Strumentalizzazioni e dintorni

Qualche precisazione intorno all’utilizzo delle opinioni altrui


Redazione
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Strumentalizzazioni e dintorni

Di Bruno Brughera, già portavoce AIDA

Durante l’intervista alla signora municipale Karin Valenzano Rossi diffusa lunedì dal portale TIO, il giornalista Patrick Mancini ha pensato bene di alludere a generici interventi critici sulle modalità di funzionamento dell’autogestione, portando l’intervistata ad assecondarne i presunti contenuti e, con fare sornione, a citare apertamente ed esplicitamente il mio nome.

In questa sede, in cui ho proposto alcune mie riflessioni con un contributo intitolato “Qualcosa non torna” (ripreso anche da “La Regione”) mi permetto di tornare sull’argomento perché ho avuto ed ho la netta sensazione che quanto ho provato a proporre come temi di discussione sia stato oggetto di qualche sgradevole strumentalizzazione, inserendo implicitamente le mie affermazioni dentro un quadro che renda la narrazione del Municipio di Lugano sempre più solida e convincente.

In questo senso ci ha pensato soprattutto il “Corriere del Ticino”, nella sua edizione dell’11 gennaio, a riprendere alcuni passaggi del mio intervento, scegliendo solo le considerazioni critiche estrapolate dal contesto di un discorso che, ci tengo a sottolinearlo e ribadirlo, parte, in ogni caso, dal pieno sostegno al principio di legittimità dell’autogestione e della sua attuale lotta per la propria affermazione contro la vergognosa politica del Municipio.

Certo, mi sono espresso con i miei dubbi e le mie perplessità sull’attuale fase “di stallo” della vicenda, che è frutto complesso e sfaccettato di un percorso lungo più di vent’anni che ho seguito, almeno in parte, molto da vicino. Non essendo io però un personaggio pubblico, ai lettori non interesseranno giustamente le mie vicende personali.

Quello che naturalmente potevo immaginare scrivendo quel testo, è che potesse suscitare reazioni all’interno del movimento, ma la mia speranza era e rimane quella di aver provato ad aprire una discussione senza preconcetti e parole d’ordine fra le numerose persone che vivono oggi quell’esperienza e coloro che pur non frequentando il CSOA e le assemblee, sono interessati al destino di una realtà antagonista in città.

Visto però che sono stato citato e usato dal “CdT” come dalla Municipale e dal suo intervistatore per ricordare solo e semplicemente che ho parlato di “intolleranza” nell’autogestione, mi permetto allora di puntualizzare alcune questioni e contraddire la signora Valenzano Rossi, che ho conosciuto, con cui ho avuto occasione di parlare personalmente in una precisa circostanza e che, detto per inciso, ho anche sonoramente fischiato lungo il corso di tutta la sua inopportuna allocuzione del primo di agosto.

Nella primavera scorsa, dopo le elezioni comunali e con il surriscaldarsi della “questione molinari” sono stato invitato, assieme a Danilo Baratti, in quanto rappresentanti di AIDA, ad un incontro con i due neo-municipali, Filippo Lombardi e Karin Valenzano Rossi. Non ci siamo presentati, né definiti come rappresentanti dell’autogestione, ma abbiamo ritenuto potesse essere forse utile metterci a disposizione, in relazione alla nostra esperienza, per spiegare quanto fosse importante capire il significato di una realtà che ha una sua storia, e si è manifestata con esiti importanti nelle maggiori città svizzere.

Abbiamo cercato di spiegare come possa realizzarsi e funzionare un movimento che affida le proprie scelte e decisioni all’unanimità dell’assemblea, abbiamo ricordato la valenza politica dei collettivi antagonisti!

Nel momento in cui ci è stato detto che vi era, da parte dei due Municipali, l’intenzione di presentarsi senza preavviso nella sede dell’ex-Macello per parlare con gli autogestiti, si è fatto presente che sarebbe stato inopportuno e irrispettoso, tanto più che il giorno stabilito, arbitrariamente, era proprio quello dell’assemblea, cioè del momento più importante per il movimento.

Naturalmente le nostre spiegazioni, le nostre raccomandazioni a considerare quanto avevamo cercato di illustrare, non sono state minimamente accolte, e così Lombardi e Valenzano Rossi si sono presentati all’ingresso dell’area, esigendo di parlare mentre era in corso l’assemblea, con il risultato di sentirsi dire di passare in un altro momento.

Ora, esigere, senza concordare nulla e senza rispettare la controparte, per poi raccontare alla popolazione quanto si sia provato a cercare inutilmente un dialogo (con quello che è successo e che sapevano che sarebbe successo) non è strumentalizzare?

Come rappresentanti di AiDA, mai abbiamo pensato di parlare a nome del CSOA. Sicuramente siamo e restiamo simpatizzanti, abbiamo pure cercato di intercedere facendo proposte e ritenendo che il riconoscimento su suolo comunale e cantonale di realtà autogestite, è sempre stato e resterà per noi una priorità.

Avere e dichiarare opinioni diverse su specifiche scelte del movimento, non significa “essere contro” e men che meno avallare le sconclusionate affermazioni che da troppo tempo la politica luganese si ostina a ripetere come un mantra. Ed è proprio sul piano politico che questa amministrazione mostra inesorabilmente il suo punto debole.

Non vorrei sembrare presuntuoso né saccente, ma proprio dalla citata intervista a Tio abbiamo la conferma di come in Municipio non abbiano saputo o voluto veramente capire nulla: lo rivela la stessa signora Valenzano Rossi quando afferma che l’autogestione è e deve essere apolitica! Se lo può scordare.

Definire una “pietra miliare” il non luogo a procedere, avere l’arroganza di non ammettere nemmeno di aver sbagliato sul piano amministrativo e delle procedure adottate, per poi porsi sul piedistallo di chi è tenuto a far rispettare le leggi, concedetemi, è sconfortante e deprimente.

Perché la questione è, ancora una volta, voler capire o meno. Riconoscere la valenza socioculturale di un centro e non confonderlo con attività di un centro giovanile coordinato da operatori sociali ben inseriti nell’organico comunale o cantonale. Rendersi conto che non si può chiamare “autogestione” una qualsiasi iniziativa culturale privata non gestita dal Comune.

Gli anni del Molino spiegano che si tratta di ben altro e di più. Basterebbe andarsi ad ascoltare le testimonianze raccolte da Olmo Cerri nel podcast “Macerie”.

È questione di volerlo fare oppure no; è questione soprattutto di serietà e correttezza nell’affrontare un tema politico e sociale importante per la storia ed il futuro della città.

Continuare ad eludere questa fondamentale tematica, nonostante le numerose indicazioni che da mesi sono state sottoposte all’esecutivo, mostra con il tempo che si sta menando il can per l’aia, si gioca vergognosamente con i termini. Fino a quando? E a che prezzo?

Di fronte alla situazione attuale, in cui continua ad affermarsi l’incapacità o la non volontà di dialogare, mi viene spesso in mente quanto osservava Guido Pedroli nel suo libro “Il senso e le parole”: “La vita è un processo di auto-rinnovamento, attraverso l’azione sull’ambiente circostante il singolo supera la caducità della propria vita individuale integrandosi in una comunità. Vivere in una comunità implica sempre comunicare (scopi, credenze, esperienze, eccetera) e ogni comunicazione è sempre in qualche modo educativa. La comunicazione è sempre un colloquio, mai un monologo”.

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