’emiro d’Abu Dhabi


Daniele Piazza
Daniele Piazza
La saga senza fine dello scandalo Maudet

De jure è assolto, de facto è immorale. L’ex consigliere di stato ginevrino e quasi consigliere federale Pierre Maudet è l’indegno personaggio prosciolto in seconda istanza dall’accusa d’aver accettato vantaggi per 50mila franchi alla corte dell’emiro di Abu Dhabi. Un soggiorno con la famiglia in uno degli alberghi più cari al mondo con ricevimenti e poltrone d’onore ad un gran premio di formula 1, tutto completamente spesato.

Contrariamente al tribunale di prima istanza i giudici d’appello non considerano il lussuoso regalo accettato da Maudet come un’infrazione di rilevanza penale. Secondo loro non è dimostrato che il generoso emiro si attendesse una contropartita. Ma come, non basta il rischio reale di esporsi alla corruzione, tanto più che è praticamente impossibile provare l’intenzione di corrompere. Il tribunale d’appello deve però ammettere che l’ex vedette della politica ginevrina si è goduto un vantaggio che definisce indebito di 50.000 franchi. Un importo immensamente superiore ai 150 franchi consentiti dal canton Ginevra per gli omaggi ai suoi funzionari e magistrati. Senza contare che Maudet ha più volte mentito e ostacolato la giustizia.

Insomma, una sentenza d’appello ambigua che ridà una verginità, almeno per il momento, ad un uomo politico di grande talento, ma anche megalomane, che ha perso il senso della realtà. D’altronde lo stesso Maudet ha ammesso in un’intervista di qualche anno fa che pensava di poter permettersi tutto o quasi. “Il potere -ha detto testualmente – mi ha portato a rinchiudermi in una corazza a tenuta stagna”. Un presuntuoso egocentrismo che da tre anni getta lo scompiglio nella vita politica ginevrina. E non è finita.

Due tribunali interpretano in modo completamente diverso il concetto di “accettazione di un vantaggio”. Un termine giuridico molto vago che permette di eludere la nozione di corruzione. A questo punto è auspicabile e assai probabile che anche il tribunale federale si pronunci sullo scandalo Maudet. I cittadini hanno il diritto di sapere senza ambiguità quali sono gli argini contro gli intrallazzi e le collusioni dei politici e se in definitiva è necessario estendere le norme anti-corruzione.

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