Eugenio Barba, uomo di teatro sulle orme della tradizione, immaginando l’impossibile

Eugenio Barba, uomo di teatro sulle orme della tradizione, immaginando l’impossibile

Al Teatro delle Radici di Lugano lunedì 18 marzo uno dei grandi maestri del teatro del Novecento


Natasha Moretti
Natasha Moretti
Eugenio Barba, uomo di teatro sulle orme...

Fondatore dell’Odin Teatret, compagnia che quest’anno compie 60 anni di attività, Eugenio Barba si colloca in quella tradizione teatrale che prende le mosse dal Teatro d’arte di Mosca con Konstantin Sergeevič Stanislavskij alla fine del 1800 e che prosegue lungo tutto il novecento con nomi come Antonin Artaud, Jacques Copeau, Bertolt Brecht, Jerzy Grotowski, Tadeusz Kantor, ma anche il Living Theater di Julian Beck e di Judith Malina, Dario Fo, Carmelo Bene e tanti altri, dando vita a una rivoluzione profonda e intensa, benché sotterranea, che si incarnerà in esperienze variegate nel tempo, nello spazio e nel metodo, ma che hanno al centro della loro ricerca l’incontro magico, unico, dirompente tra attore e spettatore.

Eugenio Barba nasce a Brindisi nel 1936. A 17 anni emigra a Oslo, dove svolgerà diversi lavori prima di approdare a quella che lui stesso definisce in La terra di cenere e diamanti la sua patria professionale: quella Polonia d’inizio anni ’60 dove sta muovendo i primi passi Jerzy Grotowski, che, benché coetanei, Barba considererà suo maestro (“La direzione è sempre stata la mia. Le orme sono le tue”, gli scriverà in una lettera del 1998 in occasione del premio internazionale Pegaso d’oro).

Tornato in Norvegia nel 1964 fonderà l’Odin Teatret, un teatro di erranti e un teatro errante, non solo perché sin da subito cambierà luogo di residenza e si stabilirà a Holstebro in Danimarca, non solo perché la compagnia viaggia in lungo e in largo per il mondo presentando spettacoli, laboratori e dimostrazioni di lavoro. È e sono erranti poiché viaggiano lungo quella linea sottile costituita dal tentativo di rispondere all’interrogativo di che cosa sia il teatro.

Se il teatro è tradizione, allora ogni generazione deve riconoscere i propri antenati e nel contempo modificare quel sistema di valori, di usi e costumi, immaginando ciò che è utile al proprio tempo, alle proprie aspirazioni, ai propri sogni. Questo dialogo col passato, ma con lo sguardo nel presente, consente un confronto onesto con altre arti, non solo performative, e con altre tradizioni come è stato per il regista l’incontro con la tradizione indiana del Kathakali. Allora si scopre che ciò che dà vita al teatro è il corpo dell’attore che con la sua presenza, data da “un’architettura di tensioni e impulsi”, conferisce vita anche all’immobilità.

Rompere i meccanismi fisici abitudinari, dati dall’educazione, dall’appartenenza di genere, dal vivere sociale, è l’obiettivo del training che porta l’attore là dove il suo corpo parla, lasciando segni negli spettatori che col tempo diventano pensiero, riflessione, ma anche semplici regali all’anima.

Potremmo definire il lavoro di Eugenio Barba denso della tradizione teatrale novecentesca e insieme intriso di nuove traiettorie che lui ci offre con grande generosità.

Un lavoro che comprende la regia di oltre ottanta spettacoli con l’Odin Teatret presentati in 65 Paesi, una prolifica pubblicazione teorica, una ricerca portata avanti con i suoi attori e che nel 1979 si arricchisce con l’apertura della Scuola internazionale di Antropologia teatrale (ISTA) e nel 2020 con la creazione della Fondazione Barba Varley (Julia Varley è attrice dell’Odin Teatret dal 1975, tra le ideatrici di The Magdalena Project, nonché direttrice artistica del Festival internazionale Transit).

Quest’uomo di 87 anni ha calcato le orme lasciate da altri lungo una traiettoria che con grande coraggio, determinazione e amore ha tracciato per noi, affinché possiamo emozionarci, divertirci, calpestare il territorio del reame di Nulle Part-Utopia, e vivere.

  • “La tradizione dell’impossibile” è il titolo dell’evento organizzato dal Teatro delle Radici nell’ambito del progetto Schegge, che vedrà Eugenio Barba sul palcoscenico del Teatro Foce di Lugano, lunedì 18 marzo alle ore 18.00. L’incontro sarà introdotto dalla proiezione del film “L’arte dell’impossibile” della regista norvegese Elsa Kvamme. Per informazioni: Teatro delle Radici, info@teatrodelleradici.net

Nell’immagine: Eugenio Barba

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