Ex macello: paradossi, irrealtà e universi paralleli

Ex macello: paradossi, irrealtà e universi paralleli

Il Municipio di Lugano evacua e blinda il centro autonomo dopo averne abbattuto una parte: ma per il sito ufficiale del Cantone è ancora l’unico centro socio-culturale… operativo in Ticino


Rocco Bianchi
Rocco Bianchi
Ex macello: paradossi, irrealtà e universi...

Ogni volta che si prova ad approfondire la vicenda dell’ex macello di Lugano si rimane basiti dalle incongruenze, dalle contraddizioni e dalle illogicità che vi si trovano. Del resto già Virgilio Pedroni questa primavera in un suo articolo aveva messo in luce il paradosso che soggiace all’autogestione – un bisogno di indipendenza, se non di rottura, con le istituzioni, e allo stesso tempo la ricerca di una certa qual forma di riconoscimento proprio dalle autorità che contesta, quasi espressione di un momento edipico-adolescenziale non ancora completamente risolto. Ciò porta le istituzioni stesse a cadere nel paradosso di voler/dover riconoscere la loro diversità e la loro autonomia (siamo o non siamo in democrazia e in uno stato di diritto?), e al tempo stesso dover/voler incanalarla verso forme appunto istituzionali, trasformando così il riconoscimento in misconoscimento (che nel Municipio di Lugano poi questo si sia evoluto dapprima in volontà di rimozione del problema e poi nel tentativo della sua eliminazione è un’altra questione, anch’essa per certi versi paradossale per un’istituzione che si vuole democratica).

Da qui, probabilmente, la rottura o forse l’impossibilità della comunicazione tra le parti, che più che claudicante pare surreale. Esemplare in questo senso il discorso di inizio anno del sindaco, che il giorno dopo aver inviato la polizia a sgomberare per la seconda volta i molinari dalla loro “casa”, o da quel che ne resta, ha parlato di “una Lugano innovativa e partecipativa che sappia valorizzare e mettere armonicamente in musica le diverse anime e le diverse sensibilità che la compongono”. Delle due l’una: o gli autogestiti non fanno parte di queste anime (un po’ come chi ha votato no al PSE, tacciato di non essere un “vero luganese” dai vincitori), oppure, a meno che la maggioranza del Municipio soffra di disturbo bipolare, qualcosa non quadra.

Paradossale anche il fatto che, malgrado la sua vocazione anarcoide ed estremista e le diverse anime che lo compongono, il movimento degli autogestiti riesce sempre a porsi nelle sue azioni e nella sua comunicazione come un’entità unica e coesa, mentre il Municipio, che se non coeso dovrebbe essere per lo meno istituzionalmente collegiale, in questi mesi si è distinto non solo per la sua disunione, ma anche se non soprattutto per una comunicazione balbettante e raffazzonata, anche quella dei suoi singoli membri. Esemplare in questo senso il recente balletto delle responsabilità tra il sindaco e il vicesindaco Badaracco, con ciliegina sulla torta il successivo comunicato della Lega critico nei confronti dello stesso Badaracco, accusato di ‘aver lasciato solo’ il primo cittadino nell’ultimo capitolo dell’ex macello: un autore surrealista, o del teatro dell’assurdo, non avrebbe saputo scrivere di meglio.

Ma non ci si ferma qui. Il passo successivo l’abbiamo scoperto grazie alla segnalazione di un amico: dai paradossi e dalle comunicazioni claudicanti e surreali siamo in effetti passati all’irrealtà pura. Sul sito ufficiale del Cantone infatti, sezione infogiovani, vi è infatti una rubrica dedicata ai “centri d’attività giovanili” esistenti in Ticino, in cui si trovano indirizzi, recapiti e contatti. Tra le sotto-rubriche ve ne è pure una sui “centri socio-culturali”; la si apre e…sorpresa! Unico centro socio-culturale esistente in Ticino è il CSOA Il Molino, definito come centro sociale occupato e autogestito. Seguono numero di telefono fisso (091…), sito internet ed email: tutto quanto insomma occorre per essere informato sulle sue attività ed eventualmente contattare i responsabili.

Paradossale? No, siamo oltre, siamo all’irrealtà pura: ci troviamo difatti di fronte a tre dimensioni o universi paralleli (i tre firmatari della famosa convenzione), che coesistono, vivono ed evolvono e al tempo stesso si ignorano. Attendiamo con ansia un’invasione di fisici quantistici (e di scrittori fantasy) per studiare questa incredibile singolarità, l’esistenza nel nostro spaziotempo di un multiverso.

P.S: mi permetto di ribadire una questione: se sul sito del Cantone, autorità superiore cui anche la città di Lugano è sottoposta, l’indirizzo segnalato e dunque il domicilio del CSOA Il Mulino è tuttora “Area ex Macello, viale Cassarate 8, 6900 Lugano”, come fa il Municipio a denunciare il CSOA per violazione di domicilio?

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