Le origini del virus nel mirino della politica

Le origini del virus nel mirino della politica

Dubbi, accuse e controaccuse impediscono di comprendere le vere cause della pandemia


Loretta Dalpozzo
Loretta Dalpozzo
Le origini del virus nel mirino della...

Da Singapore

Da quando le domande sull’origine del coronavirus sono riemerse, a colpirmi è stato il tweet di un autorevole analista basato nel sud-est asiatico, che qualche giorno fa ha scritto: “Meno di 1,8 miliardi di vaccinazioni sono state somministrate alle persone in tutto il mondo e stiamo discutendo sulla provenienza del virus? La mancata attenzione rivolta alle vaccinazioni è una responsabilità condivisa più grande, che la colpa alle origini del virus”.

La provenienza di SARS CoV-2 rimane un mistero. Nessuno ha dubbi sull’importanza di raccogliere fatti ed informazioni, considerato il numero di morti e il caos che la pandemia ha creato in tutto il mondo. È imperativo porsi delle domande per capire e prevenire nuove crisi sanitarie e forse è anche umano voler trovare un colpevole.

A marzo, un rapporto basato su uno studio condotto dalla Cina e dall’Organizzazione mondiale della sanità affermava che era “estremamente improbabile” che il virus fosse fuoriuscito da un laboratorio e chiedeva di concentrarsi sull’ipotesi che la malattia fosse trasferita all’uomo attraverso il contatto con un ospite intermedio, molto probabilmente i pipistrelli, portatori di coronavirus.

La missione a Wuhan del gruppo di esperti ha suscitato molte perplessità, a causa delle tante restrizioni imposte da Pechino, tra cui l’assenza di disposizioni per una revisione del laboratorio dell’Istituto di virologia della città, in cui i ricercatori avrebbero trascorso soltanto tre ore.

Il fatto che non si sia ancora identificato l’ospite animale intermedio, è per molti un’altra ragione per cui l’ipotesi dell’incidente di laboratorio non va esclusa. La realtà è che l’identificazione degli ospiti animali nelle precedenti epidemie di coronavirus è stata un processo lungo e difficile da comprendere.

Ricordo le parole di Linfa Wang, ricercatore di fama internazionale basato a Singapore e collaboratore da 17 anni dell’istituto di virologia di Wuhan, quando lo intervistai sulla tempistica della missione dell’OMS. Mi disse che tali operazioni sono importanti, ma è meglio non avere grandi aspettative: “Non importa quando si comincia la missione: è sempre troppo tardi. L’unico mandato di successo è quella che può prevedere l’epidemia. Gli altri arrivano tardi, perché tutto è studiato retro-attivamente”.

Wang stesso partecipò, nel 2003, ad una simile indagine sulle origini della SARS CoV-1. Da allora è stato soprannominato Batman, uomo pipistrello, proprio per la sua profonda conoscenza dei mammiferi volanti. “Nel caso della SARS la nostra missione cominciò 10 mesi dopo l’inizio della crisi e ci vollero altri 18 mesi per accertare che il virus provenisse da un pipistrello. Per il covid-19, si indaga con la pandemia ancora in corso, in luoghi che richiedono la quarantena” mi disse.

In un’intervista televisiva, il ministro degli esteri di Singapore ha sottolineato che ci vuole una “trasparenza estrema” per capire cosa sia successo. Quando la giornalista gli ha chiesto se crede che la Cina sia capace di tale trasparenza, con diplomazia ha risposto che bisogna giudicare, basandosi sui fatti e sulla scienza. Da questa parte del mondo, dove prevale il pragmatismo nelle relazioni con il gigante cinese, diplomazia è un’altra parola usata spesso, perché per scoprire la verità è necessaria anche la cooperazione della Cina.

Il recente ordine di Joe Biden alle agenzie di intelligence, di determinare se il coronavirus abbia avuto origine negli animali o se è il risultato di un incidente di laboratorio, ha inasprito le tensioni tra Washington e Pechino.

Le autorità cinesi hanno accusato l’amministrazione americana di politicizzare la pandemia ed hanno a loro volta sollecitato un’indagine internazionale su strutture simili negli Stati Uniti, in particolare nel laboratorio militare di Fort Detrick, che studia agenti patogeni, come l’Ebola, e che, nel 2019, avrebbe temporaneamente chiuso per problemi di sicurezza.

Malgrado gli ultimi sviluppi, per la maggior parte degli esperti scientifici, la spiegazione più plausibile è che il Covid-19 sia passato all’uomo da un animale, in un evento naturale, ma numerosi politici e media americani stanno spingendo la narrativa secondo cui la Cina nasconde delle informazioni sull’Istituto di virologia di Wuhan, e questo sebbene quando fu Donald Trump a sollevare tali dubbi, venne accusato di promuovere pericolose teorie complottiste.

Le cose sono cambiate quando è emerso, prima dell’annuncio di Biden, che a novembre 2019, tre membri senza nome del personale dell’Istituto di virologia di Wuhan, vennero ricoverati in ospedale con sintomi simili a quelli del coronavirus. Le informazioni relative a queste persone non sono però state ottenute, o finora verificata, da un’agenzia informativa statunitense, e sono state inizialmente esaminate sotto l’amministrazione Trump.

Sotto pressione, il principale infettivologo americano Anthony Fauci ha ora chiesto alla Cina le cartelle cliniche delle persone in questione. Pur avendo ribadito più volte che il coronavirus sia stato trasmesso all’uomo dagli animali, l’assenza di prove convincenti a favore o contro la teoria, ha spinto anche Fauci a sostenere ulteriori indagini.

Linfa Wang si trovava proprio a Wuhan nel gennaio del 2020, quando cominciarono i contagi, ma i primi casi di severa polmonite non lo allarmarono, fino alla conferma della trasmissione umana il 20 gennaio e il blocco della città il 23 gennaio.  Annunci ritardati dicono i critici di Pechino, che sono costati molte vite.

“Hanno nascosto le informazioni o hanno ritardato l’annuncio per non creare panico?” continua Wang “Se fossi nella delicata posizione di dover decidere, opterei per una reazione tempestiva e annuncerei che si tratta di trasmissione umana, anche a costo di farlo prematuramente o di perdere il lavoro. Perché nel caso delle malattie infettive, una reazione esagerata costa meno vite dell’inerzia. Ma sono uno scienziato, non un politico”

Wang sostiene che chi ha una profonda comprensione della materia, non può che rifiutare le tesi complottiste in circolazione: “L’unica sequenza genomica che aveva il laboratorio è quella dei pipistrelli, identica per il 96% al virus umano. Affinché la sequenza evolva in COVID-19 ci vogliono 50-100 anni. La probabilità che poi si trasformi in un virus vivo, è pari a zero. Sapendo tutto questo, se pensi che il virus sia fuoriuscito dal laboratorio, dimostramelo. L’istituto di Wuhan si trova in una posizione difficile, perché non può provare di non avere mai avuto il virus. Come puoi dimostrare qualcosa che non è mai esistito?”.

L’istituto di virologia di Wuhan ha forti legami con centri di ricerca negli Stati Uniti, in Francia e in Canada. E sono molti i virologi stranieri che, come Wang, collaborano regolarmente con Wuhan. Fauci è del resto stato accusato di aver sminuito la possibilità dell’incidente, per proteggere la reputazione dell’Istituto nazionale di malattie infettive (NIAID), che ha contribuito a finanziare la ricerca sui pipistrelli a Wuhan. Ora centinaia di sue email sono sotto osservazione.

Tutti elementi che ricordano l’intervento, nel 2003, dell’allora Segretario di Stato americano Colin Powell di fronte alle Nazioni Unite con le prove, poi rivelatesi false, della presenza di armi d distruzione di massa in Iraq nel periodo precedente alla guerra.

La reazione furiosa della Cina convincerà gli scettici che ha qualcosa da nascondere. Aprire le sue porte per ulteriori indagini potrebbe aiutare a non oscurare ulteriormente la sua immagine, già compromessa dai numerosi abusi dei diritti umani, ma è difficile immaginare che Pechino possa cedere a queste logiche.

La sensazione è che non sapremo mai la verità, anche se questo non dovrebbe fermarne la ricerca. Nel frattempo dubbi, accuse e controaccuse continueranno a dominare la politica in un momento in cui il mondo ha bisogno di concentrarsi sul programma di vaccinazione e di prepararsi ad eventuali altre pandemie con maggiore collaborazione ed unità.

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