Lugano in tre foto
Dittature sempre bene accolte dalla città, nella speranza che qualche soldo sgoccioli da qualche parte
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Dittature sempre bene accolte dalla città, nella speranza che qualche soldo sgoccioli da qualche parte
• – Federico Franchini
Come l’estrema destra ‘elveticissima’ si appropria di simboli di cui nemmeno conosce l’origine
• – Federico Franchini
Dietro l'iniziativa "No alla Svizzera da dieci milioni di abitanti" c'è il solito trucco: agitare lo spauracchio dello straniero mentre si fanno gli affari di chi già possiede tutto.
• – Federico Franchini
Elsy Moufarrej, presidente dell’Unione dei Giornalisti del Libano, denuncia l’eliminazione sistematica dei giornalisti libanesi da parte di Israele e chiede alla comunità internazionale di rompere il silenzio
• – Federico Franchini
Gli stessi che hanno lanciato l'iniziativa «No a una Svizzera da dieci milioni di abitanti» vorrebbero che si spalancassero le porte ai "profughi" miliardari
• – Federico Franchini
Per diversi anni non ha rispettato a sufficienza gli obblighi di sorveglianza e vigilanza in materia di lotta al riciclaggio
• – Federico Franchini
Il consigliere nazionale che guida la battaglia contro la SSR regala da anni le chiavi di Palazzo federale al lobbista di una multinazionale straniera dei media. Per amicizia, ovviamente.
• – Federico Franchini
Tra il serio e il faceto, ritratto di chi promuove l’“iniziativa per il dimezzamento” e vuole affossare il servizio pubblico radiotelevisivo: quali interessi nascondono, quali contraddizioni incarnano e perché vale la pena difendere il canone
• – Federico Franchini
Matter, Chiesa e Regazzi contro la SSR in nome del caro-vita. Ma l'UDC difende proprietari immobiliari e casse malati. E le imprese pagano solo tra lo 0,005% e lo 0,032% del loro fatturato
• – Federico Franchini
Dalle confidenze con una commissaria a una telefonata a Norman Gobbi: così un amico del dottor Camponovo ha innescato l’inchiesta che ha portato all’arresto di Eolo Alberti
• – Federico Franchini
Dittature sempre bene accolte dalla città, nella speranza che qualche soldo sgoccioli da qualche parte
Tre fotografie bastano a raccontare una città. Nella prima, il sindaco di Lugano Michele Foletti stringe la mano all’ambasciatore dell’Azerbaigian in Svizzera, Fuad Isgandarov. La seconda è una foto di gruppo davanti alle bandiere di Palazzo Civico: tre municipali, un alto funzionario cantonale, l’ambasciatore, il rappresentante della lobby del commercio di materie prime e tre dirigenti di Socar Trading, l’antenna commerciale – con sede a Ginevra – della compagnia petrolifera di Stato azera. Nella terza, quella che nessuno ha scattato, ci sarebbero i nomi dei giornalisti dietro le sbarre, delle testate chiuse, delle Ong espulse da quella che, di fatto, è una dittatura.
A Lugano questo film l’abbiamo già visto, con protagonista un’altra cleptocrazia caspica. Era il dicembre del 2015 quando l’allora sindaco Marco Borradori inaugurava la rassegna audiovisiva ‘Occhi sul Kazakistan’: proiezioni, fotografie, registi venuti dalla steppa. Quella rassegna cinematografica che nessuno in città aveva chiesto e che il Municipio offriva, serviva a tessere i legami. La cultura come ammorbidente, vettore di contatti e contratti. Pochi mesi dopo, Lugano avrebbe firmato un memorandum con le autorità della città di Almaty. L’anno dopo sarebbe toccato al Cantone. Proprio in quegli anni, sulle rive del Ceresio, si erano insediate alcune aziende vicine al governo kazako, tra cui l’antenna commerciale della potente compagnia petrolifera nazionale. Era l’epoca in cui, anche grazie a un noto imprenditore basato in riva al Ceresio che aveva costruito più di mezza Astana, capitali e persone legate alla famiglia Nazarbaiev trovarono in Ticino una base discreta e accogliente: affari immobiliari, conti bancari, società di trading e autorità pronte a non guardare.
La figlia dell’allora presidente ottenne persino un permesso di soggiorno dal Cantone grazie a una società costituita ad arte per quel permesso e poi liquidata.
Oggi si ritenta con l’Azerbaigian. Cambia il Paese del Caspio, cambia la famiglia al potere, cambia la compagnia di Stato, ma il contesto è sempre quello: una cleptocrazia che si arricchisce grazie agli idrocarburi. Socar gestisce in Svizzera la sua principale piattaforma di trading internazionale e circa 170 stazioni di servizio, con una rete che arriva fino in Ticino, dove sponsorizza pure l’Hc Ambrì-Piotta, il cui sodalizio, fino a quest’anno, aveva come presidente Filippo Lombardi. Il municipale è da tempo molto attivo nella regione, sia come politico – è stato presidente del gruppo parlamentare Svizzera-Azerbaigian –, sia come imprenditore. Oggi, come i suoi colleghi, sogna il possibile ruolo di Lugano quale “hub europeo” per lo sviluppo di relazioni economiche con Baku.
Nel frattempo, l’ultimo indice di Reporters Sans Frontières per la libertà di stampa fa scivolare l’Azerbaigian al 171° posto su 180, con una trentina di giornalisti in carcere. L’accredito alle ultime testate straniere rimaste è stato revocato, mentre prosegue la repressione delle testate indipendenti. Dal Paese governato con il pugno di ferro dagli Aliev, lo scorso anno sono state forzate ad andarsene la Croce Rossa e varie organizzazioni dell’Onu.
A Lugano di tutto questo non si è parlato. Le autorità cittadine tacciono e fanno come hanno sempre fatto: chiudono gli occhi e aprono le braccia, nella speranza che qualche soldo del greggio azero, come prima quello kazako, possa sgocciolare da qualche parte. Non è necessario che si tappino il naso, i municipali: i soldi, anche quelli che fanno schifo, non hanno nessun odore.
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