In nome della legge

In nome della legge

Una vicenda di impegno civile che si svolge in una terra che, parafrasando una voce narrante del grande schermo, è "fiorita e fresca, muri di pietra e intonaco, donne e uomini votati a giuste cause che ognuno subito comprende. Un monte schietto e splendido, di una serena e acuta bellezza"


Cristina Kopreinig Guzzi
Cristina Kopreinig Guzzi
In nome della legge

Nel 2010 alcuni cittadini creano l’Associazione Uniti per Brè (UpB). La creano per contrastare il progetto edilizio di una dozzina di ville “Ai Piani” di Brè, progetto subito percepito dalla popolazione come deturpante il paesaggio e il patrimonio naturale. Aderiscono oltre 300 persone, e l’anno successivo una petizione di UpB raccoglie 3024 firme. Al Municipio di Lugano si chiede che il progetto “Ai Piani” sia bloccato. Sono trascorsi ben 14 anni. Ed è di questa primavera l’inoltro alla Città delle osservazioni sulla Revisione del Piano Regolatore (PR), non condivisa dai membri dell’Associazione, e ancora una volta neppure da buona parte dei cittadini. L’esercizio democratico è importante, si spera nella svolta: cioè in una tutela integrale e definitiva del verde Ai Piani, oltre a una migliore pianificazione di Brè e della Città tutta. Altre Associazioni impegnate per il conseguimento di questo traguardo (anche la STAN Società Ticinese Arte Natura, Sezione ticinese di Patrimonio Svizzero, ha inoltrato le sue osservazioni in questa procedura) non si fermano alla critica del piano ma intendono impedire fermamente qualsiasi futuro azzonamento sconsiderato e incurante delle recenti acquisizioni disciplinari.

Si chiede che il nuovo piano per Lugano faccia quindi capo ai criteri innovativi in urbanistica e pianificazione, che superano il livello puramente tecnico-normativo dei vecchi piani regolatori. La conoscenza è al centro, e si invocano i valori del paesaggio, del patrimonio culturale, e di egame col territorio. Valori che anche le Linee Guida cantonali sul PAC (Programma d’azione comunale per lo sviluppo insediativo centripeto di qualità) sostengono fin dal 2018: “Le aree verdi e gli elementi naturali all’interno del territorio insediato sono tra gli elementi che permettono di garantire il benessere fisico e psicologico delle persone che in questo territorio abitano, lavorano e transitano, nonché di mantenere un equilibrio ambientale”. Inoltre: “La qualità di vita passa anche attraverso la salvaguardia dei luoghi sensibili, ossia i comparti che si distinguono per il valore degli insediamenti, degli edifici, degli spazi liberi, dal punto di vista urbanistico e architettonico, ambientale, sociale, culturale e identitario…Si tratta di evitare un ulteriore sviluppo insediativo che potrebbe comprometterne la sostanza, alterarne le caratteristiche e i valori, nonché sollevare problemi d’inserimento paesaggistico. Ricorrendo anche, se necessario, alla riduzione delle potenzialità edificatorie concesse dal PR“.

L’eccezionale prato alberato Ai Piani è un luogo sensibile se riferito alle Linee guida cantonali, un patrimonio che, unitamente alle peculiarità di Brè (differenti coltivazioni nelle fasce territoriali con microclima e apporto idrico differenziato lago/monte, varietà di tuberi e frutta tipiche) è stato a più riprese indicato alla Città come tassello di una rinnovata visione pianificatoria, incentrata sulla nozione di bioregione, sul rispetto del sistema idro-geomorfologico, bene comune principe: UpB ha inoltrato alla Città fin dal 2013 il “Progetto di ambiente territorio paesaggio SaluteBrè”, che mira appunto alla qualità di vita e alla salubrità in senso lato. E a oltre dieci anni di distanza, la stessa Associazione scopre una rassicurante realtà: l’edificazione Ai Piani non è condivisa neppure dal Dipartimento del territorio, che nell’Esame Preliminare dell’8 febbraio 2023 la definisce “ problematica” rispetto all’ISOS (Inventario Svizzero degli insediamenti da proteggere, Brè insediamento di importanza nazionale), affermando: ”Le quantità edificatorie messe in campo e la tipologia edificatoria immaginata non si conciliano adeguatamente con le pre-esistenze edilizie e con la disciplina delle zone limitrofe”; denunciando “un importante sovradimensionamento del Piano Regolatore sezionale”; perciò chiede che l’elaborazione del PAC individui i luoghi sensibili di Brè da salvaguardare.

In sostanza, il Dipartimento sta dicendo al Comune: 1. la pianificazione del comparto Ai Piani non va proprio bene, 2. questo paesaggio va considerato in ben altro modo, 3. la contenibilità è troppo alta. Si tratta di dettami inderogabili secondo la legislazione in vigore. Questa massiccia edificazione pare un vero e proprio vilipendio della legge, a maggior ragione adesso che il preavviso negativo dello Stato è molto schietto. Dalla sostanziale convergenza tra visione dipartimentale e istanze dei cittadini emerge con forza il tema culturale e politico: le scelte pianificatorie devono certo nascere dai principi del legislatore, ma anche dalla partecipazione dei cittadini e da una profonda conoscenza del territorio. Vanno sostenuti i percorsi con significative ricadute sulla qualità del paesaggio come quelli di STAN, UpB, e in generale delle Associazioni che danno concretezza ai nodi prioritari da affrontare e da sciogliere. Si può fare, in Svizzera abbiamo buone basi legali, a partire dalla Legge sulla Pianificazione del Territorio: “Gli insediamenti devono essere strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione”; e applicandole bene si possono sciogliere molti nodi. Lugano lo può fare.

In nome della legge si faccia dunque chiarezza nella pianificazione urbana, si passi dalla teoria alla pratica, implementando una visione diversa e lungimirante. Il calcolo aritmetico della contenibilità è solo il punto di partenza, alcuni amministratori comunali pensano che ciò basti, ma non è così: occorre ri-dimensionare. In altre parole va identificata una nuova dimensione che salvaguardi gli spazi verdi rispettando l’ISOS, cioè le norme pianificatorie, come non ha invece purtroppo fatto il piano all’esame.

Non edificare Ai Piani è invece una scelta adeguata al contesto, a una pianificazione equilibrata, alla memoria storica: è infatti la millenaria antropizzazione dal monte Brè a valle, quindi l’intervento dell’uomo in base alle proprie necessità, ad aver originato la Città.

Cristina Kopreinig Guzzi, urbanista architetto, è membro dell’Ufficio presidenziale della Stan e consulente dell’Associazione Uniti per Brè

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