Di qua o di là del potere?

Il confronto su Cuba, considerazioni su una possibile terza via


Sergio Roic
Sergio Roic
Di qua o di là del potere?

Il mese scorso, durante il congresso degli Scrittori per la pace del PEN international tenutosi nella slovena Bled, mi è capitato di ricevere un applauso parlando della violenza del potere come di una se non della prima causa delle sofferenze umane. L’ascesa e il mantenimento del potere nelle sue prime fasi sono, secondo la dottrina leninista, una sorta di “zona senza regole” dove conta, appunto, solo mantenere il potere vista la necessità (?) di “salvare la rivoluzione”. Trockij, considerato da molti il più “puro” fra i rivoluzionari russi, fece trucidare alcune migliaia di marinai a Kronstadt proprio in quest’ottica di “salvezza”.

Oggi, nel mondo ma anche in Ticino, si dibatte sulla situazione cubana. Che la rivoluzione non abbia avuto successo a Cuba, per quel che riguarda una attesa e mai arrivata fase di libertà a vantaggio dei cittadini, è inoppugnabile: nell’isola si è sempre in piena emergenza perché “bisogna salvare la rivoluzione”. Il blocco americano è evidente e potente, ma un discorso con la popolazione da parte delle autorità comuniste, un confronto, una fase di tolleranza dei cubani (al potere) nei confronti dei cubani (cittadini) è davvero impossibile?

In Ticino, nella sinistra si profilano due posizioni: chi sta col potere (comunista) e chi col popolo o meglio con quella parte di esso che vorrebbe avviare un dialogo col potere (comunista) in vista di tolleranza, libertà e pluralismo.

C’è anche chi, in Ticino, ha pronunciato le fatidiche parole “Patria o morte” facendo intendere che non c’è spazio per nessuna mediazione interna e che o si difende il comunismo cubano (come si presenta adesso: un blocco al potere) o si muore.

Una cosa, in questa discussione così partecipata e sentita, fa riflettere: ma nessuno, proprio nessuno ricorda quei leader comunisti che si dissociarono dal potere assoluto di un regime liberticida e violento (ai tempi dell’URSS “patria e depositaria del comunismo consentito”)? Che fine hanno fatto le esperienza storiche dei vari Tito (sopravvissuto), Dubcek (non sopravvissuto), Berlinguer (non sopravvissuto, ma per malattia)? Si può ancora credere e sperare in un comunismo o socialismo dal volto umano? E la “terza via” dei Paesi non allineati che cosa fu: una barzelletta terzomondista o piuttosto un tentativo di evitare l’eterna questione del confronto con un blocco di potere che non vuol cedere il potere?

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