Nel nome di Giano Bifronte

Nel nome di Giano Bifronte

Politica e politici bicefali, fra strabismo e schizofrenia


Enrico Lombardi
Enrico Lombardi
Nel nome di Giano Bifronte

Nella mitologia latina un posto di rilievo è dato ad un dio di nome Giano, raffigurato solitamente con due volti: uno guarda avanti e l’altro indietro. È la divinità che insegna a saper guardare avanti con uno sguardo rivolto sempre al passato. Quel che si potrebbe definire l’emblema di tanti studi e ricerche di storia, che si vogliono importanti perché conoscendo il passato si può leggere meglio il futuro.

Il fatto è che tale attitudine, diciamo di “bifrontismo” è oggi una delle caratteristiche di certa politica, che avanza (e si afferma) guardando indietro e continuando ad immaginare e proporre come modello di funzionamento del nostro paese una realtà “mitizzata”, legata ad un passato che non c’è più e che non può neanche più esserci.

La politica svizzera, una certa politica svizzera e ticinese, pare davvero ben rappresentare questo orientamento quando evoca e richiama, come un mantra, princìpi di “salvaguardia” e “difesa” dei “valori nazionali” e continua a proporre, incessantemente, progetti economici, sociali, culturali anche, che si riconducono ad una nostra presunta “autonomia” e indipendenza da tutto ciò che ci circonda.

Insomma, il mondo intorno a noi, è “fuori”, ed è confuso, irrazionale, illeggibile, incompatibile con il nostro tradizionale “ordine”, che ci ha garantito e continua a garantirci condizioni di vita invidiabili ed invidiate dal mondo intero.

Così, il futuro, quell’incombente e misteriosa minaccia che ci attende dietro l’angolo, fuori dalla nostra porta, anzi, che dalla finestra è già entrato subdolamente a scalfire i nostri sacri ed inviolabili princìpi, va affrontato tendenzialmente negandone ogni valenza benefica, o anche solo accettando l’idea che con il futuro ci si debba confrontare razionalmente, perché, volenti o nolenti, prima o poi… arriva.

Di più: quel temuto “futuro”, che noi non vogliamo e che pervicacemente ci vorrebbero sottomettere “gli altri”, non capiamo neanche che è già qui, è già il presente. Da bravi bicefali e bifronti, abbassiamo l’elmo sul volto di Giano che guarda in avanti, ed andiamo avanti guardando soltanto indietro.

Ah quando c’era la piazza finanziaria ticinese… ah quando il mondo si fidava di noi perché eravamo ricchi, premurosi e discreti … ah quando le comunità straniere (che ci hanno arricchito) capivano i nostri “valori” e si integravano nella nostra società e nelle nostre culture … ah quando il nostro era il paese dei campanelli, anzi, meglio, dei campanacci, quelli, per dire, dei “Freheitstrychler”…

Naturalmente ognuno di questi riferimenti è utilizzato, in generale, come fosse una cartolina illustrata d’epoca, fissa nel tempo, e non certo come un momento contenente elementi contrastanti, anche contraddittòri. Dal passato, solo luci, niente ombre: quelle vengono da fuori, sono i frontalieri, i richiedenti l’asilo, le inique pretese dell’UE, insomma la complessità del mondo che ci circonda e di cui, ahinoi, facciamo parte. Ma a parte.

Questo bifrontismo diventa strabismo quando la politica, certa politica, deve “uscire allo scoperto”, stanata dall’impellenza di prendere posizione, di decidere.

A sinistra non sarà sfuggito l’imbarazzo con cui ci si è dovuti destreggiare, per esempio, nell’assecondare in generale l’apertura verso l’Europa, ma opporsi all’accordo quadro per proteggere i salari svizzeri (poi però “adattati” alla bisogna da neonati sindacati). Oppure nell’accogliere (e anzi propugnare) le misure vaccinali ma poi, sul fronte sindacale, sollevare tutta una serie di “distinguo” su chi dovesse sottostarvi nelle fabbriche e nelle aziende.

A destra i casi non si contano, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Fra i fautori e i sostenitori del paese dei campanacci abbiamo recentemente ritrovato un Consigliere Federale con tanto di maglietta floreale, in mezzo ad un bel gruppo tradizionale dai chiari ed espliciti orientamenti no-vax. Ma la maglietta l’aveva messa per caso, dice il Consigliere Federale e tutti a chiedersi non solo come si faccia ad infilarsi una maglietta per caso, ma anche come possa un membro del Governo Federale esporsi in quel modo in un contesto che del Governo combatte apertamente l’operato.

Tanto più che il fronte no-vax sta ulteriormente arroventando il dibattito con manifestazioni, come quella di Berna, in cui si è arrivati a scontri con la polizia, uso di gas urticanti e pallottole di gomma, al punto da far dire ad un altro rappresentante dello stesso partito, che quello mostrato dai manifestanti “non è un comportamento da svizzeri”. Ah beh, lo avranno saputo anche nel paese dei “Freheitstrychler”?

Ma vabbè, su questo fronte, il Ticino ha esempi anche più inquietanti in Governo Cantonale.

Sempre in casa UDC, un altro Consigliere Federale deve organizzare di corsa una conferenza-stampa per annunciare il finanziamento, con 290 milioni di franchi (pubblici) di studi e ricerche che non ci vengono sovvenzionate dal progetto “Orizzonte Europa” dell’UE, visto che abbiamo rifiutato l’accordo quadro. Insomma, il rappresentante del partito che più degli altri si batte contro ogni concessione all’Europa, anche se finanzia la ricerca in tutti i campi a suon di miliardi di Euro, ci dice che quei soldi ora li scuce la Confederazione (non proprio tutti), ovvero li si prende da quanto versa il contribuente (svizzero). Logico, no?

E alle nostre latitudini, che dirà lo “zio Bill” della domenica di questa “concessione”? “Uhhh, che pagüra!” E intanto andrà avanti a dare degli isterici a tutti i fautori della battaglia per il clima (magari con tanto di raffinato accenno a “Gretina”) scordandosi di aver presentato lui stesso, in prima persona, un’iniziativa della Città di Lugano legata ad un progetto ONU sulla sostenibilità?

E quanto andrà avanti a non vedere che un sedicente nuovo sindacato, fondato da tre rappresentanti della Lega con un ex-vicepresidente OCST in pensione, ha la propria sede in Via Monte Boglia, proprio sotto o accanto al seggiolone da cui rifila le sue settimanali contumelie contro frontalieri, rossoverdi, la Rsi, l’UE e chi più ne ha più ne metta?

Insomma dallo strabismo si rischia di trovarci di fronte ad esempi, tristi e spiacevoli, di vera schizofrenia in cui si è trasformato il bifrontismo alla Giano Bignasca.

Il mondo è complicato, la politica ha un compito difficilissimo perché si è abituata alle semplificazioni, agli slogan, perché l’elettore capisca. Ma forse l’elettore meriterebbe un po’ più di rispetto e politici un po’ più capaci di tenerlo in considerazione.

Nell’immagine: Louise Bourgeois, “Janus Fleuri”, 1968 (MOMA, New York)

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