La 13esima AVS non è un lusso ma una necessità

La 13esima AVS non è un lusso ma una necessità

Le donne sono la maggioranza fra chi percepisce le pensioni più basse - Di Françoise Gehring


Redazione
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Il potere d’acquisto è in caduta libera. Pigioni, premi di casse malati, energia e generi alimentari sono aumentati. Ciò significa che un intero mese di pensione viene divorato dal crescente costo della vita. Un colpo pesantissimo alla qualità della vita. Tutte le persone che hanno lavorato e contribuito alla propria pensione per tutta la vita meritano una pensione dignitosa.

In Ticino i poveri sono in aumento. A dirlo è un rapporto del Dipartimento della sanità e della socialità, Dipartimento delle finanze e dell’economia e Ufficio di statistica, che hanno condotto un’indagine sulla situazione socioeconomica della popolazione. Il dato è allarmante: il tasso di povertà è passato dal 6,1 al 7,4%. Tra le pagine del «Rapporto sociale: statistica sulla povertà in Ticino» emerge anche che «considerando solamente il reddito, le categorie più anziane sono quelle caratterizzate dai tassi di povertà reddituale assoluta e di persistenza in povertà più elevati».

Secondo un recente studio di Pro Senectute in Ticino la percentuale di anziani a beneficio dell’Avs che vivono in condizione di precarietà economica sfiora il 30%, un dato decisamente più alto rispetto al resto della Svizzera. Il medesimo studio evidenzia che in Svizzera, 300’000 persone anziane vivono sulla soglia di povertà o sotto di essa. Particolarmente esposti al rischio di povertà in età avanzata sono le donne, le persone prive di cittadinanza svizzera e quelle con un basso livello di istruzione.

Benché il 20 per cento delle persone anziane che vivono a casa propria sia povero o a rischio di povertà, solo il 7,3% percepisce prestazioni complementari (PC). Vi sono persone avanti negli anni che, pur trovandosi in una situazione di povertà reddituale, dispongono di valori patrimoniali che consentono loro di compensare tale carenza. Ve ne sono però altre – circa 46’000 – che invece non dispongono di alcun patrimonio e che quindi vanno considerate povere a tutti gli effetti (povertà non compensabile). Insomma, il «Monitoraggio nazionale dell’anzianità» fornisce dati allarmanti.

La situazione delle donne è ancora più precaria. Molte di loro hanno dei vuoti contributivi sia perché hanno deciso di avere dei figli e quindi si sono ritirate momentaneamente dal mercato del lavoro; sia perché lavorano a tempo parziale nell’ottica della conciliabilità famiglia lavoro. Lo sappiamo tutti: la gran parte del lavoro di cura pesa sulle spalle delle donne. E al momento della pensione tutti questi fattori incidono sull’entità della rendita.

Va anche sottolineato che l’aumento dei prezzi colpisce in modo particolare coloro che percepiscono le pensioni più basse e tra questi il numero di donne è superiore alla media. Le donne continuano infatti a percepire rendite di circa un terzo inferiori a quelle degli uomini, ossia 17’000 franchi in meno all’anno. Sarebbero in particolare le donne a beneficiare della 13esima mensilità AVS. Soltanto l’AVS garantisce a tutti e a tutte una pensione e riconosce il lavoro di cura non retribuito svolto soprattutto dalle donne.

Françoise Gehring è giornalista indipendente

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