Parole e musica tra la rabbia e la disillusione, l’incanto e lo sforzo

Parole e musica tra la rabbia e la disillusione, l’incanto e lo sforzo

Torna in Ticino Massimo Zamboni, storico componente e autore del gruppo “CCCP – Fedeli alla linea” per presentare il suo ultimo lavoro discografico. Appuntamento lunedì sera allo Studio 2 della Radio a Besso


Gianluca Verga
Gianluca Verga
Parole e musica tra la rabbia e la...

In un tempo lontano Massimo Zamboni disegnò il suono del più influente gruppo rock alternativo italiano. Una realtà sonica che ha nutrito la scena artistica indipendente a venire e il cui lascito è ancora lungi dall’esaurirsi. Ed era un suono urticante, spigoloso che si coniugò a meraviglia con la voce iconica e le parole declamate, recitate e salmodiate da Giovanni Lindo Ferretti. Un’esperienza artistica unica, preziosa e travolgente che quasi a furor di popolo – complice l’amore mai sopito della gente, unitamente al quarantennale dagli esordi e alla mostra di grande impatto e successo in quel di Reggio Emilia, ha convinto i “CCCP-Fedeli alla linea” al ritorno sulle scene. Non si sa per quanto, nonostante che i biglietti messi in vendita per le date “berlinesi” sono stati bruciati in una manciata di minuti. Perché nessuno, amandoli, li ha mai scordati, trasmettendo al contempo ai figli e ai nipoti l’epica di una vicenda che lo scorrere del tempo non ha certo scalfito. Ne ha piuttosto amplificato la portata artistica, sociale e culturale e di come e quanto hanno nutrito il nostro immaginario di allora, che si riverbera ancora attraverso il tempo e lo spazio.  

I CCCP certo, successivamente i C.S.I.  sempre con Ferretti e altri compagni di viaggio a scrivere pagine di un’intensità musicale e poetica che hanno toccato vertici artistici sublimi. 

E poi Massimo, anche lui rintanatosi sull’ Appennino emiliano al pari del sodale Ferretti, amplia e affina il suo talento di narratore rivelandosi un’ottima penna. Ha pubblicando una decini di libri, ad esempio per Einaudi e La nave di Teseo, tra i quali “L’eco di uno sparoo “La trionferàche ho particolarmente amato e che Massimo Zamboni venne a presentare a Lugano nell’estate del 2022. Vicende e storie che affondano nella sua biografia famigliare ma anche collettiva per raccontarci le radici di un presente disatteso. Ma che è urgente recuperare “partendo dalla Resistenza e dalla Costituzione” suggerisce l’autore.  

E poi la musica che non ha mai smesso di frequentare. Progetti discografici, concerti, colonne sonore per film e documentari e album. Tra questi l’ultimo ancora per qualche settimana è “La mia patria attuale”, che fa da pendant con “La trionferà”, attraverso il quale offre il suo prezioso punto di vista, utilizzando la forma  canzone, per raccontare la sua patria “all’incrocio tra la rabbia e la disillusione, l’incanto e lo sforzo. Un paese diviso tra lo sfacelo e indicibile bellezza”. Album che ha generato consensi e innescato riflessioni attorno a una parola difficile da pronunciare: “patria”. Una parola che lo tormentava e che doveva indagare. Un’identità sia materiale che immateriale con la quale confrontarsi.  Un concetto che contiene in sé “il mascheramento delle diseguaglianze, l’esercizio della violenza in difesa di interessi personali o di casta”. Un’opera urgente che gli ha permesso di confrontarsi e fare i conti con un’identità, personale ma anche collettiva. “In Italia rispetto ad altri paesi non si espone la bandiera se non quando si vince un Mondiale di calcio o quando viviamo una paura collettiva, come successe con la pandemia.  Non la si espone perché c’è una forte ritrosia accumulata nei secoli, una diffidenza nei confronti dell’organo statale che tendiamo a identificare, errando, con la patria. Questa è la gestione amministrativa, l’altra è il concetto immateriale che fatichiamo a definire”. 

E poi una lunga esperienza dal vivo. Massimo Zamboni ha imbastito canzoni e pensieri portandoli sui palchi grazie a “Con voce di popolo, dialoghi e canzoni dalla piccola patria alla patria attuale”, spettacolo tra musica e riflessioni che fece tappa anche a Lugano e che ebbi il piacere di gestire. Un evento e che traeva linfa tanto dal disco quanto dal libro per metter in circolo riflessioni da condividere col pubblico. Ma già allora Zamboni stava maturando l’idea di ampliare la portata dei suoi ragionamenti a quella patria che si ritrova fuori dai confini nazionali. Perché, come ben sappiamo, dalla notte dei tempi gli uomini si muovono, viaggiano, emigrano, fuggono, ricominciano altrove per una serie di fattori e accadimenti che ben conosciamo. 

Una patria “traslocata” dunque, in un “altrove” in cui la lingua materna rimane, come la cultura, i caratteri, lo spirito, la gastronomia, i paesaggi interiori: la patria immateriale. E ci si annusa tra simili, ci si cerca. Succedeva un tempo, accade anche oggi con le nuove generazioni istruite, brillanti, acculturate che non hanno un cantiere da edificare o una ferrovia da costruire. Anche lui ha vissuto sulla propria pelle questa condizione, come la sua generazione. Non a caso i CCCP nacquero a Berlino. Ed è proprio questa “patria traslocata” a nutrire il nuovo album di canzoni che l’artista reggiano pubblicherà nel corso del mese di marzo e cha ha registrato lo scorso anno negli studi della RSI: “Andare via. Riflessioni su un’Italia traslocata”. Disco che avrà la sua presentazione pubblica lunedì 11 marzo dalle 20:30 allo Studio 2 della RSI con diretta in video streaming.

Nell’immagine: Massimo Zamboni

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