Il pasticciaccio brutto è servito

Il pasticciaccio brutto è servito

Il Gran consiglio vota un preventivo indigesto per molti, se non per tutti. E i sindacati confermano lo sciopero per il 29 febbraio


Rocco Bianchi
Rocco Bianchi
Il pasticciaccio brutto è servito

In gastronomia il pasticcio è una pietanza formata da diversi alimenti, spesso molto disparati tra loro, tenuti assieme da un involucro (di solito di pasta frolla) e poi cotti al forno per amalgamarli; il risultato è un piatto ricco e variegato nei sapori e negli odori, una vera leccornia da portare in tavola nelle grandi occasioni. A condizione, naturalmente, di avere un cuoco o una brigata di cuochi capaci che conoscano la loro professione e le materie prime con cui operano.

In politica, per lo meno in quella ticinese, il pasticcio rima invece con preventivo 2024: la ricetta non cambia nei suoi dati essenziali (pure l’involucro, ossia la maggioranza che lo ha tenuto assieme, potrebbe essere definita in senso figurato di pasta frolla); quello che cambia è la brigata che lo ha cucinato, non solo eterogenea, ma pure fondamentalmente inetta a carente nei suoi fondamentali, ossia nella conoscenza della materia e della realtà su cui agisce. Il risultato e la tragicommedia della sua preparazione andata in scena in questi ultimi mesi del resto sono sotto gli occhi di tutti. Un pasticciaccio insomma, e pure brutto, che rischia di essere indigesto per molti se non per tutti. A cominciare dai sindacati, che hanno confermato la giornata di mobilitazione per il 29 febbraio.

Il preventivo 2024 è dunque, in ultima analisi ed estrema sintesi, semplicemente questo: l’espressione della nostra classe politica, per lo meno della sua maggioranza, priva di spessore, di carisma, della conoscenza delle basi del suo lavoro (paradigmatico in questo senso il siparietto sulla non sostituzione del 20% dei partenti nei settori dello Stato non regolati dal Piano dei posti autorizzati, con il Consiglio di Stato preso di sorpresa e che ha ammesso di non avere ancora le idee chiare su cosa esattamente comporti e gli stessi proponenti che non hanno neppure approfondito la questione se fosse un decreto soggetto a referendum oppure no), ma soprattutto di una visione che vada oltre le cifre dell’oggi per raggiungere, forse, un domani.

E allora, al netto delle decisioni prese in questi ultimi tre giorni, vediamole queste cifre. Come già fatto notare da molti, i 130 e rotti milioni di deficit previsto per quest’anno corrispondono a circa lo 0,4% del PIL del canton Ticino, che è di 31 miliardi di franchi, mentre il debito pubblico totale, di circa 2,4 miliardi, non raggiunge nemmeno l’8% del PIL (a titolo di paragone, quello federale è il doppio, e ha raggiunto negli anni passati anche livelli più alti, quello delle amministrazioni pubbliche svizzere nel loro insieme oltre il triplo).

Insomma, il mitico buon padre di famiglia, metafora tanto cara quanto abusata dalla destra nostrana, con un indebitamento finanziario di tal fatta avrebbe poco da preoccuparsi. Soprattutto non chiederebbe sacrifici ai suoi figli, ossia ai cittadini.

Non solo, ma è da smentire anche la leggenda che l’Amministrazione cantonale sia elefantiaca e sovradimensionata e che, in generale, lo Stato spenda troppo. Anche qui le cifre parlano chiaro: lo scorso anno lo Stato del Canton Ticino, popolazione di circa 355.000 persone, ha speso 11.912 franchi pro capite, il Canton Friburgo (336.000 abitanti) 12.050 franchi, i Grigioni (203.000) 13.289 franchi, il Vallese (360.000) 11.041 franchi.

La nostra classe politica piuttosto che giocare con il pallottoliere farebbe dunque meglio a chiedersi come mai i cantoni citati ricevano dalla perequazione finanziaria intercantonale una vagonata di milioni in più rispetto a noi (Vallese 844, Friburgo 589, Grigioni 269, Ticino 69,5…), tanti da ripianare con solo un loro anno i debiti di una nostra legislatura e rispettare di conseguenza senza colpo ferire il famigerato decreto Morisoli, oppure perché con un PIL decisamente più alto rispetto a quello dei cantoni citati (Ticino 31 miliardi, Vallese e Friburgo 19,5, Grigioni 14,5) al netto degli introiti perequativi noi non si riesca a far quadrare i conti, mentre loro bene o male sì. E non si venga a dire che è perché noi si investe di più, visto che in questa classifica tra gli esempi citati solo Friburgo con 844 franchi pro capite l’anno fa peggio (Vallese 2397 franchi, Grigioni 2219, Ticino 1265).

Insomma, più che alla voce uscite, che comunque può sempre essere migliorata, ci mancherebbe altro, sarebbe finalmente da mettere mano seriamente alla voce entrate. Che non significa automaticamente imposte, sia ben chiaro, ma che comunque è quello che proverebbe sicuramente a fare il mitico buon padre di famiglia prima di chiedere sacrifici ai suoi figli, portando per di più loro in tavola un pasticciaccio brutto e dal sapore francamente sgradevole: lavorare meglio, di conseguenza incassare di più.


In giornata il sindacato VPOD ha diramato il seguente comunicato:

Per uno salario di 70’000 la perdita in una carriera di 30 anni riguardante il mancato carovita del 1,4% ammonta a 30’000 fr! La compensazione del carovita è stata rifiutata dal preventivo 2024 dalla maggioranza del Parlamento.
Per un salario di 70’000 fr il taglio del 2% oltre 60’000 fr valeva 200 fr. Il taglio del 2% è stato stralciato dal preventivo 2024 dalla maggioranza del Parlamento.
Ogni docente partente al 100% verrà sostituito al 80% in base a quanto deciso nel preventivo 2024 dalla maggioranza del Parlamento: quindi calo del 20% per ogni partente, che metterà in seria difficoltà la scuola. Evidentemente si pone anche il medesimo problema per il resto del personale dei servizi del Cantone.
I tagli ai contributi e alle riserve degli enti sociosanitari e socioeducativi, ma anche universitari, sono stati mantenuti dalla maggioranza del Parlamento nel preventivo 2024.
A fronte di queste decisioni scellerate della maggioranza del Parlamento lo sciopero del 29 febbraio è ovviamente mantenuto.

Nell’immagine: un fotogramma dal servizio del Quotidiano RSI

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