Un’identità composita che passa attraverso le diversità dell’italiano in Svizzera

Un’identità composita che passa attraverso le diversità dell’italiano in Svizzera


Aurelio Sargenti
Aurelio Sargenti
Un’identità composita che passa attraverso...

Diciamolo subito: il volume collettaneo Italianità plurale. Analisi e prospettive elvetiche, a cura di Rosita Fibbi, Marco Marcacci e Nelly Valsangiacomo, Armando Dadò editore, è molto interessante, divulgativo e istruttivo. Un livre de chevet, da tenere a portata di mano. Ed è ciò che è emerso con grande chiarezza la sera della sua presentazione, 8 febbraio, alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, con gli interventi della Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti, del presidente del Gruppo di studio e di informazione Coscienza Svizzera Verio Pini e dello storico nonché co-curatore del volume Marco Marcacci. 

Il libro comprende una quarantina di brevi testi scritti da ventisette studiose e studiosi che, «come tessere di un mosaico», vanno a comporre un ritratto dell’italianità in Svizzera. Suddivisi in cinque capitoli tematici (Politica linguistica; Cultura; Identità; Associazionismo; Immigrazione), i contributi «presentano alcune delle realtà che riguardano l’italianità sul suolo elvetico; suggeriscono percorsi tra fenomeni e termini che ci parlano delle diverse identità ad esse correlate; affrontano alcune delle questioni culturali principali, così come si interrogano su diversi aspetti dell’immigrazione italiana in Svizzera» (p. 21). 

Il volume trova la sua forza nella bravura degli studiosi, che hanno saputo concentrare l’essenza del loro dire in tre, quattro, al massimo cinque pagine sugellate da una essenziale bibliografia per chi volesse approfondire. Partendo dall’Indice, il lettore può spigolare tra le 213 pagine assecondando i suoi immediati interessi, incurante di ciò che precede o segue l’argomento da lui scelto. Ad esempio: come italianista in servizio e insegnante felicemente in pensione la mia attenzione è stata immediatamente catturata dall’articolo L’insegnamento dell’italiano nella scuola pubblica di Anja Giudici (cap. I). Dal quale si evince (già lo sapevo, ma qui ne ho trovato conferma) che solo il 15% delle allieve e degli allievi studia l’italiano nelle scuole secondarie superiori d’Oltralpe e che diversi istituti dei cantoni tedescofoni non offrono accesso a questa lingua nonostante la raccomandazione della Conferenza dei Direttori Cantonali della Pubblica Educazione (CDPE), pubblicata nel 2015, secondo la quale «l’italiano dovrebbe essere offerto in ogni scuola o in ogni distretto scolastico come disciplina fondamentale e/o specifica». 

Dal capitolo II (intitolato Cultura) ho letto con attenzione lo scritto di Lorenzo Tomasin sulle Cattedre di lingua e letteratura italiana nelle università svizzere e quello di Mattia Lento su Cinema: gli immigrati italiani e il grande schermo (non vi dice nulla il film di Villi Hermann, San Gottardo?). Altrettanto interessanti (dal cap. III dedicato alla Identità) sono i saggi di Nelly Valsangiacomo su La radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), di Orazio Martinetti su La stagione dell’elvetismo, di  Saffia Elisa Shaukat su Gli stagionali: braccia sì, donne e bambini no, come pure quello di Paolo Barcella sull’Associazionismo italiano in Svizzera (cap. IV); così come sapere perché «dai confederati eravamo [noi Ticinesi] considerati italiani, o, più precisamente, ‘cincali’» (Rosita Fibbi, Quando li chiamavano cincali, p. 135). Potrei continuare, ma finirei per citare l’intero Indice. 

 La brevità e la chiarezza dei contributi invogliano il lettore a proseguire nella lettura, passando da un testo all’altro, da un capitolo all’altro, a scelta, come si fa con una raccolta di racconti brevi.

Il volume Italianità plurale. Analisi e prospettive elvetiche è una pregevole riflessione sull’italianità in Svizzera; una italianità che non è un fenomeno esclusivamente linguistico, che pure continua ad essere una questione importante, ma comporta un insieme di relazioni sociali e culturali, di costruzioni identitarie collettive. Abbiamo sì, una Svizzera italiana, territorialmente e politicamente ben definita, ma esiste anche una Svizzera italofona, di cui tener conto, con cui dialogare per difendere e promuovere la lingua e la cultura italiana nel nostro Paese. L’italianità in Svizzera è qualcosa che va al di là della Svizzera italiana, come ben documenta questa pubblicazione. Che andrebbe tradotta nelle altre due lingue ufficiali.

Scrivere della lingua è scrivere delle parole di vita di singoli donne e uomini e di popoli.

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