Macron, un travagliato quinquennio e l’inseguimento di Marine le Pen

Macron, un travagliato quinquennio e l’inseguimento di Marine le Pen

Domani primo turno delle presidenziali francesi: cosa rischia il presidente, e perché la sua principale concorrente può sperare


Willy Baggi
Willy Baggi
Macron, un travagliato quinquennio e...

Alla vigilia del primo turno delle presidenziali di domenica, i sondaggi danno una Marine Le Pen in continua ascesa. Con ogni probabilità sarà lei a qualificarsi per il secondo turno di domenica 24, e quindi a sfidare il presidente uscente, sempre dato in testa nei sondaggi ma in leggero calo in questi ultimi giorni. Si ripeterà il duello di cinque anni fa, vinto da Emmanuel Macron con un perentorio 64% a 36%. Nel corso dell’esercizio del suo mandato, Macron ha sempre pensato e anche sperato in un nuovo confronto con la Le Pen, nella certezza di stracciarla ancora durante il classico dibattito finale tra i due turni. Tuttavia, il bilancio del suo mandato si presenta in chiaroscuro, mentre le quotazioni della rivale sono in netto rialzo e la sua terza partecipazione alla corsa dell’Eliseo potrebbe rivelarsi quella buona.

Per capire questa nuova situazione, dobbiamo tornare al 2017, l’anno dell’elezione di Macron, non ancora quarantenne ma già con una forte personalità. Ha frequentato le più prestigiose università francesi, ottenendo voti sempre brillanti. Presso l’ispettorato delle finanze avverte tutta la macchinosità delle strutture amministrative dello Stato. Si fa poi le ossa nel privato presso la banca Rotschild. Nel 2012, Francois Hollande lo fa entrare nello staff dei suoi più stretti collaboratori. Due anni dopo, su consiglio del primo ministro Manuel Valls, Hollande gli affida il ministero dell’economia. Nel settembre 2016, improvvisamente, rassegna le dimissioni. Svela la sua segreta ambizione: partecipare alla corsa per la conquista dell’Eliseo. Si ritiene in grado di imporre una svolta al governo della cosa pubblica. Nel maggio 2017, viene eletto nel segno del ricambio di una classe politica che da più di trent’anni poco o nulla fa per rilanciare un’economia che ristagna e che soffre della globalizzazione in corso. Macron ottiene persino una maggioranza assoluta all’ Assemblée Nationale, composta di molti giovani provenienti dal settore privato.

Il nuovo presidente è deciso a imporre le riforme di cui il paese ha un urgente bisogno. Non intende tergiversare. Vuole una vera e autentica rottura con il modo di governare dei suoi predecessori. Ritiene prioritaria la necessità di dare fiato al mondo delle imprese. Procede subito a modificare il codice del lavoro per togliere al ceto imprenditoriale quelle remore che frenano l’assunzione di nuovi dipendenti. Detto in modo esplicito: “se io padrone non ho più le mani legate quando ritengo di dover licenziare, ebbene sarò più propenso ad assumere”. La seconda importante riforma riguarda la SNCF (Société Nationale des Chemins de Fer). Si tratta di svecchiare un’azienda che presto sarà chiamata ad affrontare la concorrenza europea. La riforma è fortemente contestata dai sindacati. Per parecchie settimane lo sciopero dei ferrovieri perturba la vita sociale ed economica del paese. Ma il governo del primo ministro Edouard Philippe non indietreggia.   Nel contempo, agli occhi del ceto medio-basso, Macron è diventato il presidente dei ricchi. La riforma fiscale alleggerisce i contributi delle grandi e medie aziende per renderle più competitive, sia sul mercato interno, sia su quello estero. La popolarità del nuovo presidente viene ulteriormente intaccata dalla vicenda in cui è coinvolto Alexandre Benalla, sua guardia del corpo sin dai tempi della campagna elettorale. Si vuole scoprire chi ha autorizzato il Benalla a scendere in campo e a schierarsi a fianco delle forze dell’ordine in occasione delle manifestazioni del primo maggio (2018), nel corso delle quali il Benalla si è macchiato di violenze gratuite.

In questa occasione, Macron si espone con un tono decisamente arrogante: “Cercate il colpevole? Ebbene sono io. Sono qui. Venite pure a prendermi” Arroganza confermata in occasione della Fête nationale del 14 luglio. A un giovane che si lamenta di non trovare lavoro, Macron risponde in modo sprezzante: “si vous voulez trouver du travail, vous n’avez qu’à traverser la rue”. La popolarità del presidente precipita. Il malcontento è generale, soprattutto in provincia. Anche perché nel frattempo il primo ministro Edouard Philippe decide di aumentare la tassa sul carburante e l’abbassamento della velocità sulle strade nazionali dai 90 agli 80 km orari. (130 il limite sulle autostrade), due misure fortemente volute da Philippe, ma che in autunno scatenano la lunga e a volte violenta contestazione dei gilets jaunes. (e dire che oggi l’ex primo ministro è la persona politica più popolare!) . Scendono in piazza ogni sabato. Su molti striscioni si chiedono le dimissioni del presidente. Su altri si schizza la sua testa mozzata. A Parigi i gilets jaunes investono gli Champs Elysées. Gli scontri con le forze dell’ordine sono violenti. Un miracolo che non scappi il morto. La maggioranza della popolazione è con loro. Inizio dicembre, Macron annuncia alcune concessioni, in particolare un aumento dello SMIC, il salario minimo garantito e un lieve rialzo delle pensioni. Misure che non bastano a sedare il malcontento dei manifestanti.

Macron avverte il profondo scollamento delle istituzioni dal paese reale. Che fare? Decide di compiere una tournée nel paese per incontrare i rappresentanti del territorio, i sindaci in primis, per spiegare loro le linee direttrici della sua politica. È il tempo del grand débat. In ogni meeting Macron non si risparmia. Per 7-8 ore risponde a tutti. Entra nei più minimi dettagli dei problemi che assillano i numerosi presenti nella gestione del loro territorio. Evita battute arroganti. Nei sondaggi risale un po’ la china. Ma per poco. Nella seconda metà del 2019, lancia la riforma di cui la Francia ha il più urgente bisogno, quella delle pensioni (su 1’000 euro spesi dallo stato 272 sono per le pensioni). Il progetto è molto ambizioso ma pure complesso. E quando il primo ministro Philippe lascia intendere che l’âge pivot, ossia l’età del pensionamento, dovrà essere di 64 anni, le piazze delle città sono di nuovo in subbuglio. Per uscire da questa nuova crisi Macron ha presto un alleato: il Covid 19. Per l’economia del paese, come per quella di tutta l’Europa, è una sciagura. Tutto sommato però Macron riesce a gestirla, a volte persino in opposizione agli esperti. Non lesina aiuti alle imprese e ai loro dipendenti. Sul piano europeo, lui e la cancelliera Merkel riescono a fare accettare ai “frugali” paesi nordici la necessità di accendere un mutuo presso la Banca Centrale Europea. Una prima per i membri dell’UE. I francesi apprezzano e Macron riconquista punti.

L’aggressione russa contro l’Ucraina rafforza la posizione del presidente. Il suo tentativo di interloquire con Putin è ben accolto. Purtroppo questi non desiste. Semina sangue e dolore nel paese del quale nega addirittura l’esistenza. Macron è costretto a trascurare la campagna elettorale in corso. Tra i francesi il timore di un’estensione del conflitto rientra. A preoccuparli è in assoluto il potere d’acquisto, tema sul quale da mesi punta la candidata del Rassemblement National (non più Front). E nei sondaggi per il primo turno la Le Pen è soltanto a un paio di punti dal presidente uscente. L’esponente dell’estrema desta ha saputo darsi un volto meno spigoloso, più da mamma tranquilla, tutta dedita alla casa e ai suoi gatti. Nonostante ciò, il suo programma è sempre improntato allo slogan “priorité nationale”, accompagnato da un lungo elenco di misure (tra le quali un forte abbassamento e persino un azzeramento della Tva su un ampio numero di prodotti) che dovrebbero consentire al francese medio di risparmiare addirittura dai 200 ai 300 euro al mese.

Finanziamento? Prestazioni sociali tolte a un buon numero di stranieri e rinvio immeditato degli immigrati clandestini. Ovviamente non manca la caccia all’evasione fiscale, operazione che non ha mai registrato sostanziosi recuperi. In questi ultimi giorni il caso delle consulenze McKinsey complica la posizione di Emmanuel Macron. Per il 35-40% dei francesi torna ad essere l’odiato “presidente dei ricchi”, anche se nel bilancio della sua presidenza vanta un successo non indifferente: la riduzione della disoccupazione dal 9,6 al 7,3 %. E il suo programma non si scosta dal disegno di facilitare le iniziative del mondo imprenditoriale. Assicura tuttavia di non trascurare chi è nel bisogno. Per darsi i mezzi della sua politica torna a preconizzare la madre delle riforme, quella delle pensioni. Ne fissa l’età a 65 anni, mentre la Le Pen la mantiene a 62. Lunedì prossimo, alla luce dei risultati del primo turno, si potranno valutare le possibilità se non addirittura le probabilità dell’arrivo di una donna all’Eliseo.

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