Stellantis imbarca i cinesi, li porta in Europa… e riparte dall’America di Trump
Quando si pensa a far cassetta e non automobili
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Quando si pensa a far cassetta e non automobili
• – Renato De Lorenzi
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• – Renato De Lorenzi
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• – Renato De Lorenzi
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• – Renato De Lorenzi
Quando si pensa a far cassetta e non automobili
C’è davvero di che mettersi le mani nei capelli pensando allo stato di salute di Stellantis, quarto gruppo automobilistico per importanza al mondo. Tra il 2021 e il 2023 il colosso italo-francese- americano ha prodotto utili operativi per 60 miliardi di euro e ricavi attorno ai 190 miliardi. Ne è scaturito uno stipendio faraonico per il grande manager Carlos Tavares: nel 2023 si è portato a casa uno stipendio di 36 milioni di euro. Improvvisamente le vendite del gruppo sono calate a picco e Tavares, dopo un bilancio in rosso di 22 miliardi di euro, a dicembre 2025, è stato esonerato dal suo incarico. L’ annuncio a sorpresa del presidente John Elkann ha lasciato tutti col fiato sospeso: Stellantis, nel corso dei prossimi 4 anni, investirà 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti.
E la creazione di 5’000 nuovi impieghi nell’Illinois, nell’Ohio, nel Michigan e nell’Indiana. In programma grossi motori termici per far piacere a Trump e, addirittura, ritorno del diesel in Europa quando più nessuno lo vuole. Pagato in dollari, residente a Detroit, il nuovo condottiero del gruppo, Antonio Filosa, è italiano. Così italiano che per lui, accelerare la crescita negli Stati Uniti , è una priorità assoluta. Intanto, sul versante europeo, alcuni stabilimenti del gruppo sono messi male. La fabbrica di Cassino, nel disastrato quadro produttivo italiano, è quella messa peggio. Nei primi tre mesi di quest’anno ha prodotto solo 2’916 auto, con un calo del 37,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’attività è ormai ridotta a 5-6 giorni lavorativi al mese! Tira aria grama anche in Francia: dopo la visita di Elkann e Filosa, la storica fabbrica di Poissy, a breve, non produrrà più automobili. Licenziamenti in vista.
Torna a rimbalzare con prepotenza la voce secondo cui Stellantis avrebbe aperto trattative con uno o più marchi cinesi per portarli in Europa, sulla falsariga di quanto già aveva fatto Tavares con Leapmotor. Duplice obiettivo: da un lato produrre modelli in Cina e soprattutto lavorare a stretto contatto con i marchi cinesi che hanno un know-how invidiabile sull’elettrico, dall’altro spalancare le porte degli stabilimenti europei sottoutilizzati per presentare alle “rivali” asiatiche un punto d’appoggio già pronto all’uso e cosi aggirare i dazi imposti da Bruxelles. Dal Portogallo, il pensionato d’oro Carlos Tavares si fa profeta: “ I cinesi produrranno in Europa, con costi europei, e a quel punto sarà l’industria europea a diventare cinese… e se Stellantis dovesse fallire, i cinesi potrebbero persino comprarla”. Perché no. John Elkann, nipote prediletto dell’Avvocato, pensa più a far cassetta che automobili.
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