La superiorità del piccolo numero

La superiorità del piccolo numero

A proposito delle esternazioni di Tito Tettamanti sull’esito della votazione sulla 13esima AVS


Maurizio Corti
Maurizio Corti
La superiorità del piccolo numero

Sul Corriere del Ticino dell’8 marzo scorso, Tito Tettamanti commenta l’esito della votazione sulla tredicesima AVS. Un commento che rende esplicito il profondo divario sociale esistente fra classi molto agiate e il resto della popolazione. Un divario accresciuto un po’ ovunque nel mondo secondo tutte le statistiche sul reddito internazionali, Svizzera compresa. 

Già il titolo dell’intervento di Tettamanti (“Riceverò la tredicesima AVS”) rivela una distanza incolmabile fra la condizione della maggioranza dei cittadini e la realtà percepita dalle élite finanziarie. Con quel titolo Tettamanti critica il voto della maggioranza dei cittadini e dei Cantoni e quasi irride chi ha votato a favore, perché – sottintende – ne beneficerà addirittura anche lui, per il quale 2’000 o 3’000 franchi all’anno in più sono una cifra irrisoria. E come dargli torto, visto che il patrimonio riconosciuto a Tettamanti rasenta il miliardo di franchi. 

Insomma: il popolo è sovrano finché non vota contro i sovrani, altrimenti non ha capito nulla e la sua opinione si ritorcerà contro di lui. L’estensore insiste infatti sul costo finanziario accresciuto delle rendite AVS e sul fatto che a pagare la fattura nel prossimo futuro saranno i giovani. Uno spauracchio che è stato ampiamente sbandierato durante la campagna. Ma incutere timori piuttosto che trovare soluzioni è un malvezzo ancora molto diffuso e purtroppo infinitamente sterile.

Chi credeva che l’esito del voto sarebbe stato diverso perché il popolo svizzero alla fine è sempre ragionevole e segue le indicazioni di governo, parlamento e centri di potere, deve fare i conti con una realtà economica e sociale fortemente degradata, spese obbligatorie in costante rialzo, precarietà di lavoro e salari al ribasso. Chi conosce il peso di questa condizione, ha ritenuto che la tredicesima AVS può almeno mitigare parte delle difficoltà. 

Purtroppo questo è il vero motivo che spiega il voto: una parte sempre più consistente della popolazione fa fatica a vivere in questa Svizzera e la situazione peggiora. Nel 2021 (redditi del 2020), in Ticino il tasso di povertà assoluta ammontava all’11,9% (contro l’8,7% in Svizzera): ciò significa che più di un decimo delle persone vive in un’economia domestica con un reddito disponibile inferiore alla soglia di povertà. E secondo il rapporto sociale del Cantone presentato lo scorso dicembre, le categorie più anziane sono quelle caratterizzate dai tassi di povertà reddituale assoluta e di persistenza in povertà più elevati. 

Non sorprende quindi l’esito di questo voto, anche se molti – come Tito Tettamanti – non lo capiscono o fanno finta di non capirlo. Secondo la teoria delle élite (che si propone di spiegare scientificamente il fatto che una frazione numericamente ristretta di persone concentra nelle proprie mani la maggior quantità di risorse esistenti – ricchezza, potere e onori – e s’impone alla quasi totalità della popolazione) questo è un fenomeno che si perpetua storicamente e che Max Weber definiva “la superiorità del piccolo numero”.

Tettamanti se la prende con la sinistra rea di sostenere “il sistema della distribuzione a pioggia”, omettendo il fatto che questa votazione era di portata costituzionale, che impediva di principio una suddivisione in categorie dei beneficiari. Ma ben venga nel prossimo futuro una proposta da parte dei più ricchi per la rinuncia al versamento dell’AVS sopra un certo reddito accumulato. Insiste poi sulla trasformazione del primo pilastro in un’assicurazione contro l’indigenza, che dispenserebbe aiuti solo ai poveri, una forma di sostegno che rischierebbe di colpevolizzare socialmente i meno abbienti. 

Infine afferma, secondo un abusato assunto, che “lo Stato è sempre più invadente e l’AVS fra qualche anno non sarà più finanziabile”.  Caro Tettamanti, ci sono proposte alternative che lei non cita: dai risparmi nel settore militare, all’introduzione di pedaggi autostradali o sui trafori, da una diversa concezione della perequazione fiscale, al pagamento delle spese sanitarie in base al reddito. 

Insomma piuttosto che inveire contro il popolo elettore o gli antagonisti politici, sarebbe ora di fare finalmente tutti un atto di vera unità per salvare questa Svizzera e chi ci abita, anche quelli che non costituiscono élite. Nella prefazione al “Rapporto sociale: statistica sulla povertà in Ticino” si cita Nelson Mandela: “Sconfiggere la povertà non è un atto di carità, è un atto di giustizia”. 

Nell’immagine: il venerato eremita Tito Tettamanti, che vive in una catapecchia a Castagnola e mangia solo radici, dispensa generosamente perle di saggezza ai poveri del mondo intero

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