Per salvare la Posta un appello alla politica

Per salvare la Posta un appello alla politica

Bisogna reagire contro il progressivo smantellamento di un servizio pubblico essenziale - Di Graziano Pestoni


Redazione
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Per salvare la Posta un appello alla politica

Negli scorsi giorni il Consiglio federale ha deciso di effettuare una consultazione sulla Posta con il titolo ”modernizzazione e stabilizzazione finanziaria del servizio universale”. I punti chiave del progetto sono i seguenti:

  • aumento dei tempi di distribuzione delle lettere e dei pacchi;
  • soppressione dell’obbligo di eseguire il recapito in tutte le case abitate tutto l’anno. Il recapito in case situate in luoghi isolati implica spesso dei lunghi tragitti e, secondo il Consiglio federale, dei costi troppo elevati;
  • una trasformazione digitale nel traffico dei pagamenti.

Le modifiche, secondo il CF, consentirebbero alla Posta di risparmiare 45 milioni di franchi all’anno a contare dal 2026. Questo comunicato fa seguito alle dichiarazioni del direttore della Posta, Roberto Cirillo, di chiudere 170 uffici postali e di quelle del presidente del Consiglio di amministrazione della Posta, Christian Levrat, dello scorso mese di novembre secondo il quale andava soppresso l’obbligo di distribuire i giornali entro le 12.30; di distribuire le lettere solo un paio di giorni la settimana; di sopprimere il pagamento in moneta presso l’autopostale.

Scelte irresponsabili e gravi

Tutte queste proposte, ufficialmente, sono motivate dai costi troppo elevati. Si ignora che la Posta svolge un servizio pubblico di grandissima importanza. Per 150 anni essa ha realizzato un disavanzo annuo medio di 500 milioni, compensati dai guadagni realizzati dalla telefonia, nel frattempo privatizzata. Lo scorso anno la Posta comunque ha realizzato un utile di 254 milioni di franchi.

Il Consiglio federale e i responsabili della Posta abbondano inoltre di informazioni scorrette. Vediamo qualche esempio:

  • il numero delle lettere, secondo il CF, negli ultimi dieci anni sarebbe diminuito di un terzo e nei prossimi cinque anni sarebbe previsto un ulteriore diminuzione del volume di un altro 30%. In realtà il numero delle lettere nel 1999 ammontava a 2.8 miliardi; nel 2023 esse erano ancora 2 miliardi. Quindi sono diminuite del 28% in 25 anni. E, secondo PostReg, l’autorità di sorveglianza della Posta, il numero delle lettere rimarrà elevato;
  • le agenzie, che stanno sostituendo gli uffici postali, avrebbero un grande successo. In realtà nelle agenzie non ci va quasi nessuno: 42 persone al giorno. Negli uffici postali 392 (secondo i dati della Posta del 2022).

Inoltre, non è inutile ricordarlo, molte decisioni della Posta allontanano l’utenza. Sono quelle che si potrebbero chiamare le attività dissuasive:

  • la distanza crescente degli uffici postali dal domicilio (una volta gli uffici postali erano 4100. Nel 1999 sono scesi a 3’476; nel 2022 a 773. Un’ordinanza del CF prevede come punto finale il mantenimento di 127 uffici postali in tutta la Svizzera, di cui 5 in Ticino;
  • l’aumento dei prezzi delle lettere (la Posta A in pochi anni è passata da un franco a franchi 1,20);
  • il mancato rispetto dei tempi di consegna delle lettere;
  • i costi per i pagamenti agli sportelli (un pagamento tra 100 e 1000 franchi costa 2,35). Le banche lo fanno gratuitamente;
  • la diminuzione del numero delle bucalettere e la diminuzione delle svuotature;
  • la diminuzione degli orari di apertura degli uffici postali.

Siamo quindi confrontati a un processo di distruzione di un servizio pubblico di alto valore. Per questa ragione l’Associazione per la difesa del servizio pubblico ha rivolto un appello ai consiglieri nazionali e ai consiglieri agli Stati ticinesi affinché intervengano per porre fine a questa politica.

Graziano Pestoni è il presidente dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico

Nell’immagine: quando la Posta offriva un lavoro sicuro

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