Andy Burnham scende in campo per ridare speranza al Regno Unito

Andy Burnham scende in campo per ridare speranza al Regno Unito

Dopo le dimissioni di Keir Starmer, l'ex sindaco di Manchester Andy Burnham entrerà in carica il 20 luglio con una promessa di cambiamento


Loretta Dalpozzo
Loretta Dalpozzo
Andy Burnham scende in campo per ridare speranza al Regno Unito

Da Londra

Per qualche giorno l’Inghilterra ha vissuto due storie parallele, entrambe cariche di speranza e ottimismo. Da una parte la cavalcata della nazionale fino alla semifinale dei Mondiali di calcio; dall’altra l’ascesa di Andy Burnham verso Downing Street. Per un momento sport e politica hanno condiviso la stessa narrativa: quella di un Paese che tornava a credere in un futuro migliore. Con il sogno del mondiale sfumato dopo la sconfitta contro l’Argentina, gran parte di quell’aspettativa è ora sulle spalle di Burnham, ex sindaco di Manchester, che il 20 luglio diventerà ufficialmente Primo Ministro del Regno Unito, dopo una breve corsa alla leadership del partito laburista, senza concorrenti.

Più che una vittoria conquistata sul campo, la sua leadership è il prodotto del collasso della popolarità di Keir Starmer e della volontà del partito di sinistra di evitare un’altra guerra interna nella corsa alla successione. Burnham eredita un paese segnato da instabilità, governi brevi e fiducia pubblica in costante erosione. Ma parlare di “nuovo inizio” sarebbe azzardato.

Secondo gli alleati, Burnham, attuale deputato per Makerfield [un collegio elettorale della Grande Manchester, ndr], è la persona giusta per ricompattare il partito, riconquistare parte dell’elettorato e tenere lontano da Downing street Nigel Farage, leader del partito populista di destra Reform UK. La rapidità con cui i potenziali rivali alla leadership si sono fatti da parte dopo le dimissioni di Starmer dimostra quanto grande sia la volontà di stabilità. Ma la successione alla premiership senza un vero confronto ha sollevato dubbi e interrogativi. Burnham ha parlato di crescita economica, riduzione delle disuguaglianze e rilancio dei servizi pubblici, ma resta poco chiaro come intenda finanziare queste priorità in un contesto di risorse pubbliche limitate. L’ex sindaco di Manchester vanta una lunga carriera politica, ma pochi sanno come intenda cambiare il Paese e le dinamiche di Westminster, come promesso.

La sua esperienza come sindaco di Manchester viene presentata come il suo principale punto di forza, perché ha affrontato problemi concreti legati ai trasporti, all’edilizia e ai servizi sociali. I suoi sostenitori sostengono che questa esperienza lo renda pragmatico e più vicino alla gente, ma i critici ricordano che molti dei progetti realizzati sono stati possibili grazie ai consistenti finanziamenti del governo centrale, mentre alcune promesse sulla riduzione delle disuguaglianze, sulla sicurezza e sul miglioramento dei trasporti pubblici hanno prodotto risultati meno netti di quanto rivendicato dai suoi alleati.

Il partito laburista, tornato al potere dopo 14 anni di conservatori, avrà un nuovo leader con maggiore carisma e capacità comunicativa di Starmer, ma il partito è lo stesso, il programma anche, così come sono gli stessi i problemi del Paese. Burnham eredita un quadro economico meno drammatico rispetto ad un anno fa, ma tutt’altro che rassicurante. Il costo della vita pesa su milioni di famiglie. I salari reali recuperano lentamente, il mercato immobiliare resta proibitivo e il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Gli elettori non chiedono grandi visioni, bensì dei miglioramenti tangibili nella vita quotidiana. Dopo la Brexit, la pandemia ed anni di instabilità politica, la pazienza verso la classe dirigente si è notevolmente ridotta e questa sarà, anche per Burnham, la più grande sfida.

Con il Parlamento in pausa estiva il nuovo Premier potrà formare il governo e definire le priorità senza l’immediata pressione delle interrogazioni ai Comuni. Una finestra utile, ma già oggetto di critiche, perché rinvia il primo vero confronto parlamentare proprio mentre saranno prese decisioni importanti.

Detto questo, le domande dei media non aspetteranno, così come non vanno in vacanza le sfide internazionali. Dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, fino ai rapporti complicati con l’amministrazione Trump ed a una relazione ancora da ridefinire con l’Unione Europea, Burnham dovrà muoversi in uno scenario internazionale sempre più imprevedibile. Paradossalmente, l’esperienza di Keir Starmer potrebbe rappresentare un vantaggio. Pur indebolito sul fronte interno, Starmer ha rafforzato la credibilità internazionale del Regno Unito, ricucendo i rapporti con gli alleati europei, consolidando il sostegno all’Ucraina e ristabilendo un’immagine di maggiore prevedibilità dopo gli anni turbolenti della Brexit. Burnham dovrà dimostrare di sapere gestire una posizione diplomatica relativamente solida.

Andy Burnham dispone di un capitale politico significativo, che potrebbe però consumarsi rapidamente.  Le sue prime mosse, le prime dichiarazioni, saranno cruciali. La popolarità personale non elimina i vincoli di bilancio, né rende più semplice affrontare un’economia ancora debole. Le divisioni, pur sopite, continuano ad esistere all’interno del partito laburista, ora in subbuglio per la nomina dei membri di gabinetto.

Spesso descritta come un’incoronazione, l’arrivo di Andy Burnham rappresenta piuttosto una grande prova: saprà, il nuovo leader, ricostruire il rapporto con un elettorato impaziente e disilluso?  Come per l’Inghilterra ai Mondiali, anche per il futuro premier la partita decisiva si gioca tra aspettative altissime e avversari difficili da battere: sarà il risultato finale a dire se quella di Burnham sarà l’amministrazione della svolta o un’ occasione mancata.

Nell’immagine: Andy Burnham durante un comizio

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