L’ultracrepidarismo, malattia nella politica ticinese? 

L’ultracrepidarismo, malattia nella politica ticinese? 

“D’après Andrea Ghiringhelli”, leggendo e ripensando ad un suo recente intervento 


Silvano Toppi
Silvano Toppi
L’ultracrepidarismo, malattia nella politica...

Certo che a leggere e rileggere ciò che ha scritto qui Andrea Ghiringhelli sulle discussioni granconsiliari (“Uno spettacolo non dei migliori) ci si potrebbe anche divertire, a patto di non perdere la speranza. Vi si dimostra, a chiare e coraggiose lettere, ciò che un direttore di giornale (Daniel Ritzer, ne La Regione) aveva precedentemente definito “una classe politica carente di spessore e lungimiranza”. Tanto da arrivare a dire, “sommessamente”: “Se questo è il meglio offerto dalla piazza politica cantonticinese, si giustificano la sfiducia e il discredito che colpiscono la democrazia rappresentativa in questi anni”.

Ciabattino, non  oltre la scarpa

Nessuno l’ha detto, ma sembra si tratti di una malattia assai diffusa. Si chiama: ultracrepidarismo. Nome barbaro e difficile da ritenere che però, a quanto pare, sta imponendosi altrove (qui si impone per ora resilienza). Bisogna resuscitare il buon vecchio latino per capirlo e una sua frase proverbiale che ai tempi che furono ci faceva anche divertire per il suono: “sutor, ne ultra crepidam” e cioè: “ciabattino, non andare oltre la  scarpa”.

Traduciamolo in termini semplici, nel suo significato: quell’esprimersi su un soggetto, un tema, sul quale non si hanno le competenze richieste. Con un aggravio particolare nei nostri tempi: le cosiddette reti sociali (o certe rubriche radiofoniche) permettono a chiunque di sproloquiare su ogni tema, medico, giuridico, economico, biologico, ecc.

Si complicano ancora le cose chiamando in causa due psicologi, Dunning e Kruger, che hanno particolarmente indagato su quel male e hanno coniato “l’effetto Dunning-Kruger”. Che sarebbe un “bias cognitivo” (quindi una distorsione che le persone attuano nelle valutazioni di fatti e avvenimenti).

Il fatto divertente è che quei due psicologi sono partiti da un episodio bizzarro: analizzare perché a un ragazzo, un giorno, svegliandosi,  è nata l’idea geniale di rapinare una banca cospargendosi il viso di succo di limone, nella convinzione così di rendersi invisibile e dicendosi: “Toh, è una superidea il succo di limone!” Le conclusioni cui sono arrivati, riassunte, sarebbero le seguenti:
1) la persona incompetente tende a sovrastimare il suo livello di competenza;
2) la persona incompetente non riesce mai a riconoscere la competenza di quelli che la possiedono veramente;
3) la persona incompetente non si rende mai conto del suo livello di incompetenza;
4) se una formazione di queste persone inducesse un miglioramento significativo della loro competenza, esse potrebbero riconoscere e accettare le loro lacune precedenti.
Quest’ultimo punto, quindi, è l’ultima speranza, quella che ci dice che non tutto è ancora perduto con un po’ di formazione (o forse di articoli come quello di Ghiringhelli).

Tutti imbecilli di qualcuno

Si è ripetuto, negli ultimi tempi, che una soluzione, anche per la politica ottusa, è l’empatia. Divenuta altro mantra d’attualità. L’empatia è un mettersi al posto dell’altro, per cercare di comprenderlo. Essa chiede di abbandonare per un momento le proprie convinzioni per tentare di meglio visualizzare quelle degli altri. Ed è appunto ciò che mancherebbe terribilmente nella politica, sterilizzandola come un deserto di parole.

C’è però chi precisa subito che l’empatia è una risposta di fronte all’incomprensione e… all’ignoranza dell’altro. Ora, prima di passare al rimedio bisognerebbe diagnosticare il problema, quello dell’ignoranza, appunto. Ciò che caratterizza l’ignorante è che ignora. Bisogna quindi rafforzare la conoscenza dell’altro, del suo universo, di quel che crede, dei suoi obiettivi; è passare all’accettazione dell’alterità per poter colmare l’ignoranza. Neppure facile a dirsi, immaginamoci a farsi.

Rimangono purtroppo sempre due realtà, storiche e umane: innanzitutto, mantenere e valorizzare l’ignoranza vuol anche dire garantirsi il potere, il quale fiorisce spesso coltivando ampiamente l’ignoranza (pensiamo ai successi attuali di alcuni partiti); in secondo luogo, l’ignorante è perlopiù confuso con l’imbecille, termine che designa colui che sarebbe più bestia di noi e, lo si accetti o meno, il nostro destino è di essere tutti, prima o poi, l’imbecille di qualcuno.

Nell’immagine: un pistola

Dal nostro archivio

Giorgio Napolitano il “migliorista”  e il più liberale dei comunisti italiani
Naufragi

Giorgio Napolitano il “migliorista” e il più liberale dei comunisti italiani

Prima ideologico, tanto da difendere l’intervento sovietico contro la rivolta in Ungheria, poi sempre più convinto che l’approdo naturale del PCI dovesse essere il “campo...

Pubblicato il Aldo Sofia
Palloni sgonfiati
Naufragi

Palloni sgonfiati

Fra partite, contestazioni e polemiche in Qatar, dall’Italia arriva la bomba calcistica ed esplode il “caso Juventus”

Pubblicato il Enrico Lombardi