Una proposta radicale: il Reddito di Base Incondizionato

Una proposta radicale: il Reddito di Base Incondizionato

Prosegue la raccolta delle firme per la nuova iniziativa sul reddito di base, mentre a Zurigo il 25 settembre si vota su un esperimento pilota


Fabio Dozio
Fabio Dozio
Una proposta radicale: il Reddito di Base...

Entro la fine di quest’anno i promotori dell’iniziativa popolare che chiede di introdurre il reddito di base incondizionato (RBI) dovranno raccogliere le 100 mila firme necessarie. Finora il numero delle sottoscrizioni è inferiore al previsto. 

Su questo tema il popolo svizzero si era già espresso nel giugno del 2016. Una prima iniziativa che proponeva un reddito di base è però fallita, bocciata dal 77% dei votanti.

Il Comitato torna alla carica rivendicando l’introduzione di un articolo costituzionale che garantisca, alle persone domiciliate, un RBI che consenta di condurre un’esistenza dignitosa in seno alla famiglia e alla società. Il reddito di base è concepito in modo da contribuire a preservare e sviluppare le assicurazioni sociali. L’iniziativa sancisce il principio, poi sarà la legge elaborata dal Parlamento a disciplinare l’importo e il finanziamento del reddito di base. “Tutti i settori economici – precisa l’articolo costituzionale – contribuiscono solidalmente a tale finanziamento sulla base dei propri proventi. In particolare, sono tassati adeguatamente il settore finanziario e le imprese del settore tecnologico ed è sgravata l’attività lucrativa”. Indicativamente i promotori prevedono che il reddito minimo dovrebbe aggirarsi attorno ai 2500 franchi mensili. Per offrirlo a tutti sarebbero necessari più di 200 miliardi. Un bel gruzzolo, dove raggranellarlo?

L’economista Martino Rossi ha elaborato un modello, presentato in modo articolato in uno studio appena pubblicato (Donato Anchora, Reddito di base incondizionato, Fontana edizioni, Lugano). Secondo Rossi il finanziamento del RBI dovrebbe avvenire prelevando dalla somma dei profitti e dei salari una quota del 36%. Questo metodo avrebbe un impatto consistente sulla redistribuzione del reddito, perché i salari alti o i grandi profitti pagherebbero in misura elevata e i piccoli e medi redditi si avvantaggerebbero.

Un’altra possibile modalità di finanziamento è quella proposta da Felix Bolliger e Marc Chesney, che suggeriscono di prelevare una micro-imposta, al massimo lo 0,5% sul traffico dei pagamenti scritturali, vale a dire i pagamenti digitali che non utilizzano denaro contante. Un’idea già avanzata tempo fa con un’iniziativa popolare che, purtroppo, non ha avuto successo, ma meriterebbe di essere ripresentata.

Il reddito di base può essere una risposta alle crisi che stiamo attraversando, dalla pandemia alla guerra in Europa, e alla prospettiva dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro. C’è chi ha parlato di fine del lavoro ed è indubbio che il futuro porterà a una riduzione degli addetti. “Fra venti anni la domanda di lavoro per una miriade di abilità umane si ridurrà notevolmente. – afferma Bill Gates – Credo che la popolazione non abbia coscienza di quello che sta accadendo”.

Il reddito di base non è una rivendicazione nuova ed è ormai diffusa in tutto il pianeta. A Zurigo il prossimo 25 settembre la Città dovrà decidere sulla proposta di avviare un progetto pilota che assegnerà per tre anni un reddito di base incondizionato di 2500 o 3000 franchi a 500 persone. Se verrà approvata questa iniziativa, sarà un laboratorio interessante.

Accettare il reddito di base richiede un cambiamento di mentalità. Si deve rinunciare al mito del lavoro, vero e proprio fondamento delle società capitalistiche. Può essere utile ricordare Paul Lafargue, genero di Carlo Marx, che nel 1880 pubblicò “Il diritto all’ozio”: il lavoro è un dogma disastroso, diceva, e “nella società capitalistica, il lavoro è la causa di ogni degenerazione intellettuale, di ogni deformazione organica”.

Il RBI promette molti benefici: ristabilire un’equità fiscale, redistribuire i redditi, offrire una libertà economica a ciascuno, promuovere l’iniziativa personale e le start-up, sostenere i lavori di cura, ridurre la disoccupazione, incentivare il lavoro parziale. 

Si tratta di una proposta radicale, forse utopica, ma a lunga scadenza sarà inevitabile, come molte riforme che sembravano utopistiche hanno confermato nel corso dei secoli.

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