Un no da sinistra contro la 13esima dell’AVS

Un no da sinistra contro la 13esima dell’AVS

Nell’ambito della campagna in corso in vista della votazione del 3 marzo sulla 13ma dell’AVS, accanto al fronte della destra borghese, che vi si oppone, c’è anche un fronte socialista che la combatte per questioni di principio e di equità


Beat Allenbach
Beat Allenbach
Un no da sinistra contro la 13esima dell’AVS

Non distribuire soldi a innaffiatoio, bensì a chi ne ha bisogno: ciò corrisponde alla politica della sinistra e anche dei sindacati. Coerentemente, la sinistra ha combattuto più volte gli aumenti delle deduzioni per il calcolo dell’imponibile, per esempio per i figli, poiché chi guadagna poco non ne trae quasi nessun beneficio, mentre per i benestanti i risparmi sono cospicui.

Per quale motivo, allora, si dovrebbe accettare una 13esima dell’ AVS di cui approfitta poco chi ha avuto un salario basso e non riceve quindi la rendita massima? Chi avrebbe più bisogno riceverebbe meno di chi non ne ha o ne ha meno. Inoltre, in Svizzera ci sono molte persone con più di 65 anni che stanno bene, perché hanno una buona pensione e parecchie hanno anche ricevuto una consistente eredità. Non hanno proprio bisogno di una tredicesima. Ciò vale pure per molti elettori e elettrici della sinistra poiché il corpo elettorale della sinistra è molto cambiato negli ultimi 60 anni. Oggi ne fanno parte molti impiegati, tecnici e persone con una laurea. Chi guadagna poco sono soprattutto donne, famiglie monoparentali, persone senza formazione professionale che, spesso, sono attratte dai semplici slogan dell’Udc, e poi tanti lavoratori e lavoratrici senza passaporto svizzero. 

La Consigliera federale ha ragione

La socialista Elisabeth Baume-Schneider, che ha spiegato la posizione del Consiglio federale, ha doppiamente ragione. Da una parte, la tredicesima AVS costerebbe 4 miliardi al momento dell’introduzione, e poi ogni anno un po’ di più; d’altra parte, ci sono modi migliori per aiutare gli anziani con gravi problemi finanziari e che non si possono permettere né vacanze, né divertimenti. La Consigliera federale ha promesso misure mirate per chi ha redditi bassi dopo i 65 anni. Si potrebbero aumentare le prestazioni complementari e lei promette una proposta in tal senso in occasione della prossima revisione dell’AVS. 

La statistica indica che il 15% dei pensionati riceve prestazioni complementari. Una quota analoga di chi ne avrebbe diritto non ne fa però richiesta. È quindi importante sottolineare che chiedere le prestazioni complementari è un diritto e non c’è motivo di vergognarsi a chiederle, come sembra essere il caso per molti. Si dice pure che gli ostacoli burocratici per ricevere le prestazioni complementari sono importanti: ma quelle difficoltà possono e devono essere eliminate.

Perché non aumentare la rendita minima?

Ci sarebbe un’ulteriore possibilità per migliorare la situazione dei pensionati in difficoltà. La rendita minima ammonta a 1’225 franchi, quella massima è il doppio. Il minimo viene percepito sovente da donne con redditi modesti e interruzioni dell’attività professionale dovute alla nascita di figli. Da diversi anni però, l’AVS prevede una compensazione per chi si è dedicato alla cura di figli o genitori anziani. Ma parecchie donne, ancora oggi, non arrivavano alla soglia minima di reddito per potersi affiliare ad una cassa pensione. A meno che abbiano accumulato risparmi, devono quindi vivere  esclusivamente della rendita AVS. Allora, se non percepiscono la rendita massima di 2’450 franchi, come avviene per oltre un decimo degli anziani, queste persone non ce la fanno. L’AVS è l’assicurazione la più solidale (anche chi guadagna milioni paga i contributi su tutto il reddito da lavoro ma riceve poi solo il doppio della rendita minima). Perché, allora, non aumentare la rendita minima a 2000 franchi? Sarebbe un aiuto mirato e non costerebbe molto.  

Non solo i pensionati soffrono

Non è solo una parte dei pensionati che fatica ad arrivare alla fine del mese, ma anche molte famiglie e persone che lavorano: soffrono del rincaro, degli affitti crescenti e dei premi delle casse malati in continuo aumento. Con una parte dei miliardi che si potrebbero risparmiare se il popolo desse la preferenza ad un aiuto mirato alle persone bisognoso in età di pensionamento, si potrebbe migliorare la situazione dei working poor e delle famiglie monoparentali, aumentando per esempio i sussidi per la riduzione dei premi delle casse malati. La nostra costituzione, all’Art. 12 “Diritto all’aiuto in situazioni di bisogno”, recita: “Chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto d’essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa.” Il Consiglio federale e il Parlamento hanno quindi il mandato di provvedere al sostegno dei più deboli.

Non si dovrebbero dunque avere dubbi che gli Enti pubblici si attiveranno di fronte alle situazioni di persone bisognose. Sarebbe quindi meglio riservare a quel compito le risorse previste per una 13esima AVS che darebbe troppo a chi non ha bisogno e troppo poco alle persone bisognose, pensionate o attive. Ma chi non crede che il Consiglio Federale e il Parlamento siano capaci di adottare le misure adeguate voterà invece sì alla proposta della 13esima rendita AVS, anche se non è la soluzione più appropriata: ciò sarebbe però una sconfitta per la democrazia. 

Nell’immagine: la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider (PS)

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