Beni culturali italiani: la sagra della fagiana alla Biblioteca di Brera

Beni culturali italiani: la sagra della fagiana alla Biblioteca di Brera

Ormai non si contano più nel ‘Belpaese’ gli eventi mondani, anche di pessimo gusto, organizzati in spazi che sono e dovrebbero rimanere luoghi dell’apprendimento e della cultura. Una vergognosa mercificazione per far cassa


Gino Banterla
Gino Banterla
Beni culturali italiani: la sagra della...

Che cosa direste se un giorno, per finanziare le casse vaticane, il Papa decidesse di affittare per qualche ora la Cappella Sistina per una sfilata di moda o per una cena esclusiva? Pura follia. Certamente non lo farà Jorge Maria Bergoglio, che durante il suo pontificato si è ripetutamente espresso sulla necessità di non accettare elargizioni da parte di società o aziende che lucrano con affari disapprovati dalla Chiesa. Ha fatto notizia in tempi recenti il rifiuto da parte dell’ospedale pontificio Bambin Gesù di un milione e mezzo di euro offerti dalla Società Leonardo SpA, attiva nel settore della produzione di forniture militari, per l’acquisto di un’apparecchiatura diagnostica.

Non la pensano evidentemente come Papa Francesco alcuni sindaci, soprintendenti, direttori di musei, di gallerie, di parchi archeologici i quali mettono a disposizione dei privati i beni culturali pubblici loro assegnati in cambio di contributi più o meno sostanziosi. I regolamenti ministeriali da almeno un decennio lo permettono, e spesso si chiude un occhio sulla qualità degli eventi ospitati. Danari sonanti, non importa se guadagnati onestamente o con attività puramente speculative o di dubbia sostenibilità etica. I direttori-manager mica rappresentano Santa Madre Chiesa. Lo fanno a fin di bene, per finanziare manutenzione e restauri di fronte a uno Stato sempre più tirchio nel sostenere il proprio patrimonio culturale, è la generale giustificazione. È un inaccettabile scandalo tutto italiano, un’indegna capitolazione di fronte allo strapotere dei soldi dei privati, sostengono invece le persone di cultura. Anche se, a onor del vero, questo accade in altri Paesi.

L’ultimo caso che sta suscitando grande scalpore è quello della Biblioteca Nazionale di Brera, la famosa Braidense, che il 13 giugno scorso ha aperto una delle sue prestigiose sale per la cena-party organizzata dalla influencer Cristina Fogazzi, nota al pubblico del settore come Estetista Cinica, titolare del marchio beauty VeraLab: oltre 653mila follower – un milione sul profilo personale Instagram – e 70 milioni di euro di fatturato. Le sue seguaci, per chi non lo sapesse, si chiamano “fagiane”. Hanno il loro momento di gloria nella Sagra Fagiana, la cui seconda edizione si è svolta nel settembre dell’anno scorso al Castello di Brescia, città natale dell’imprenditrice. Stavolta una lunga tavolata si è snodata alla Braidense tra gli scaffali contenenti migliaia di preziosi volumi antichi, là dove ai comuni mortali, per esempio agli studenti e agli studiosi, è tassativamente vietato portare una bottiglietta d’acqua. Come non bastasse, nel cortile d’onore della Pinacoteca di Brera è stata allestita una vera e propria discoteca all’aperto, con tanto di musica a tutto volume e luci color fucsia.

Si sarà rivoltata nella tomba Maria Teresa d’Austria, che nel 1770 dotò Milano di questa biblioteca «aperta ad uso comune di chi desidera maggiormente coltivare il proprio ingegno, e acquistare nuove cognizioni». Chissà che cosa ne pensa Aurelio Sargenti, già direttore del Liceo Cantonale Lugano 2 e studioso di Manzoni, che proprio pochi giorni fa si è fatto promotore della donazione alla Braidense, per conto della famiglia luganese Riva, di due preziosi volumi contenenti note autografe inedite dell’autore dei Promessi Sposi, e che ha curato una miscellanea di studi in onore dell’ultima direttrice Mariella Goffredo De Robertis.

Naturalmente l’Estetista Cinica ha versato alla Braidense una discreta somma, 80mila euro ai quali se ne aggiungono altri 15mila per gli straordinari del personale. Ma la vicenda ha scatenato, soprattutto sul web, centinaia di reazioni sdegnate contro quello che è considerato il trionfo della mercificazione dei beni culturali, usati per far cassa, come location di pacchiane manifestazioni private.

Ormai si contano decine di iniziative come questa. A fare da apripista fu nel 2013 l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, che accolse la richiesta del presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, concedendogli – tra lo stupore dei fiorentini e la rabbia dei turisti – l’uso esclusivo del Ponte Vecchio per una serata di gala con invitati vip, dietro versamento di 100mila euro per occupazione di suolo pubblico e 20mila euro per il restauro di un monumento. E mentre oggi è diventata una consuetudine prendere in affitto uno spazio della Reggia di Caserta per celebrare il matrimonio dietro modica tariffa di 30mila euro, nella capitale imperversano nell’indifferenza generale eventi quali le sfilate di moda alle Terme di Caracalla e in altri luoghi-simbolo della romanità.

Per rendersi conto della vastità del fenomeno basta consultare il sito web del Museo Nazionale Romano che si dichiara «lieto di accogliere iniziative ed eventi a carattere pubblico o privato nei propri spazi, al fine di sostenere, nel rispetto delle esigenze di tutela, la valorizzazione del proprio patrimonio archeologico e monumentale». Con questa premessa vengono elencati gli spazi di propria competenza disponibili a pagamento per «meeting, presentazioni editoriali, spettacoli, concerti, sfilate di moda, mostre temporanee, pranzi o cene in piedi»: alcune aule delle Terme di Diocleziano, il Chiostro Ludovisi, il Chiostro di Michelangelo, Palazzo Massimo, Palazzo Altemps. Preventivi su richiesta, venghino signori!

La deriva continua, mentre il Governo presieduto da Giorgia Meloni è in tutt’altre faccende affaccendato, per esempio nel sostenere l’Ucraina nel conflitto con la Russia e nell’incrementare le spese militari fino al 2 per cento del PIL, come chiedono gli americani e la Nato. La politica guerrafondaia continua nel Belpaese. I beni culturali? Possono attendere.

Nell’immagine: la fagiana e la biblioteca

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