Immigrazione: la volontà dei cittadini non è quella che dicono i politici

Immigrazione: la volontà dei cittadini non è quella che dicono i politici

Una ricerca universitaria indica che l'opinione degli abitanti dell'UE è più aperta a soluzioni concrete di quanto si vuole far credere


Redazione
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Immigrazione: la volontà dei cittadini non è...

Di Natalia LetkiDawid Walentek, Peter Thisted Dinesen e Ulf Liebe, The Conversation

I temi della migrazione e dell’asilo sono controversi in Europa e hanno causato per anni profonde spaccature tra gli Stati membri dell’UE. Questi temi sono stati anche all’ordine del giorno delle elezioni europee del 2024. I partiti politici hanno assunto posizioni radicalmente diverse, dalla proposta di triplicare il personale di Frontex, l’agenzia di frontiera dell’UE, al suo scioglimento totale.

Ad aprile il Parlamento europeo ha approvato il patto sulla migrazione e l’asilo, una revisione delle politiche migratorie che si attendeva da quasi un decennio. Il patto mira a migliorare l’immigrazione, il controllo e la politica di asilo alle frontiere esterne dell’UE e a rendere più facile il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti nei Paesi di origine.

Introduce inoltre una serie di “misure di solidarietà”, in base alle quali le nazioni meno gravate devono offrire sostegno a quelle che ricevono un carico maggiore di domande di asilo. Infine, consente ai richiedenti asilo di accettare un lavoro retribuito se sono in attesa di una decisione sulla loro domanda da più di sei mesi. Secondo i critici, però, il provvedimento mina i diritti umani dei richiedenti asilo, limitando il loro diritto di appello.

Nel frattempo, i governi polacco e ungherese hanno votato contro il patto e hanno dichiarato che non lo ratificheranno. Entrambi i Paesi e la Repubblica Ceca hanno violato il diritto dell’UE nel 2015 rifiutandosi di accettare i richiedenti asilo trasferiti da altri Stati membri.

Secondo una nostra recente ricerca, però, i cittadini europei non sono polarizzati sulla questione come i loro governi. In tutti gli Stati membri, i cittadini hanno opinioni molto simili. Ad esempio sono molto favorevoli al permesso di lavorare per i richiedenti asilo.

Abbiamo intervistato un totale di 18.176 persone in dieci Stati membri dell’UE (Polonia, Ungheria, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Danimarca, Germania, Austria, Spagna e Portogallo) su ciò che si aspettano dalla politica di migrazione e asilo.

Abbiamo chiesto opinioni su una serie di elementi: il controllo delle frontiere esterne dell’UE, la ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, la libertà di movimento, il diritto al lavoro e il costo della politica d’asilo per il contribuente medio. Agli intervistati è stato chiesto più volte di scegliere tra due diversi pacchetti di misure, nei quali abbiamo variato in modo casuale questi aspetti.

Gli intervistati sono stati per il 17-18% più favorevoli ad una politica con una delle due opzioni che consentono l’accesso al mercato del lavoro, rispetto a una politica che non prevede il diritto al lavoro. Tuttavia non erano favorevoli alla libertà di movimento dei richiedenti asilo e nell’8,3% dei casi preferivano che vivessero in un luogo designato.

Non sorprende che la maggior parte delle persone vorrebbe una politica d’asilo poco costosa (il 15% in più di chi avrebbe scelto quella più costosa). Inoltre, anche se sarebbero favorevoli a una maggiore protezione alle frontiere esterne dell’UE, questo aspetto non è di primaria importanza.

Queste preferenze sono state condivise dai cittadini intervistati in tutte le nazioni, indipendentemente dall’età, dal sesso o dal livello di istruzione.

I cittadini dei Paesi che in passato hanno registrato un forte afflusso di richiedenti asilo (Germania, Spagna, Austria, Portogallo) vorrebbero poter ricollocare i nuovi richiedenti in Paesi con un minore afflusso. Per gli altri Paesi, la questione della ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri è solo marginalmente importante – le persone sono generalmente più interessate alla politica interna che alle soluzioni a livello europeo.

Gli effetti della guerra in Ucraina

Abbiamo raccolto i dati poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina e li abbiamo raccolti di nuovo in Polonia, Ungheria e Germania subito dopo. Volevamo sapere se la tensione legata all’improvvisa presenza di milioni di rifugiati di guerra avesse modificato le aspettative dei cittadini sulla politica di asilo nei Paesi più colpiti.

A poche settimane dall’invasione russa oltre 6 milioni di rifugiati ucraini sono entrati nell’UE. Sono stati accolti con una massiccia ondata di sostegno e gli è stata offerta una speciale protezione temporanea che ha permesso loro di trovare lavoro [come in Svizzera, ndr] e di trasferirsi liberamente all’interno dell’UE.

Tuttavia le comunità che li hanno accolti hanno subìto notevoli tensioni, con un aumento sensibile della domanda di servizi sociali e una crescente concorrenza sul mercato del lavoro. D’altra parte  la vicinanza della guerra e la somiglianza culturale dei rifugiati con i cittadini dell’UE potrebbero averli resi generalmente più aperti nei confronti dei richiedenti asilo.

Le ricerche che analizzano le preferenze per i diversi tipi di immigrati hanno mostrato pochi o nessun cambiamento nella posizione generale verso i rifugiati e i richiedenti asilo tra i cittadini europei dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Abbiamo ripetuto le interviste in Germania, Polonia e Ungheria – i Paesi più esposti all’afflusso di rifugiati dall’Ucraina nel nostro studio originale – per vedere se la guerra li avesse portati a cambiare le loro posizioni. È interessante notare che la guerra ha reso i cittadini polacchi e ungheresi ancora più disposti a concedere ai richiedenti asilo l’accesso al mercato del lavoro, e leggermente più aperti alla loro libertà di movimento.

Mentre i governi possono rimanere divisi su questi temi, i nostri risultati mostrano che i cittadini europei sono in gran parte d’accordo, e sostengono una politica di cauta ospitalità. Questo ci fa sperare che la questione della migrazione possa passare dal dividere all’unire l’Europa, e che l’UE possa attuare una politica migratoria all’altezza dei suoi valori. Tuttavia, affinché ciò accada, i politici dell’UE dovranno ascoltare i loro elettori.

Traduzione a cura della redazione
Nell’immagine: sbarco di migranti siriani sulle rive dell’isola di Lesbo (Grecia) nel 2015

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