L’ambiente chiama, anzi esige

L’ambiente chiama, anzi esige

Secondo l’attivista Andri Snær Magnason (sabato a ChiassoLetteraria) non basta più dire che occorre agire. Occorre agire.


Simona Sala
Simona Sala
L’ambiente chiama, anzi esige

Vi è forse una sfida ancora più grande di quella ambientale, e paradossalmente, è rappresentata dall’incapacità di raccontare l’urgenza della sfida stessa. Dopo un’estate che ha visto i pompieri di tutto il mondo impegnati nel tentativo di perlomeno contenere una serie quasi infinita di roghi devastanti alternati ad alluvioni altrettanto distruttive, in ordine temporale l’ultima avvisaglia di una situazione sotto molti versi fuori controllo ce la stanno dando New York e il New Jersey, flagellati da quella che è stata definita “la coda” dell’uragano Ida. La metropolitana è inagibile, l’acqua alta è ovunque, vi sono morti. La deputata della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Alexandria Ocasio-Cortez ha affermato che non vi è altra spiegazione per questi fenomeni insoliti, se non quella del cosiddetto climate change.

Della devastazione che il climate change sempre più spesso si porterà appresso abbiamo sentore ormai da qualche tempo e, come se non bastasse l’esperienza pratica (intere regioni letteralmente ridotte in cenere, animali carbonizzati, esseri umani che hanno perso tutto), ce lo ribadiscono di continuo anche personaggi come Greta Thunberg o i ragazzi della Gioventù per il clima, ancora oggi in parte derisi o creduti solo a metà. D’altronde, in una società iperattiva e bulimica come quella in cui viviamo, il rischio che si fatichi o addirittura si sbagli a dare una gerarchia alla notizia, è più reale che mai. A ciò si aggiunge il fatto che le notizie invecchiano in fretta, e a lungo andare la ripetitività può anche annoiare.

Andri Snær Magnason

Occorre dunque cambiare dalle fondamenta dapprima le nostre mentalità, e subito dopo il nostro modo di vivere, asserisce l’islandese Andri Snær Magnason, attivista ambientalista autore di Il tempo e l’acqua (Iperborea, 2019). Ma dobbiamo cominciare in fretta, da ogni possibile fronte. Occorre cambiare paradigma nella programmazione scolastica a ogni livello, per adeguare le materie alle necessità impellenti che investiranno le prossime generazioni, occorre ripensare le modalità dei nostri spostamenti, occorre investire ancora di più nelle energie alternative.

Difficile? Senza ombra di dubbio, ma non impossibile come sembrerebbe a prima vista, a detta di Magnason. E proprio la sua Islanda in questo senso rappresenta un esempio virtuoso. Se un tempo si era costretti a emigrare per le condizioni climatiche difficili (vulcani, ghiacciai, geyser), oggi si sa come aggirare quegli stessi ostacoli sfruttandone l’energia; non è dunque un caso se in Islanda si possono perfino coltivare ortaggi e frutta.

Il messaggio che deve passare è uno solo: in ballo c’è la sopravvivenza sul pianeta Terra, una priorità cui si dovrebbe naturalmente assoggettare qualsiasi altro tema in agenda, eppure non è così. Urge un cambiamento di rotta, di cui forse proprio Magnason, che sarà a Chiasso in occasione del Festival, saprà darci le coordinate. La questione è urgente perché come ama sottolineare, in questo momento siamo i colonizzatori delle prossime generazioni. E le prossime generazioni sono le nostre figlie e i nostri figli.

Andri Snær Magnason sarà intervistato da Mario Casella nell’ambito del Festival ChiassoLetteraria. L’appuntamento è per sabato 4 settembre 2021 al Cinema Teatro (ore 15).

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