Telecommando – Incursioni incuriosite

Telecommando – Incursioni incuriosite

Conferme e novità del palinsesto televisivo della RSI


Enrico Lombardi
Enrico Lombardi
Telecommando – Incursioni incuriosite

Dopo il declamato roboante successo del Capodanno a reti unificate, una “prima assoluta” che ha dato, pare, eccezionali riscontri di “audience” (sui contenuti nessuno ha detto niente, ma dove sta il problema?), la RSI si è presentata nel nuovo anno con la sua offerta tradizionale e alcune novità di palinsesto, fortemente volute e promosse dal responsabile dei programmi Matteo Pelli.

Sul fronte dei “valori sicuri”, delle emissioni e produzioni per cui l’emittente di servizio pubblico ha una sua tradizione accertata, vi è l’offerta documentaristica, che dispone da non molto di una nuova insegna, la rubrica intitolata “VITA!” (acronimo che sta per Visioni, Intrattenimento, Temi e Attualità) in onda il mercoledì sera su LA2 (al posto del calcio, verrebbe da dire, a prima vista).

Come prima proposta la rubrica ha diffuso un lungo documentario che scava nella storia della famiglia Rossellini, sì proprio quel Rossellini, padre del Neorealismo cinematografico Italiano, genio artistico indiscusso quanto controverso padre e marito, che ha lasciato, dopo la sua scomparsa, più che un nucleo famigliare, una sorta di variegata tribù di personaggi uno più particolare dell’altro, non di rado pure legati al mondo del cinema e spesso a loro volta chiacchieratissimi, distribuiti nel mondo e riuniti eccezionalmente dal primo nipote, Alessandro, regista di questo film, visibile online ancora per un paio di settimane sul Player RSI.

“I Rossellini” è un documento di particolare forza emotiva, una sorta di anatomia senza veli, a suo modo quasi chirurgicamente spietata, dentro le psicologie personali ed i rapporti famigliari di personaggi cresciuti all’ombra del gigante, marito, padre, nonno che sia, della sua indiscussa fama come dell’incorreggibile inaffidabilità sentimentale che l’ha reso protagonista di chiacchieratissimi legami, primo fra tutti quello con Ingrid Bergman.

Alessandro Rossellini, a 55 anni, e dopo aver trascorso a sua volta una vita piena di momenti dolorosi, che l’hanno condotto alla tossicodipendenza, rintracciando i famigliari (a cominciare dalla zia, la star Isabella), confrontandosi con loro sull’oscura eredità lasciata dal regista nelle loro esistenze, rinviene, in fondo, la propria identità, in una sorta di percorso interiore che inizia e finisce con la famiglia riunita: la prima volta dietro il feretro di Rossellini, al suo funerale, nelle ultime immagini con un pranzo in comune festoso ed affettuoso. Un film che merita, una scelta di programma che ben presenta la nuova testata.

Sede storica della documentaristica di produzione, resta naturalmente “Storie”, la domenica sera su LA1, che nella sua puntata più recente, legandosi alla “Giornata della memoria” ha proposto un film documentatissimo di Ruben Rossello dal titolo “Arzo 1943”, in cui si ricostruisce, con elementi inediti, la vicenda triste e drammatica del respingimento alla frontiera di Liliana Segre e di tre suoi famigliari. Un documentario che qualifica il servizio pubblico, serio, ricco di spunti, di motivi di riflessione così come di momenti anche teneri, nel racconto semplice ma profondamente umano, per esempio, dei tempi di guerra da parte di donne del villaggio, testimoni dirette, allora bambine, di quanto è avvenuto in quei mesi cruciali della Seconda Guerra Mondiale. Una qualità dei contenuti, dunque, sorretta da una qualità dell’immagine (Ariel Salati), del montaggio (Emanuela Andreoli) delle scelte musicali originali di Zeno Gabaglio, e accompagnata da una “cornice” con ospiti-testimoni (fra cui Bruna Cases) come sempre ben condotta dalla brava Rachele Bianchi Porro.

La stessa Rachele Bianchi Porro ha pure fatto da “inviata speciale”, domenica, nella seconda puntata di una delle novità di rilievo dell’offerta RSI: ”Aspettando Colombo”, che segna il ritorno, dopo 17 anni della domenica pomeriggio in diretta televisiva, e di chi sa gestire tempi lunghi e conversazioni varie nel proprio salotto come nessun altro, ovvero Carla Norghauer, finalmente tornata nel suo humus naturale.

Certo, oltre tre ore sono tante, e ce ne vanno di personaggi e di temi per riempire questo classico contenitore, specie cercando di collegare ogni momento con un “fil rouge”, una parola-chiave, che nella puntata d’esordio è stata “Colombo” e nella seconda “Domenica”. Sta di fatto che fra l’una e l’altra già si sono scorti degli “aggiustamenti” e che ad una “prima” un po’ vittima dell’eccessivo numero di interventi e di ospiti, si è passati, domenica scorsa, a momenti di maggior respiro, come quello dell’incontro con Luca Martini e Matteo Ferrari sul “Requiem per zia Domenica”, il celebre libro di Plinio Martini, raccontato, appunto, da un figlio dell’autore e da un bravo ed entusiasta insegnante di Liceo.

“Domenica” ha pure suggerito di occuparsi, per un buon momento, dei due giornali domenicali ticinesi, “Il Mattino” e “La Domenica” con la presenza in studio dei due direttori, Lorenzo Quadri e Paride Pelli. L’argomento, di per sé (e per carità), è certamente lecito, l’ospitata dei direttori logica, ma forse sarebbe stato il caso di pensare che chiamare già subito alla seconda puntata il fratello del direttore dei programmi RSI potrebbe apparire un po’ precipitoso, e chiamare a sedersi sul divano di Carla Norghauer un Lorenzo Quadri reduce, un paio di mesi fa, da una lunga intervista a Riviera TV 24, emittente online di Cresciano, dove ha detto “sua sponte” di stare certamente meglio che alla RSI, fa un po’ strano, tanto più nel giorno in cui, come al solito, l’ineffabile direttore del “Mattino” ha sparato le sue solite bordate contro l’emittente di servizio pubblico, su cui si accanisce regolarmente e che, a suo dire, vorrebbe volentieri far chiudere.

Ma si vede che va bene così, in tempi di porte aperte a tutti, c’è posto in RSI anche per scambiare due chiacchiere in simpatia con chi, la RSI, la vorrebbe morta e sepolta, ma che intanto assicura di essere disponibile a tornarci volentieri per parlare della propria passione per i manga giapponesi. Sarà per la forza persuasiva dell’indubbia empatia di Carla Norghauer.

Un’altra presenza trainante del “nuovo” intrattenimento targato RSI è Niccolò Casolini, protagonista della striscia quotidiana di otto minuti “Lo show più piccolo del mondo”, un format che dopo una decina di puntate, sinceramente, ancora non si capisce cosa voglia essere, se non una traslazione in forma di programma, piuttosto discutibile, delle famigerate incursioni casoliniane, da inviato speciale, nelle serate sportive.

Casolini ha talento, è capace di inventare, improvvisare (certo, su un suo implicito “copione”), ma metterlo a condurre un programma che ha come presupposto una sua estemporanea apparizione dove capita, così un po’ a caso, per consegnare, non si sa con quale criterio, un grammo d’oro a chi si ritrova davanti (il proprio ristoratore di fiducia, il proprio tatuatore, un membro della famiglia Knie, il direttore del Cinema Teatro di Chiasso) con un’ansia esasperata di dover chiudere al più presto il programma, ecco, magari anche no.

Salvate il soldato Casolini, un po’ da questo finto format (pericolosamente propenso alla sinergia promozionale che andrebbe lasciata, semmai, ad un’emittente privata), un po’ da se stesso e dalla sua generosa irruenza verbale, un po’ dalla pericolosa sua utilizzazione “in tutte le salse”, che rischia di spremerlo e renderlo, alla lunga, semplicemente una ripetitiva “macchietta”. Non se lo merita.

Per tanto così, ridateci “Solo una lettera”!

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