Di marketing e cupi pensieri

Di marketing e cupi pensieri

La controversa apparizione di Stromae in un telegiornale francese: solo auto-promozione?


Simona Sala
Simona Sala
Di marketing e cupi pensieri

È giusto mai abbassare la guardia nel mondo dell’informazione, cercando sempre di conservare uno sguardo critico e il più possibile lucido. Più giusto ancora, sarebbe dare vita a un dialogo costruttivo che, se non porta necessariamente a cambiare la propria posizione, permette perlomeno di vedere con più nitore quella del nostro interlocutore.

Ha fatto dunque bene il quotidiano francese “Libération” a gridare allo scandalo per l’apparizione-ritorno dell’artista belga Stromae, ospite e star dell’edizione del TG di TF1, dove oltre a raccontare il modo in cui nasce la musica, ha dato anche un assaggio della musica in questione, riempiendola di contenuti talmente forti da rappresentare il secondo aspetto a detta di diversi giornalisti critico? La redazione del TG non è stata infatti biasimata unicamente per la scelta di presunto marketing compiuta con l’invito dell’artista belga nella sua edizione principale, ma anche per avergli permesso di cantare di depressione e pensieri suicidali (i suoi, come racconta la sua biografia) in un orario in cui sono collegati milioni di telespettatrici e telespettatori. Per di più così, senza preavviso.

Soprassedendo alla questione marketing (anche se sarebbe giusto chiedersi: cosa ha diritto di entrare in un TG? un artista che parla del proprio lavoro fa necessariamente e per forza marketing? l’arte in che modo può considerarsi notizia?), di fronte alla quale ci verrebbe da dire che comunque, dopo due anni di Covid-news, la musica senza dubbio può rappresentare un agognato e valido diversivo, resta la questione del suicidio. In L’enfer Stromae (nome d’arte di Paul Van Haver, madre fiamminga e padre tutsi ucciso nel 1994 durante il genocidio del Ruanda) canta: “J’suis pas tout seul à être tout seul (…) Tout ce à quoi j’ai déjà pensé / Dire que plein d’autres y ont déjà pensé (…) J’ai parfois eu des pensées suicidaires et j’en suis peu fier / On croit parfois que c’est la seule manière de les faire taire” (Non sono il solo a essere del tutto solo (…) Tutto ciò cui ho già pensato / Cui molti altri hanno già pensato (…) A volte ho pensieri suicidali e ne vado poco fiero / A volte si crede che sia l’unico modo per metterli a tacere).

Ciò che ha fatto Stromae però, per quanto controverso, non è di certo una novità. Lo aveva già fatto il rapper statunitense Logic nel 2017, quando lanciò il brano 1-800-273-8255, titolo che si riferisce al numero di telefono della helpline dedicata a chi ha pensieri suicidali negli USA. Un recente studio ha dimostrato come nel periodo in cui il brano era in classifica, le linee della suddetta helpline siano state prese d’assalto, fenomeno che ha senza dubbio contribuito a temporaneamente arginare i suicidi giovanili.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dettato da un’incertezza più cronica che mai, da ordini e contrordini pandemici, fake news e bad news, forse Stromae è l’unica good news. Al di là della sua tranquilla e disarmante serenità, di un estro artistico che manda in visibilio interi continenti, siamo abbastanza certi che quelle parole, dette da lui, seguito e osannato a livello planetario, e rivolte a chi (e sono tante e tanti) si ritrova con il mal di vivere come condizione esistenziale, hanno più valore di ore di dibattiti e previsioni degli esperti, poiché da che mondo è mondo la musica è il canale più diretto per giungere all’essenza di chi ascolta. Marketing? Forse. Ma poco importa, se quello che resta è la solidarietà verso chi in questi giorni, mesi, e presto anni, ne ha più bisogno.

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