D-Day, il giorno più lungo per il Sudafrica alle urne

D-Day, il giorno più lungo per il Sudafrica alle urne

L’incertezza principale riguarda la tenuta del partito di Mandela (finora maggioritario) e le future non facili alleanze di governo


Carla Ferrari
Carla Ferrari
D-Day, il giorno più lungo per il Sudafrica...

Da Durban, Sudafrica

Oggi il voto: 27,7 milioni di votanti registrati, 1 milione in piu’ di 4 anni fa e 9 milioni in piu‘ di 25 anni fa, sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo governo e i consigli regionali.

Interessante notare l’incremento della partecipazione al voto. Questo in un clima di sfiducia nei confronti della politica; con la gente che sente perciò anche il bisogno di un cambiamento.

Sue Nagel è una giovane imprenditrice nel KwaZulu Natal. Ragazza madre di 3 figli, mi dice che è fiera di aver potuto votare e dare il suo modesto contributo al futuro del paese. « Abbiamo conquistato il diritto di voto e dato a tutti i cittadini la possibilità di far sentire la sua voce. Non è cosa da poco. ». Sue ricorda con una certa emozione che la Costituzione del Sud Africa è un esempio per il resto dell’Africa.

Sue, come la maggior parte delle persone intervistate, chiede una leadership politica competente, in grado di risolvere i problemi che assillano il paese: la crisi energetica con le interruzioni quotidiane di corrente elettrica, disoccupazione, corruzione, criminalità, immigrazione clandestina. Con una certa sottile ironia Sue mi dice : « Siamo ottimisti scettici ».

Un’altra giovane, intervistata per strada, conferma questo stato d’animo. Nonostante le grandi manchevolezze, dice, l’ANC è un partito che si è sempre battuto per salvaguardare i valori di Nelson Mandela, che rimane il faro di questa nazione.

Dello stesso parere Sifundo Khumalo, giovane elettricista, che voterà ANC nonostante il pessimo bilancio della sua gestione, come ammette.

Sorprende la relativa assenza di disordini, che hanno caratterizzato le precedenti elezioni. Il Presidente Cyril Ramaphosa infatti ha mobilitato 2800 militari a sostegno delle forze dell’ordine. Finora tutto tranquillo. Poche le notifiche di irregolarità tra le quali una bella e popolare grigliata del partito MK davanti all’accesso del locale elettorale a Umbumbulu, villaggio a me noto e già teatro di precedenti disordini.

Secondo i sondaggi l’ANC, il partito di Nelson Mandela al potere da 30 anni perderà la maggioranza, e quindi si pone la questione di un governo di coalizione. Un vero dilemma. Le possibilità non mancano, ma i candidati non sono forse in grado di offrire quella stabilità e competenza necessari per rilanciare l’economia sudafricana, in gravi difficoltà.

Chi sono infatti i papabili per una alleanza con l’ANC ? EFF (Economic Freedom Fighters) di Julius Malema, populista, che promette di nazionalizzare banche e proprietà private senza compenso, ciò che provocherebbe il fuggi fuggi di tanti investitori di peso. L’MK (Umkhonto We Sizwe) di Jakob Zuma, l’ex Presidente pluri-indagato per corruzione, al punto che il suo stesso partito lo ha stralciato dalla lista elettorale. Il DA, Democratic Alliance, sarebbe un toccasana, ma finora non si è chiaramente detto disponibile. Il suo Presidente John Steenhuisen non è convinto di poter contare sull’ANC come partner affidabile per portare il paese a una svolta. Per Steenhuisen un tale « matrimonio di convenienza » non riforma né uno né l’altro. Comunque, continua Steenhuisen in una situazione così, a geometria variabile e complessa, potrebbe succedere di tutto.

Ecco quindi come si presenta il Sudafrica da stamattina al voto per il rinnovo del parlamento e dei consigli regionali, chiamato a scegliere il meno peggio. Fa ben sperare la maturità e il senso civico dei suoi cittadini, che nonostante le difficoltà e i gravi problemi non rinunciano a sperare in un futuro migliore.

Significativo l’appello dell’ex presidente della nazione arcobaleno Thabo Mbeki, che ha detto: « Andate tutti a votare, e poi riuniamoci e parliamo tutti insieme su come affrontare i problemi del nostro paese”. Da sperare che venga ascoltato.

Nell’immagine: in coda per votare

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