Chi domina lo spazio domina la terra

Chi domina lo spazio domina la terra

L'adagio è ancora attuale, ma l'Europa che fa?


Cecilia Cacciotto
Cecilia Cacciotto
Chi domina lo spazio domina la terra

L’avventura spaziale risveglia il bambino che è in noi, ma l’altra odierna faccia della moneta è meno romantica anche se altrettanto avventurosa. Oggi oltre ad esaudire la nostra sete di conoscenza, di progresso e di egemonia, andare nello Spazio può risolvere problemi pratici: vi cerchiamo infatti nuove risorse, e, non meno importante, luoghi dove vivere in un futuro più prossimo di quel che pensiamo. Elon Musk, che ha rivoluzionato il mercato imponendo i suoi lanciatori e abbassando i costi dell’avventura spaziale, non fa mistero del suo progetto: riuscire nel corso della sua vita ad andare su Marte per insediarvi colonie umane.

Se nel secolo passato, la corsa allo Spazio aveva due principali protagonisti, oggi le potenze che si affacciano sul cosmo sono molte di più: agli Stati Uniti e alla Russia si è aggiunta la Cina (e in modo prepotente); senza dimenticare l’India, che ha un ruolo tutt’altro che ininteressante; infine c’è anche l’Europa, che con la sua Agenzia spaziale europea, a cui partecipano ancora i britannici, sembra aver ripreso coscienza della rilevanza strategica della corsa spaziale. Sembra.

Perché si vuole tornare nello Spazio?

Le attività spaziali nascono insieme a quelle nucleari nel secolo scorso, americani e russi sviluppano i missili balistici intercontinentali, in tutto simili ai razzi per mettere in orbita i satelliti. L’idea che fino a un certo punto li ossessiona è mettere in orbita ordigni nucleari a scopo di deterrenza. L’industria bellica mondiale si rilassa dopo il 1989 con la caduta del muro di Berlino. La data la ricordiamo tutti, ma c’è un’altra data che dovremo tenere a mente ed è il 1991.

Allora, durante la prima guerra del Golfo, Washington prova in Iraq il 70% degli ordigni messi a punto fino a quel momento, tra gli altri anche le bombe “intelligenti”, che grazie alla geolocalizzazione, quindi ai satelliti, colpiscono il bersaglio prescelto con estrema precisione. La prima guerra del Golfo porta alla militarizzazione e alla geopolitica dello Spazio, l’astropolitik, teorizzata dall’americano Everett Dolman, che propone l’equazione: chi controlla lo Spazio controlla la Terra e i destini dell’umanità.

Una massima cui credono non solo gli USA ma anche i grandi player del pianeta. La capacità di lanci commerciali di SpaceX, che ci sbalordisce da anni, permette agli americani di mantenere il predominio in campo spaziale, ma come dicevamo nessuno tra i big si ritrae: la Cina, per esempio, l’anno scorso con la ‘missione Chang’-e6 ha esplorato il lato oscuro della Luna, finora il solo Paese a farlo, e il suo obiettivo dichiarato è stabilire una base lunare entro i prossimi dieci anni.

Con Pechino più che determinata a superare la Russia e ad affiancare gli Stati Uniti, l’equilibrio di potere nello spazio cambierà.

L’Europa che intende fare?

Oltre alla frammentazione sul piano militare, l’Europa paga la frammentazione politica anche in questo settore: 27 Paesi, 27 diverse strategie (con Francia e Germania che giocano la parte del cane e del gatto).

Mancano poi i fondi privati per dare fiducia e soprattutto slancio alle startup europee, come trovare altrimenti i nostri Elon Musk?

Evocare l’uomo più ricco del pianeta, inevitabilmente ci porta in mente anche l’aggettivo visionario. L’Europa deve ritrovarsi e riscoprirsi visionaria. “Così come fu subito dopo la seconda guerra mondiale con la creazione dell’”Agenzia spaziale europea” (oltre che della Ceca e dell’Euratom).

Dalla fine dell’anno scorso almeno una certezza l’abbiamo, la Commissione Ue ha staccato un assegno da 10,6 miliardi di euro per la realizzazione di Iris2, costellazione di satelliti per le comunicazioni sicure, il più ambizioso progetto spaziale europeo dell’ultimo decennio. Il sistema sarà operativo a partire dal 2030: si tratta di una costellazione di 290 satelliti cui lavora il consorzio SpaceRise (guidato dai tre maggiori operatori satellitari europei, la francese Eutelsat; Ses, operatore lussemburghese; e Hispasat, principale operatore spagnolo di satelliti per telecomunicazioni).

Tra gli obiettivi: ridare nuovo slancio al programma spaziale del Vecchio Continente azzoppato da una gestione tipicamente europea (leggere: non necessariamente lungimirante), e anche da un pizzico di sfortuna. Forse il rapporto sulla competitività dell’ex governatore della Bce, nonché premier italiano, Mario Draghi, a qualcosa è servito. L’Esa finalmente si apre alla concorrenza e mette in soffitta la ripartizione dei contratti tra gli Stati membri in base agli investimenti fatti da quest’ultimi. Insomma, comincia a guardare lontano.

È già un passo avanti. Ma è sufficiente per andare nello Spazio insieme agli altri grandi?

Nell’immagine: la Terra vista dalla Luna (illustrazione)

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