Troppi gravi infortuni: lo sci alpino si avvia all’autodistruzione

Troppi gravi infortuni: lo sci alpino si avvia all’autodistruzione

Ma forse gli ‘Zampanò’ di turno, gli avidi padroni del Circo Bianco, si daranno una mossa. Non per amore dello sport o per ragioni etiche: perché l’impresa sta per fallire


Libano Zanolari
Libano Zanolari
Troppi gravi infortuni: lo sci alpino si...

Una(o) dopo l’altra(o) cadono come birilli, come i protagonisti del violento ‘Rollerball’ di Jewison del 1975.  Infortuni ne abbiamo vissuti molti, qualcuno anche mortale, ma mai una serie come quella di questi giorni, da ultimo con la canadese Valerie Grenier, che si è fratturata una spalla.

Agatha Christie dice che ‘un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, ma tre coincidenze fanno una prova’. Cancelliamo dunque la comoda scusa della fatalità, utile per non intervenire. 

Holdener, Vlhova, Schiffrin, Corinne Suter, Vickhoff-Lie (frattura di tibia e perone), Grenier, per non citare che le più famose; Schwarz, Pinturault, Kilde oltre ai giovani e promettenti svizzeri Kohler e Rémi Cuche (nipote del grande Didier) hanno già chiuso la stagione, ad eccezione della Schiffrin che pare se la sia cavata a buon mercato, come altre, dopo spaventose cadute.

Troppo è troppo, ma l’impresario del Circo, lo ‘Zampanò’ di turno, meno brutale ma con la stessa mentalità del ‘padrone’ felliniano della tenera Gelsomina, a lungo non ha battuto ciglio: più gare, più TV, più diritti, più pubblicità, più soldi. Come accade in tutti gli sport, ma nello sci con rischio maggiore perché la materia prima sotto i piedi, la neve, muta molto;  perché i trasferimenti e la densità degli impegni logorano il fisico e la mente. 

Lo sci attuale è a immagine e somiglianza del suo presidente, Johan Eliash, doppia nazionalità svedese e inglese. Impresario, filantropo, ambientalista impegnato contro le deforestazioni e la polluzione dell’aria, consulente del Governo inglese, editore di una rivista che modestamente si chiama ‘Eliash’, ma  soprattutto CEO della Head che produce uno sci usato da molti campioni, Lara Gut in primis. Usato però anche dagli infortunati Pinturault, Holdener e dalla campionessa olimpica in carica Corinne Suter. Usati da suoi. Tutto questo mentre lo sci ha tentato l’impresa, fallita due volte di seguito, di una discesa italo-svizzera fra Zermatt e Cervinia, con l’ambientalista Eliash che ha chiuso un occhio mentre le ruspe demolivano parte del ghiacciaio per la gioia delle due stazioni turistiche ansiose di moltiplicare i turisti e gli affari con una pista affascinante. 

Eliash è un uomo d’affari che più moderno di così non si può: il compito di governare il mondo spetta al più ricco, non importa se parte in causa, se il conflitto di interesse è grave: come incaricare uno dei maggiori produttori di petrolio di governare la transizione verso l’energia verde. È successo di recente. O per essere più chiari, con una similitudine che non piacerà ai diretti interessati, come nominare segretaria dell’Esercito della Salvezza una prostituta moglie del maggiore impresario di bordelli della città. Il presidente della FIS dice che vorrebbe portare la Coppa del Mondo in Cina, in Sudamerica e in Giappone: in questo caso probabilmente per uno slalom in notturna su pista coperta. Contestato a  proposito del ritorno in America in primavera, dice che ad Aspen c’è poco pubblico con inquinamento minore rispetto a una qualsiasi gara europea frequentata da trenta-cinquantamila persone. E aggiunge: ‘penso che Odermatt (leggi lo sci svizzero  ‘Stöckli’) sia contento di aprire una finestrella a Aspen’. Vero, quanti sci venderà nella famosa stazione turistica la Stöckli! E quanto aumenteranno gli introiti di Odermatt. 

Ed eccoci a un primo punto cruciale: molte gare significa molte possibilità di rimediare a una cattiva prova, molte chance di premi in più. Tutti giocano doppio, padroni del circo e artisti. Giocano doppio anche le stazioni turistiche e i direttori di gara. Prendiamo il caso delle prove femminili di Cortina: un’ecatombe, quasi un terzo delle migliori finite fuori pista, in molti casi con cadute spaventose. Le gare femminili erano noiosette, bisognava animarle: come? Semplice. Si inseriscono dei dossi artificiali: dopo i primi incidenti magari si limano, ma non molto. Impongono un salto, meglio se prima di una curva e ad alta velocità: se le ragazze non arrivano attente sul dosso, se non lo anticipano, il salto troppo lungo impedisce di impostare a tempo la curva (a Cortina in alto, a sinistra): il ‘crash’, il cinico spettacolo da ‘Rollerball’ è programmato. A 100km l’ora si può (forse) rimediare all’errore, a 110 no. È capitato anche alla norvegese Vickhoff-Lie e alla Grenier nel finale: si sono viste perse, hanno girato lo sci in modo brusco, sono andate al disastro. Dall’alto della sua esperienza e della sua classe, Lara Gut, che a Cortina ha vinto il Super-G correndo un piccolo rischio sul salto finale, dice che ci sono troppi interessi, troppa dispersione nella testa delle ragazze, che devono maggiormente concentrarsi sullo  sci. Ma a quelle velocità costanti, basta essere fuori tempo di un attimo su un dosso per arrivare a conseguenze gravi. 

Mentre scriviamo giunge notizia che le due discese maschili di Chamonix saranno annullate per le condizioni  meteorologiche sfavorevoli. E soprattutto non più recuperate. Anche a Kvitfiell ci sarà una sola discesa. Vuoi dire che l’impresario Eliash, mago degli ‘Head’ e delle racchette da tennis, secondo il ‘Sunday Times’ detentore di un patrimonio di 2,2 miliardi di sterline, abbia capito la differenza fra un attrezzo e un umano? Il mercato si espande soprattutto con i campioni: se si fracassano, con loro si rompe pure il giocattolo. Si può sempre passare alle gare fra pensionati. Senza diretta televisiva e in assenza di pubblico. A costo e a incasso zero. E per restare in tema, cosa accade quando capitano gli incidenti? La Tv inquadra tipi e tipe che fanno ciao sorridenti, cani e gatti ma non i soccorsi, se non da molto lontano. Penserete che sia per una questione di delicatezza nei confronti dei genitori e dei parenti di chi è a terra: no, loro, come noi, preferirebbero avere notizie, vedere la ragazza o il ragazzo rialzarsi. Ma non vedono niente: proibito dalle varie stazioni per non fare cattiva pubblicità, per non scoraggiare i turisti. E la TV che produce (non la nostra che compra il prodotto) rinuncia a fare il suo mestiere. Ruffiana.

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