“Il sospetto”, quando l’intelligenza artificiale denuncia la realtà
Al Festival dei diritti umani un documentario utilizza questa tecnologia per poter parlare delle attività criminali in una città… molto simile a Lugano
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Al Festival dei diritti umani un documentario utilizza questa tecnologia per poter parlare delle attività criminali in una città… molto simile a Lugano
• – Fabio Dozio
Seconda scoppola in tre mesi per l’UDC, dopo la bocciatura dei dieci milioni viene affossata anche l’iniziativa per la neutralità, con il 70,15% di no. Anche il Ticino ha respinto l’iniziativa, seppure con il risultato più basso della Svizzera: 51,75%
• – Fabio Dozio
La Commissione della gestione scopre che il Dipartimento della Difesa ha imbrogliato sul prezzo degli F-35. UDC e PLR chiedono un ulteriore miliardo di franchi per comperare 36 F-35 raggirando la votazione che ha fissato a sei miliardi la spesa per i jet.
• – Fabio Dozio
Confederazione e Cantoni tagliano sussidi alla formazione e aumentano le rette mentre il Fondo per gli armamenti succhia miliardi di franchi
• – Fabio Dozio
L’iniziativa della destra sulla neutralità è pericolosa. Propone di fatto un riarmo della Svizzera a costo di tagli alla spesa su sociale, ambiente, formazione e ricerca
• – Fabio Dozio
Pedonalizzazione, ciclopiste, rive pubbliche, vigneti statali: dove il bene comune viene prima dell’interesse privato
• – Fabio Dozio
I dipendenti dello Stato devono tenere un contegno corretto, i consiglieri di Stato possono incitare brutalmente alla violenza. Ma se uno statale si comportasse come Zali verrebbe licenziato in tronco.
• – Fabio Dozio
Le intercettazioni telefoniche e gli atteggiamenti del presidente del Consiglio non lasciano altre scelte: all’interessato e al governo cantonale
• – Fabio Dozio
Il capo della Difesa non perde occasione per propagandare il suo verbo: più miliardi per l’esercito perché la guerra è vicina
• – Fabio Dozio
Qualche ipotesi sul successo della destra radicale
• – Fabio Dozio
Al Festival dei diritti umani un documentario utilizza questa tecnologia per poter parlare delle attività criminali in una città… molto simile a Lugano
Si fa un gran parlare di intelligenza artificiale che inonda tutti i campi. Al Festival dei diritti umani, previsto a Lugano, verrà presentato il 14 ottobre al cinema Iride, un reportage d’inchiesta molto particolare, realizzato grazie all’uso dell’IA. Si intitola “Il sospetto – Dalla banca al bancone”: si interroga sulla presenza mafiosa negli esercizi pubblici di una città, Cerate, che non esiste. È una città immaginaria ma che fa pensare facilmente e ineluttabilmente a Lugano.
Il documentario invita a ragionare sul senso dell’utilizzo dell’IA a scopi giornalistici. In parte il discorso vale anche per le realizzazioni cinematografiche. Alla recente Mostra di Venezia ha aperto un forte dibattito il film “Be Brave”, che ha usato l’IA per ricreare parti della vita del fondatore di Diesel, Renzo Rosso. Qual è il confine tra l’algoritmo e il lavoro umano? Il direttore della rassegna Barbera ha definito l’opera “ un esperimento sul supporto tecnologico”. Anche il film di Nanni Moretti presentato a Venezia ha contenuti di IA, che sono stati dichiarati nei titoli di coda, come impongono le nuove regole dell’AI Act europeo.
“Il sospetto” indaga su un tema conosciuto da anni a Lugano, ma che rimane tabù. La presenza in città e nella regione di esercizi pubblici legati alla mafia e alla n’drangheta, come confermato da inchieste italiane. Anche il Consiglio federale, cinque anni fa, – spiega Annamaria Astrologo, responsabile dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità dell’USI – “ha riconosciuto che, negli ultimi anni, la presenza e le attività delle organizzazioni di stampo mafioso in Svizzera sono state sottovalutate, ma che in realtà vi sono infiltrazioni mafiose in tutto il Paese e non possono essere limitate a una specifica regione”.
Il tema è delicato e per questo motivo l’autore dell’inchiesta, Piero Martinis, si cela dietro a uno pseudonimo e ha deciso di utilizzare l’IA come strumento per poter indagare, proteggendo le proprie fonti. “Questo non significa – afferma Martinis – che si sia inventata l’inchiesta che sta dietro al film. Il lavoro nasce da una ricerca giornalistica, da documenti, atti giudiziari, testimonianze reali. Le fonti esistono. Le persone hanno parlato. Le informazioni hanno una provenienza verificabile”. Un testimone è l’avvocato Paolo Bernasconi, ex procuratore pubblico, facilmente riconoscibile e indicato nei ringraziamenti finali.
“Se non possiamo mostrare direttamente una realtà, possiamo comunque raccontarla?” si chiede il regista.
Per gli aspetti giornalistici, il documentario realizzato grazie all’IA fa pensare alle ricostruzioni che venivano e vengono proposte quando nella documentaristica è indispensabile proteggere i testimoni. In quel caso si fa ricorso ad attori, con l’IA a figure create artificialmente.
“Il sospetto” è un lavoro interessante, sperimentale. Utilizza uno strumento relativamente nuovo per proporre un giornalismo investigativo. Il contenuto del documentario è allarmante. A Lugano, ma anche in Ticino e nel resto della Svizzera, esercizi pubblici “storici” vengono soffocati da una concorrenza sleale legata alla criminalità.
Il documentario si conclude con la voce narrante che sintetizza: “Tutte le cose dette mi sono state raccontate da persone reali in una città reale. È vero, sono solo sospetti, voci che corrono e fino a quando non si spara, sembra che il problema non ci sia… E così anche i giornalisti, del problema, se ne occupano poco. Avevo pensato di fare questa inchiesta già 15 anni fa, ma nessun editore a cui ho chiesto sembrava interessato, forse perché pericoloso, non evidente o forse perché va bene così…”
No, non va bene così! Il documentario è stato rifiutato da RSI, SRF, RTS, perché l’IA desta ancora ritrosia alla SSR. È evidente che può indurre qualche timore: mafia e n’drangheta non scherzano. Ma il giornalismo d’inchiesta “è una forma di informazione approfondita e critica che mira a scoprire e portare alla luce fatti, verità nascoste o illeciti di interesse pubblico”. Se qualche giornalista volesse occuparsi del tema svolgendo un’inchiesta con metodi tradizionali, “Il sospetto” offre un’utilissima base di partenza.
Nell’immagine: una scena del documentario
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