Né con Putin, né con la Nato?

Né con Putin, né con la Nato?

I drammi politici obbligano a scelte laceranti. In questo caso fra democrazia e assolutismo


Martino Rossi
Martino Rossi
Né con Putin, né con la Nato?

“Né con Putin, né con la Nato”. Lo si sente ancora questo slogan, dopo nove mesi di resistenza ucraina all’aggressione putiniana. Sconcertante. Non solo per la sua assonanza con il famigerato “Né con lo Stato, né con le Brigate Rosse”. Soprattutto perché, senza il sostegno militare della Nato all’Ucraina, questa sarebbe già, nel migliore dei casi, un nuovo stato satellite degli oligarchi russi in combutta con una parte di quelli ucraini. Questo slogan equivale a dire “Né con la Russia, né con l’Ucraina”, e quindi “Né con l’aggressore, né con l’aggredito”. Improponibile. Lo si deve riconoscere, anche se la Nato non ci piace e la politica estera americana meno ancora.

I drammi politici obbligano a scelte laceranti. Ma la storia ci ricorda che grandi politici e pensatori critici lo hanno fatto. Fra questi, Karl Marx in persona di fronte alla “guerra di Crimea” (coincidenza singolare…) del 1853-56.

Era una guerra fra l’impero zarista e quello Ottomano. Il primo voleva smembrare il secondo a suo vantaggio, fare della Turchia un satellite della Russia, controllare il Mar Nero chiudendovi gli accessi dal Mediterraneo. Marx, che con Engels aveva già pubblicato il celebre “Manifesto del partito comunista” del 1848, non ha detto “Né con lo Zar, né con il Sultano”; ha invece incitato con forza Inghilterra e Francia, potenze capitaliste e coloniali, a intervenire contro la Russia zarista e reazionaria a fianco degli Ottomani aggrediti e non certo progressisti. Lo ha fatto perché le rivoluzioni europee del ’48 avevano scardinato la Restaurazione assolutista e aristocratica instaurata dopo la sconfitta di Napoleone. Vi avevano partecipato anche gli embrioni della classe operaia organizzata (anarchici e socialisti) assieme a liberali, radicali, monarchico-costituzionali. E quella “Primavera dei popoli” aveva aperto la via a riforme democratiche, liberali e sociali, anche se le insurrezioni erano state sedate nel sangue e la repressione non tardò a colpire le frange più radicali della “rivoluzione del ‘48”.

Insomma: Marx ed Engels si erano schierati con la “Nato” di allora (Inghilterra e Francia) in aiuto alla Turchia e contro la Russia zarista. Invece, la sinistra che si pretende radicale (senza parlare dei patetici comunisti russi) si schiera oggi con la Russia neo-zarista che aggredisce l’Ucraina e contro la Nato. La Nato che, “turandosi il naso”, fu accettata come il minor male anche dal grande leader euro-comunista Berlinguer, nel 1976, cui era ben presente la repressione della Primavera di Praga condotta dall’Urss e dal Patto di Varsavia nel 1968.

Engels, d’intesa con Marx, scriveva nel 1853 che “di fatto sul continente europeo non vi sono che due potenze: la Russia con il suo assolutismo e la rivoluzione con la democrazia” (si veda “Le Monde diplomatique”, 11/2022). La rivoluzione socialista non c’era allora in Europa e non c’è nemmeno oggi: ma c’era e c’è la democrazia (nonostante la Nato), dentro la quale la sinistra può agire e, se ne è capace, crescere. Di là, invece, c’è l’assolutismo e la sua tragica aggressione contro il popolo ucraino.

Pubblicato da La Regione

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