Come puzza di zolfo l‘economia!

Come puzza di zolfo l‘economia!

Non solo il petrolio bloccato a Hormuz. Il suo prezzo aumentato del 200 per cento in pochi mesi e puzza… d’inferno


Silvano Toppi
Silvano Toppi
Come puzza di zolfo l‘economia!

Alle volte si rimane esterrefatti nel cogliere nell’attualità che si vive, singolari combinazioni tra credenze, scolpite ormai nella memoria; tra storia e storia economica che si ripresentano più vive che mai; e ricerca di simboli o di significati che vanno sì oltre la ragione ma che non desistono dall’interpellarla, forse convinti che una ragione c’è o ci deve pur essere. O forse è anche un modo per tristemente divertirci.

Prendiamo lo zolfo. Lo zolfo di questi tempi è ritornato protagonista.

Ora, nella nostra tradizione cristiana e popolare, lo zolfo è storicamente associato al diavolo e all’inferno, forse a causa del suo legame con fenomeni sotterranei e vulcanici. Nella dottrina e nell’immaginario cristiano i tormenti dei dannati erano alimentati da fuoco e zolfo. Lo zolfo è stato considerato la firma materiale del demonio. Per il suo colore giallo vivo è stato anche spesso definito popolarmente “l’oro del diavolo”. E, continuando, non è certo un caso se l’oro, ritenuto spesso all’origine di ogni cupidigia e malefatta umana, è a sua volta definito “lo sterco del demonio”, che sa sempre di zolfo.

Forse, soprattutto chi è di una certa età e ha vissuto sotto altri regimi sanitari, non ha dimenticato lo sgradevole odore di uovo marcio, anche quello attribuito al diavolo che ci aveva messo la coda, che puzza. Ma poi, a scuola, ti dicevano che lo zolfo puro non ha “odore” (“inodoro”, insistevano); è il solfuro di idrogeno che puzza, il gas che si sviluppa nei contesti sulfurei, durante la decomposizione (e ci spetta quindi anche all’inferno, se finiremo per cascarci per i nostri comportamenti… sulfurei).

La domanda planetaria e quella puzza pestilenziale

Ora, in versione storica ed economica più moderna, trasformando il diavolo in troppi altri diavoli “anticristiani” più terribili e puzzolenti, si costruisce un altro tipo di combinazione sotto forma di domanda planetaria.

Che è questa: che cosa unisce l’ormai famoso e imprescindibile stretto di Hormuz con una miniera dell’insostituibile rame che vale ormai come l’oro (supponiamo nel Cile, che ne è grande produttore), con una fabbrica di semiconduttori a Taiwan, con l’industria dei fertilizzanti fosfatati che arrivano pure da quelle parti, con la batteria di un’automobile, con una raffineria di nickel in Indonesia? Un bel trambusto internazionale!

Chi ha l’intelligenza per rispondere a tutto questo risponde, divertito e ancora più furbesco e sadico: una puzza pestilenziale!

Che è poi quella dello zolfo, ingrediente indispensabile per fabbricare l’acido solforico (ed eccoti la formula fatidica: H2SO4), agente chimico che è alla base di un’infinità di procedimenti industriali e anche per l’estrazione di metalli come il rame, il nickel, l’uranio e le terre rare. L’acido solforico permette anche di trasformare il minerale di fosfato in fertilizzante con fosforo assimilabile dalle piante. Lo zolfo entra anche nella fabbricazione di prodotti farmaceutici, in processi come la purificazione delle acque, la vulcanizzazione della gomma per migliorarne la durata e anche… nella produzione di polvere da sparo.

Più 200 per cento

Questo zolfo è ricavato nella misura del 90 per cento dalla raffinazione degli idrocarburi. Il Medio Oriente ne è quindi uno dei massimi produttori al mondo (più di un quarto della produzione mondiale). Stando ai dati di Argus Media pressoché la metà (44 per cento) delle esportazioni mondiali di zolfo e di prodotti derivati passano dallo stretto di Hormuz.

Il caso dello zolfo sta quindi a dimostrare il rischio di “reazione a catena catastrofica” per l’economia mondiale. Il suo prezzo è salito del 200 per cento in pochi mesi e puzza d’inferno.

Nell’immagine: diavoli che tormentano i lussuriosi in un pozzo di fuoco e zolfo – in ‘Grand Calendrier et Compost des Bergers’, Lione

Dal nostro archivio

Naufragi

Kenya nel caos, ma c’è speranza

L'approvazione dell’ennesima tassazione punitiva per le fasce sociali più fragili ha dato inizio a una serie di manifestazioni contro la corruzione e la povertà. E i giovani che ne sono protagonisti potrebbero essere d’ispirazione anche per tutti noi

• – Roberta Bernasconi
Naufragi

Rifugiati africani: il 96% rimane nel continente

Sono oltre 40 milioni le persone costrette a sfollare con la forza. Ma pochissime di queste arrivano, di fatto, in Europa

• – Roberta Bernasconi