Vero processo o farsa stucchevole?

Vero processo o farsa stucchevole?

Nuovi capitoli giudiziari nell'infinito caso dell'ex consigliere di Stato ginevrino Maudet, che aspira alla rivincita


Riccardo Bagnato
Riccardo Bagnato
Vero processo o farsa stucchevole?

Disteso, come sempre determinato, ai giornalisti che lo aspettano davanti al tribunale di giustizia ginevrino, Pierre Maudet si limita al minimo sindacale: “Buongiorno”. E basta.

Eppure qualcosa è cambiato da febbraio, da quando l’ex magistrato ginevrino è stato condannato per accettazione di vantaggi in relazione al viaggio fatto in famiglia ad Abu Dhabi nel 2015.

Ora, infatti, Pierre Maudet è un libero cittadino, nessuna carica pubblica. Nel corso del primo processo ricopriva la carica di consigliere di Stato dimissionario e candidato alla propria successione. Tuttavia, a lui, il popolo ginevrino ha preferito la verde Fabienne Fischer lo scorso marzo. E quindi ora Pierre Maudet è un semplice cittadino e lavora come responsabile in una societä di sicurezza informatica.

Una differenza che avrà influenza sul processo d’appello che si è aperto a Ginevra questo lunedì? In linea del tutto teorica, no, in linea pratica, forse. E non perché il ruolo di consigliere di Stato (dimissionario o in carica) potrebbe indurre i giudici a una particolare attenzione (non dovrebbe, ma chi siamo noi per credere a tali verità granitiche?), ma perché nel 2023 si terranno le prossime elezioni cantonali sulle rive del Lemano. E quello che si è aperto questa settimana – c’è da giurarci – è solo l’ennesimo capitolo del lungo feuilleton ginevrino.

Tre giudici, e non uno come nel primo processo, dovranno quindi riprendere in mano il dossier. Pierre Maudet e suoi avvocati chiedono l’assoluzione completa, mentre il ministero pubblico (anche lui ha ricorso in appello) vuole 14 mesi di prigione o almeno è quanto il primo procuratore ginevrino, Stéphane Grodecki, aveva chiesto a febbraio scorso.

Per il ministero pubblico la pena pecuniaria sospesa con la condizionale di 300 aliquote giornaliere da 400 franchi e la compensazione di 50mila franchi (il valore stimato del viaggio pagato dalla famiglia reale degli Emirati) non erano e non sono infatti adeguati. Quindi tutto da rifare.

A questo punto il verdetto potrebbe arrivare prima del previsto, ma la maggior parte degli osservatori parlano di alcune settimane. Vedremo. Quel che è certo è che comunque vada, c’è da crederci, quello del processo d’appello non sarà l’ultimo atto.

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