I nomi ballano attorno a Putin

I nomi ballano attorno a Putin

Il più clamoroso quello di Andrei Belousov, un economista che nemmeno ha fatto il servizio militare e che diventa ministro della difesa: così, l’economia di guerra si consolida


Yurii Colombo
Yurii Colombo
I nomi ballano attorno a Putin

Dal nostro corrispondente da Mosca

Dopo aver mantenuto a lungo la maggior parte dei membri del vecchio governo, Vladimir Putin ha preso una decisione inaspettata: il ministro della difesa Sergei Shoygu è stato licenziato e il suo posto subentra Andrei Belousov, un economista civile e consigliere di lunga data di Putin.

A differenza del 2018, quando aveva riconfermato Dmitry Medvedev come primo ministro appena un paio d’ore dopo il suo insediamento, questa volta Vladimir Putin ha trascinato la nomina del primo ministro per diversi giorni – e ha annunciato la prevedibile riconferma di Mikhail Mishustin solo tre giorni dopo il suo insediamento. Non c’erano state grosse sorprese nella lista dei ministri civili presentata alla Duma per l’approvazione, tranne l’assenza proprio del nome di Andrei Belousov, fino ad allora responsabile dell’economia con il grado di primo vice-primo ministro.

Soltanto due giorni fa è arrivata la grande notizia: Putin ha dimesso Sergei Shoigu da ministro della difesa e ha nominato Belousov al suo posto. Shoigu è passato alla carica di Segretario del Consiglio di Sicurezza al posto di uno dei più stretti collaboratori di Putin, l’ex capo dell’FSB (intelligence) Nikolai Patrushev, la cui stella sembra in declino

Belousov è comunemente indicato come il più stretto consigliere economico del presidente: ha lavorato direttamente con Putin in varie posizioni e funzioni dal 2008. “Un uomo di Stato in una cerchia di nemici”, così Belousov era stato definito da un esponente del governo nel 2018, quando l’economista era stato nominato primo vice primo ministro. Una caratterizzazione che gli è rimasta appiccicata negli ultimi anni, visto che Belousov è stato particolarmente attivo nella ricerca e nell’accaparramento di super-profitti da parte delle aziende produttrici di risorse.

Belousov, classe 1959, si è laureato presso la famosa Scuola di Fisica di Mosca. Nel 2006, German Gref lo aveva chiamato a fare il suo vice al ministero dell’economia e nel 2008, quando Vladimir Putin diventò primo ministro per quattro anni, Belousov entrò a far parte dello staff governativo, nel ruolo apicale di direttore del Dipartimento di Economia e Finanza. Cinque anni dopo, arriva la nomina nella posizione chiave: assistente economico dell’amministrazione presidenziale.

Belousov non è un semplice esecutore. Ha in testa una sua idea di come dovrebbe funzionare l’economia russa. E Putin lo ascolta. È uno della linea dura, ed è stato uno dei pochi fra gli economisti di Putin a sostenere l’annessione della Crimea. Sempre favorevole all’aumento della spesa pubblica, a metà degli anni Duemila, quando era vice del Gref, sostenne con il ministro delle Finanze Alexei Kudrin che i proventi petroliferi in eccesso raccolti nel Fondo di stabilizzazione dovevano essere spesi in progetti infrastrutturali anziché risparmiati. Deciso assertore dell’ampliamento della spesa pubblica come volano per l’economia, con l’inizio della guerra Belousov è riuscito a convincere le grandi aziende a versare al bilancio un contributo una tantum di 300 miliardi di rubli dai loro profitti in eccesso del 2022. E ora il governo sta sviluppando un piano per “perfezionare” il sistema fiscale, il cui elemento principale potrebbe essere un aumento dell’imposta sui profitti dal 20% al 25%, cioè 2.000 miliardi di rubli all’anno. Uno dei suoi cavalli di battaglia è stato il progetto nazionale per lo sviluppo della produzione di droni, per il quale il governo distribuì prestiti favorevoli e adottò regolamenti speciali.

Belousov è il primo ministro della Difesa che non ha mai prestato servizio in nessuna agenzia di sicurezza, che non ha esperienza nemmeno di servizio militare obbligatorio, e che ha trascorso la maggior parte della sua carriera negli uffici senza mai vedere da vicino un campo di battaglia.

Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, comunque, ha ritenuto necessario spiegare questa nomina nei dettagli ai giornalisti, lasciando intendere che Belousov è stato nominato per supervisionare la spesa del crescente budget militare. Il bilancio del Ministero della Difesa e del blocco energetico è cresciuto dal 3% al 6,7% del Pil nell’ultimo biennio, e si sta avvicinando pericolosamente “alla situazione della metà degli anni ’80, quando la quota di spesa del blocco energetico nell’economia era del 7,4%”, ha ammesso Peskov. I compiti di Belousov sono “inserire l’economia del blocco militare nell’economia del Paese, in modo che corrisponda alle dinamiche del momento attuale” e rendere il ministero della difesa “assolutamente aperto alle innovazioni”.

L’industria della difesa, insieme all’indotto che lievita rapidamente grazie a questa spesa, è diventata la base della crescita e del surriscaldamento dell’economia russa: il compito di Belousov, convinto assertore del keynesismo militare e in vista del tentativo di conquistare Kharkiv, sarà quella non certo di ridurre la spesa bellica ma di razionalizzarla, riducendo sprechi e corruzione.

La notizia dell’inatteso cambio del ministro della Difesa in Russia ha occupato le prime pagine dei media non solo russi ma anche occidentali. Tutti cercano di dare un senso alla nomina di Belousov, e la maggior parte concorda sul fatto che essa ha completato la transizione della Russia verso un’economia di guerra.

“Lo scopo del rimpasto è consolidare il ruolo del complesso militare-industriale come principale locomotiva dell’economia, alle cui esigenze sarà subordinata la vita dell’intero Paese”, ha dichiarato Evgeny Suvorov, autore del canale “Telegram MMI” ed economista della Centro Credit Bank; “la stabilità e la durata di questa tendenza dipendono da una sola cosa: il petrolio sopra i 60 dollari”.

“Putin ha rimosso dalla guida dell’esercito l’uomo su cui sia gli ambienti russi favorevoli alla guerra sia gli analisti occidentali hanno attribuito parte della colpa per i fallimenti di Mosca all’inizio dell’invasione”, osserva invece il New York Times. In questo senso si chiude definitivamente anche l’annosa vicenda di Evgeny Prigozhin, che aveva costruito i successi della Wagner non solo sui campi di battaglia ma anche nelle denunce di inefficienza e corruzione nei confronti di Shyogu.

La sua sostituzione con Belousov ha messo in ombra altre nomine nel governo, alcune importanti e significative. Belousov, responsabile della politica economica, è stato sostituito da altri due vice-primi ministri: Alexander Novak, responsabile dell’energia, e Denis Manturov, che dal 2023 combina le cariche di vice-primo ministro e di capo del Ministero dell’Industria e del Commercio. Novak è a capo del settore energetico russo dal 2012 e come ministro dell’energia e poi vice primo ministro si è guadagnato una buona reputazione: “calmo, competente, preciso, non coinvolto in scandali, capace di negoziare, come dimostra l’accordo petrolifero OPEC+, in vigore da diversi anni”, afferma Sergei Vakulenko, esperto del Centro Carnegie di Berlino.

Denis Manturov è l’uomo del capo della “Rostec”, Sergei Chemezov, la cui posizione, a giudicare dai cambiamenti nel governo, si sta rafforzando. Durante la guerra, oltre all’industria della difesa e alla sostituzione delle importazioni, un’area importante per Manturov era la supervisione della vendita di beni di società straniere in Russia. È stato il ministero dell’Industria e del commercio a coordinare la maggior parte dei grandi affari.

Insomma un rimpasto forte, per un Putin che non si accontenta di mettere alle corde l’esercito ucraino ma che intende mettere al riparo il paese dalle turbolenze economiche e politiche che hanno segnato questi ultimi due anni.

Nell’immagine: Andrei Belousov

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