Lo strapotere dell’industria del tabacco

Lo strapotere dell’industria del tabacco

Una storia di lobbismo e connivenze all’origine di una legislazione fra le più lassiste a livello internazionale


Daniele Piazza
Daniele Piazza
Lo strapotere dell’industria del tabacco

Swiss cheese, swiss chocolate, un nome e una garanzia di qualità in tutto il mondo. E swiss tobacco? Un nome, una garanzia, ma vergognosa. La Svizzera esporta sigarette quasi quanto Emmental, Gruyère ed Appenzeller, ma non è di certo un vanto, anzi è persino cinico. Pensate: da noi si producono, ma attenzione, soltanto per l’esportazione, sigarette con un tenore di nicotina e catrame che viola le norme svizzere ed europee. La loro vendita è insomma vietata nelle nostre edicole, sono troppo nocive, troppo pericolose. Ma poco importa, vengono esportate in Africa, nel Vicino Oriente o in Asia. La salute di marocchini, palestinesi e sudafricani conta di meno, e poi vi sono in ballo gli interessi superiori dell’industria del tabacco.

La Svizzera è una pacchia per la Philip Morris (Marlboro, Chesterfield, Muratti), per la British American Tobacco (Parisienne, Pall Mall, Lucky Strike) e per la Japan Tobacco International (Camel, Winston, American Spirit). Le tre grandi multinazionali del tabacco hanno i loro quartier generali e tre fabbriche in Svizzera. Oltre ai privilegi fiscali, godono di agevolazioni in materia di prevenzione, pubblicità, produzione e vendita di sigarette. È il risultato dell’accondiscendenza della politica e di un intenso lobbismo che fa leva su organizzazioni padronali come l’USAM, e su uno stuolo di parlamentari borghesi.

Nel corso dei decenni l’industria del tabacco ha in questo modo ostacolato i vari tentativi di prevenire e frenare il consumo di sigarette. La Svizzera figura, d’altronde, in fondo alla classifica dei paesi che contrastano il potere delle multinazionali del tabacco. La loro strategia si riassume nel mollare soltanto il minimo indispensabile, ammettere le evidenze soltanto quando sono inconfutabili, per poi relativizzare e insistere su qualche passo in avanti.

Ancora 5 anni fa la lobby del tabacco ha contribuito a bloccare alcune restrizioni legislative, ha mollato qualcosina soltanto sotto la pressione dell’iniziativa contro la pubblicità del tabacco rivolta ai giovani su cui voteremo il 13 febbraio. È nato così un controprogetto all’acqua di rose, una versione edulcorata del progetto iniziale del Consiglio federale. Rimane nettamente al disotto degli standard dell’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità. Se alle urne l’iniziativa sarà bocciata a favore del controprogetto, la Svizzera resterà una mosca bianca incapace di ratificare la convenzione sul tabacco dell’OMS adottata da ben 179 paesi.

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