Naufraghe – La Loli

Naufraghe – La Loli

Nata nel ’43, nel Sessantotto aveva 25 anni, un bebè ed un altro in arrivo. Il “sistema”, contro cui allora si combatteva, le aveva già posto condizioni che ha accettato, senza però mai perdere, nel tempo, il proprio personale senso dell’”impegno”. E la voglia di scrivere


Veronica Noseda
Veronica Noseda
Naufraghe – La Loli

Ci sono casualità anagrafiche che pesano sulla traiettoria di una donna almeno quanto la sua classe sociale o il luogo in cui è nata.

La Loli è nata nel 1943. Ciò significa che nel Sessantotto aveva 25 anni. Un po’ tardi per fare la rivoluzione, soprattutto con un bebè a carico di due anni, e un altro in arrivo. Il « sistema », come lo chiamavano coloro che avevano fatto le barricate, alla Loli aveva già mandato qualche messaggio chiaro, anzi, direi lapidario. Nel 65, quando si era sposata, aveva dovuto congedarsi dall’impiego di maestra di scuola perché bisognava lasciare il posto alle altre, quelle che non potevano farsi mantenere dal marito, quelle che non avevano ancora i figli, quelle che non avevano l’obbligo morale di dedicarsi totalmente alla casa e alla famiglia.

E lei cosi aveva fatto. Non per forza, per senso del sacrificio, anzi. È probabile che la Loli abbia accettato di buon grado la traiettoria quasi ineluttabile di moglie e di madre che la attendeva, una traiettoria tracciata senza che nessuno le avesse chiesto il suo parere, come nessuno aveva chiesto il parere di sua madre, promessa sposa a soli 19 anni.

Due anni fa, quando Annie Ernaux ha ricevuto il premio Nobel, abbiamo commentato insieme alcune delle sue pagine più asciutte e penetranti : il sentimento di alienazione quando quotidianamente accompagnava il figlio al parco giochi in una città che non era la sua, proprio come la Loli aveva fatto in Svizzera interna coi bambini piccoli ; la frustrazione di dover abbandonare la scrittura allorché il marito faceva carriera in qualità di professore universitario ; infine il sentimento di solitudine che aveva dominato i primi anni della sua unione.

Nonostante certe similitudini, non l’ho mai sentita dare sfogo all’amarezza. Forse per pudore o ritrosia. O forse perché la collera non è mai stato il suo motore. I percorsi che conducono alla libertà sono molteplici. Il suo è stato lastricato dalla costanza e dall’impegno più che dalla rabbia.

Si è iscritta all’università che aveva 36 anni. Ha studiato, ha lavorato, ha dato gli esami accanto ai compagni poco più che ventenni. Ha sempre avuto belle note, perché la Loli è ambiziosa anche se non lo dà a vedere. La tesi : 110 e lode. E poi ? Difficile proiettarsi in un impiego professionale. La casa, un rifugio prezioso difficile da abbandonare, il luogo della famiglia e di una vita confortevole e per certi versi abbastanza solitaria, fatta di letture variegate, a volte quasi bulimiche. Quando ci penso, la Loli ha fatto cose che per me, che sono più irregolare e distratta, rasentano l’eroismo : ha letto l’integrale di Dostojevski, Joyce con il testo originale a fronte, ma anche Benny Morris su Israele e Palestina, il secolo breve di Hobsbawm e tanto altro. E poi, c’è terreno di intesa tra di noi : gli autori nordamericani. Carver, la Munro, Salinger, Truman Capote. E Tabucchi, perché è Tabucchi.

L’amore per i libri è diventato a poco a poco amore per la scrittura. Una scrittura che l’ha proiettata davanti, senza schermi, senza altri, neanche coloro che la amano e che lei ama. La cosa più odiosa nel detto maschilista « dietro un grande uomo c’è una grande donna » è la parola dietro. Personalmente, sono felice che la Loli abbia scelto a 76 anni di essere davanti, firmando il suo primo libro – la raccolta di racconti « Gente di frontiera », Premio Chiara per gli inediti nel 2019, a cui ha fatto seguire, tre anni dopo, “Una domenica tranquilla”, ancora racconti, nove.

Non è una condizione agiata, per delle donne della sua generazione, reinventarsi un ruolo, esporsi direttamente, ricevere le lodi ma anche le critiche. In questa insicurezza, profondamente femminile, retaggio di una storia che rende tutte noi fragili a prescindere, che ci assegna al dubbio e all’esitazione, ritrovo il collante che lega la sua generazione alla mia, e forse anche quella delle sue nipoti che hanno vent’anni.

E anche se io ho fatto scelte diverse, meno contemplative delle sue, sento di doverle l’audacia di non aver ceduto alle ingiunzioni, perlomeno non a tutte, e di aver tracciato una sua strada con una grande autonomia di pensiero e di giudizio.

La Loli ha oggi quasi 81 anni e sta scrivendo un romanzo. È travagliato, ma sarà bello, ne sono certa. Come bella è la sua capacità di cogliere le opportunità della vita, costruire forme inedite di emancipazione negli interstizi del quotidiano.

Grazie, mamma, per non aver rinunciato. E per il resto, ovviamente, che conta più di tutto.

Nell’immagine: la Loli

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