I ricchi, i poveri e le briciole

I ricchi, i poveri e le briciole

La riforma fiscale e il preventivo 2024: quando la politica diventa indecorosa


Saverio Snider
Saverio Snider
I ricchi, i poveri e le briciole

Prima di Natale mi sono dato la pena di seguire in diretta da casa il dibattito svoltosi in Gran Consiglio sulla riforma fiscale. Nessuno degli intervenuti ha citato dottamente gli economisti e filosofi Friedrich Von Hayek e Milton Friedman, e nessuno ha ricordato i loro entusiasti ed illustri allievi politici Reagan e Thatcher, né qualcuno ha ricordato (per restare in ambito domestico) l’impegno analogo dell’indimenticabile loro nipotina Marina Masoni, che pure nella fattispecie si sarebbe potuta opportunamente almeno richiamare in termini esemplari. In ogni caso l’aria culturale che (inconsapevolmente per i più) si respirava quel giorno nell’aula parlamentare era proprio quella del più scontato e classico pensiero liberista. Non per nulla l’argomentare si è concentrato soprattutto attorno alla necessità di attenuare il peso fiscale che grava sulle gracili spalle dei contribuenti più ricchi, nella certezza che ciò facendo questi, come orsacchiotti attratti dal miele, si metterebbero tutti a correre gioiosi a prendere dimora nel nostro amato Cantone (o perlomeno quelli che ci sono non scapperebbero da qui). E d’altra parte, visto che in questa direzione si muovono anche le altre Repubbliche della Confederazione, perché non farlo anche noi?

Il ragionamento per essere condivisibile presuppone naturalmente che in effetti dalla tavola degli Epuloni cadano sempre tante briciole da consentire ai poveri di tirare avanti, se non addirittura di migliorare le proprie condizioni esistenziali. Insomma: facciamo contenti coloro che posseggono e gestiscono il capitale, lasciamoli liberi di fare e disfare tutto quel che vogliono, favoriamo l’assoluta libertà del mercato, l’allegra, inarrestabile e globale crescita dei consumi, e così alla fine ci guadagniamo tutti, nel segno di uno sgocciolamento sicuro e duraturo del benessere dall’alto verso il basso (l’ideologia del “trickle down”, che certo definirla in inglese fa più chic). Ora è chiaro che il gioco, condotto in modo sconsiderato, si è rivelato fallace: una pia illusione che nel suo continuo evolversi disordinato alla fine ha inceppato il sistema, tanto è vero che – come ormai tutti sono obbligati ad ammettere – i ricchi oggi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, anche nei Paesi occidentali. Una realtà tristissima che non può non allarmare e angosciare chi teme le fratture sociali e i conflitti che ne derivano inevitabilmente. Una corsa al patatrac che fa malissimo in primis alla democrazia, e inquieta costatare che la maggioranza del nostro Parlamento ragiona ancora come se questa spada di Damocle non esistesse pure sulle nostre teste.

Questa proposta di riforma fiscale, gioiosamente approvata in Gran Consiglio dal nuovo asse partitico Lega-PLRT-UDC, oltre che per la sua pochezza minimalista, diventa poi del tutto politicamente assurda se appena si pensa che accanto ad essa, in modo concomitante, il Governo ha presentato un preventivo indecoroso per l’anno che è appena iniziato, tanto sconclusionato che persino il Parlamento non ha ancora avuto il coraggio di discuterlo. Sentendoselo raccontare cosa può pensare il cittadino del ceto medio scricchiolante se non che l’azione in atto (che si trascina nel vortice anche i comuni nolenti) è quella di regalare ai ricchi rubando ai poveri? L’assunto non è semplicistico, banale o fuorviante se si pensa agli sgravi sui patrimoni elevati guardandoli in modo parallelo al taglio dei sussidi per le casse malati, al non riconoscimento del carovita (che in realtà galoppa), al taglio dei salari del 2% (sfrontatamente chiamato “contributo di solidarietà”), e chi più ne ha più ne metta, il tutto per un insieme disordinato di oltre cento milioni offerti al sorriso di un beato (anche se imbarazzato) Morisoli.

All’indomani del rinnovo della Legislatura è apparso subito certo che c’era poco da attendersi da un Governo composto da quattro membri su cinque rappresentanti di tre partiti in profonda crisi identitaria e esistenziale. Da lì a vedersi consegnare un documento di tal genere però ne passa: molto meglio allora il silenzio inoperoso del nulla, a meno che il pasticcio odierno sia solo una provocazione scherzosa e costruttiva. Se così fosse, adesso però andrebbe spiegata.

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