Il Fato è una bestia grama

Il Fato è una bestia grama

La tragica fine del Tour de Suisse per il ciclista svizzero Gino Mäder


Giancarlo Dionisio
Giancarlo Dionisio
Il Fato è una bestia grama

Ricordo un ragazzino di 17 anni. Spavaldo, coraggioso. Ai Mondiali juniores del 2014, a Ponferrada in Spagna, si lancia all’attacco nel giro conclusivo. Invano. Ricordo un giovane uomo di 21 anni. Lucido,  generoso. Ai Mondiali Under 23 del 2018 a Innsbruck giunge quarto dopo aver lavorato come un dannato per costruire il successo del suo compagno di Nazionale Marc Hirschi. Ricordo un uomo cresciuto. Un professionista serio. Si sta costruendo una carriera importante. Vince tappe, al Giro d’Italia, al Tour de Suisse. Sale anche nelle classifiche generali : 2o al Tour de Romandie, 5o e miglior giovane alla Vuelta di Spagna. Dal 2009 uno svizzero non riesce a  far sua un’importante corsa a tappe. Fu Fabian Cancellara, proprio al Tour de Suisse. Spartacus avrebbe voluto questo giovane uomo quale leader della sua nuova squadra, la Tudor, a partire dalla prossima stagione. Rimarrà un sogno. Quello di Cancellara potrà trovare nuovi orizzonti. Quello  di Gino Mäder è stato stroncato giovedì 15 giugno. Anche se il referto medico dice che il suo cuore ha cessato di battere alle 11.30 del giorno successivo.
Stava scendendo dal passo dell’Albula per raggiungere il traguardo di La Punt. Aveva appena visto alcuni rappresentanti del suo fan’s club, fondato nel Mendrisiotto nel 2021. Aveva probabilmente il cuore gonfio di gioia e di soddisfazione, anche  se era lontano dai primi. Avrebbe potuto affrontare la discesa fischiettando, senza forzare, in totale controllo. Non ci sono immagini. Non sappiamo e non sapremo  se stava spingendo.
Ci si interroga. È normale. È giusto. Perché quel presunto sbandamento ?  Perché quel salto nel vuoto ? Perché in un punto così difficile per le le operazioni di soccorso? La polizia grigionese ha aperto un’inchiesta. Non ho idea di dove possa portare. Malore, guasto meccanico, banale e fatale disattenzione ? Evitabili ? Chissà ! 

Vent’anni fa una vicenda come quella di Gino sarebbe stata archiviata con qualche articolo e con qualche servizio radiotelevisivo. Oggi i social media amplificano tutto : dalla condivisione del dolore alla ricerca di un colpevole. Si arriva a mettere in discussione l’essenza del ciclismo, che è fatto di salite, di pianura e di discese. Si ipotizzano o si auspicano  interventi da parte dell’UCI, l’Unione Ciclistica Internazionale. Il tutto sull’onda delle emozioni. Imporre dei limiti di velocità in discesa ? Sistemare dei rilevatori e sanzionare i trasgressori ? Sarebbero i corridori i primi ad opporsi. E a sorridere.
Gino se ne è andato probabilmente perché nel grande libro del destino stava scritto che quello era il suo giorno. La sua ora. In circostanze analoghe, al Tour de Suisse del 2008, Franck Schleck fece un salto nel vuoto. Restammo tutti col fiato sospeso, ignari del fatto che le fronde di un frassino avevano attutito la  caduta del lussemburghese. Al Tour de France del 1995 Fabio Casartelli scivolò nella discesa dal Col du Portet d’Aspet. La sua testa andò a sbattere contro un paracarro. Sarebbero bastati pochi centimetri per poter raccontare una storia diversa. Al Giro d’Italia del 2011, il belga Wouter Weylandt si girò a 180 gradi per vedere che cosa stava accadendo alle sue spalle. Un attimo. Un flash. Abbastanza per girarsi di nuovo e trovarsi davanti una sporgenza in muratura, il suo capolinea.

 Il dramma di Gino Mäder suscita tristezza e sconforto. Nei suoi cari, nei suoi compagni, in coloro che lo hanno conosciuto e frequentato anche occasionalmente. Era uno che sapeva farsi voler bene. Ed è forse in virtù di questo bene che pure lui ha saputo donare all’ambiente che si dovrà volgere lo sguardo al domani. Non tanto in virtù del triste e squallido « The Show must go on », bensì per la consapevolezza che il ciclismo è uno sport in cui il rischio zero non esiste. I corridori ne sono consapevoli. Gino rimarrà come un monito. Quello di un caro amico che ti ripete costantemente « fai attenzione, non perdere mai la concentrazione, il destino può essere una canaglia, cerca di essere più bastardo di lui. » Lo sanno. Ci provano. Ma a volte basta un attimo. Addio. 

Nell’immagine: Gino Mäder

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