Prima e con la parola

Prima e con la parola

Pubblicata in forma di Graphic Novel la storia dello studente egiziano Patrick Zaki. Una storia da conoscere, per continuare a cercar di capire


Nicoletta Vallorani
Nicoletta Vallorani
Prima e con la parola

“Lo sguardo viene prima della parola”, scrive John Berger in Ways of Seeing: il bambino impara a riconoscere forme e profili quando ancora non sa come modellarne i significati nel linguaggio verbale. Questo spiega perché, quando si tratta di arrivare in fretta e senza intoppi alla mente e al cuore del pubblico, le immagini funzionino meglio e si istituiscano come un canale privilegiato, che ha ben funzionato nella lunga vicenda della prigionia di Patrick Zaki.

Il volume di disegni e parole, pubblicato di recente da Feltrinelli Comics si intitola “Patrick Zaki. Una storia egiziana”, dovuto alla collaborazione di una giornalista – Laura Cappon – e un disegnatore – Gianluca Costantini, investe molto su questa possibile strategia narrativa della comunicazione giornalistica. Essa si inserisce in un filone di “reportage disegnati” che sembrano divenire sempre più frequenti: si pensi ai disegni caricati in questi giorni su Instagram dal giornalista freelance Salvatore Garzillo, affiancati ai reportage bellici dal confine devastato dell’Ucraina.

Quindi il volume Patrick Zaki. Una storia italiana che ha già una sua genealogia di scrittura/disegno. Quel che però forse conta di più è la genesi stessa del volume, che è a tutti gli effetti nato da una mobilitazione di base e l’ha accompagnata fino alla (parziale) risoluzione rappresentata dalla scarcerazione. In una delle numerose interviste nelle quali si racconta l’origine dell’idea (ARTRIBUNE), Gianluca Costantini descrive che cosa ha originato il disegno forse più famoso di Patrick Zaki, poi divenuto la copertina del volume. La sollecitazione a realizzarlo gli arriva da un messaggio su Twitter: “il 7 febbraio 2020 un attivista anonimo mi ha scritto segnalandomi che uno studente egiziano dell’Università di Bologna era stato arrestato all’aeroporto del Cairo, e mi chiedeva di realizzare un disegno per aiutarli a divulgare la notizia” (ARTRIBUNE).

Costantini raccoglie la sollecitazione e realizza un mezzobusto a braccia incrociate, con un lieve sorriso sulle labbra e il corpo e la testa avvolti in cerchi sottili di filo spinato. Laura Cappon, giornalista e attivista che segue la vicenda fin dall’inizio, è la prima a prospettare la pubblicazione del libro a fumetti, e lo fa non troppi mesi dopo l’inizio della vicenda, sempre nel 2020 (ARTRIBUNE). Realizzare un volume però richiede soprattutto un editore. Feltrinelli accetta subito di sostenere il progetto, Amnesty International – che continua a seguire con preciso puntiglio le sorti di Zaki – lo appoggia a sua volta, e la mobilitazione di piazza e sui social continua. Costantini e Cappon sono parte integrante di tutto il lavoro che viene fatto per arrivare alla liberazione di Zaki, e quando il ragazzo finalmente è fuori, anche se non assolto dalle accuse, il progetto del libro diventa una realtà.

Non era facile raccontare con chiarezza ed equilibrio la storia incomprensibile di una prigionia immotivata, cominciata nel febbraio del 2020 fino al 7 dicembre 2021, di fatto senza capi d’accusa sostenibili e con una mobilitazione internazionale molto consistente. Soprattutto non era per nulla elementare inserire questa storia in un contesto del quale continuiamo, noi europei, a sapere molto poco e a immaginare forse, nel bene nel male, troppo. Dunque, l’intenzione sottesa nel volume è proprio questa: realizzare la “cronistoria visiva” di una vicenda individuale (ARTESKY)), gettando però un fascio di luce su situazioni di contesto non abbastanza esplorate e su vicende simili che hanno avuto, per vari motivi, meno attenzione. Si tratta in sintesi di costruire il profilo di un ragazzo trentenne che in questi 22 mesi di intensa mobilitazione, ci è divenuto familiare. E tuttavia, questa familiarità empatica ha necessità di essere situata, resa visibile in un particolare luogo e in un particolare tempo.

Dopo il prologo, che traduce la vita normale di un ragazzo normale, studente internazionale a Bologna e poi arrestato appena arrivato all’aeroporto del Cairo, la vicenda è articolata in tre segmenti: “Chi è Patrick Zaki”, “La detenzione di Zaki”, “La mobilitazione”.

La prima sezione si avvia nel 1994, con la descrizione di alcune scene di famiglia: una festa di compleanno e la nascita della sorella Marise, così importante nella mobilitazione seguita all’arresto; l’università al Cairo, i primi interessi politici e l’amicizia con Mohamed, che è di El-Malhalla, dove ci sono stati i grandi scioperi degli operai nel 2008.

A questo punto, la storia individuale si intreccia con quella collettiva di un popolo. La morte di Khaled Said viene indicata come la scintilla della rivoluzione del 2011 contro Mubarak, che porterà alle sue dimissioni. L’unico disegno dedicato alle mobilitazioni è straordinariamente efficace: un primo piano di donne velate in lotta, che da solo mette in discussione un intero paradigma rappresentativo, quello che vuole la donna mediorientale come figura di sfondo, rassegnata e remissiva. L’affiliazione al gruppo studentesco dei GUC Rebels, che chiede la creazione di un sindacato degli studenti, rappresenta un altro tassello nell’impegno di Patrick, che contribuisce alla mobilitazione perché venga annullata l’espulsione di 26 studenti e poi partecipa alle proteste successive a un attacco della polizia contro la marcia di cristiani a Maspero (27 morti e innumerevoli feriti).

L’omicidio di Mina Daniel – il Che Guevara egiziano – è una svolta dolorosa e Illuminante. Nella disillusione politica che segue l’euforia iniziale e che cementa la rivolta degli studenti, Patrick si laurea in Farmacia e subito decide di proseguire il suo impegno civile come gender officer all’EIPR. Si è ormai nell’estate del 2017, prima del viaggio di Patrick a Budapest, in visita dall’amico Amr, cui fa seguito la decisione di studiare all’estero. Bologna è un nuovo cambiamento di vita: il Master in Studi di Genere GEMMA, l’incontro con la mentore Rita Monticelli, la formazione di una cerchia di amici internazionali sono esperienze determinanti nel formare il carattere di quello che è ormai un giovane uomo.

Questo equilibrio si spezza con l’arresto, che rappresenta un cambiamento totale e introduce alla seconda parte del volume. Esso è l’inizio di un rosario di rinnovi della custodia cautelare, confermata di 45 giorni in 45 giorni. La famiglia e Patrick stesso spesso scoprono i risultati delle udienze dalle notizie pubbliche, e la mobilitazione popolare intanto si espande a macchia d’olio, sostenuta soprattutto da Amnesty International e dal Comune di Bologna dove nessuno pare aver dimenticato Patrick, prima tra tutti la sua insegnante.

Il percorso popolare e istituzionale che conduce alla scarcerazione, occupa tutta la terza parte del libro, e si concentra sulla determinazione con cui la mobilitazione di base è progressivamente arrivata a sollecitare interventi parlamentari, primo tra tutti quello di Liliana Segre, e alla fine a rendere impossibile la prosecuzione di una carcerazione priva di senso, che tuttavia va considerata non solo nel suo impatto personale, ma anche come manifestazione di un sistema repressivo.

Significativamente, nel testo sono integrate due “digressioni”, alla fine della prima e della seconda parte, e un’appendice, in chiusura di volume. Le due digressioni hanno una struttura diversa dal resto del volume: sono testi soprattutto di parole e con pochi disegni, e le storie che si raccontano fanno da cornice alla vicenda di Patrick, che è grave e non isolata.

“Il carcere riguarda” descrive l’assurda vicenda di Mustafa Yasir, accusato di terrorismo del tutto senza prove e giustiziato senza motivo, e senza che la famiglia sia neanche informata. “Il riciclo dei casi”, invece, serve a spiegare come funzioni il sistema di custodia cautelare egiziano: di norma, essa viene prorogata fino ai termini consentiti, e poi rinnovata con nuovi capi d’accusa. È un sistema rodato e funzionante, che peraltro espone a gravi rischi gli avvocati per i diritti civili: capita spesso che essi passino dalla posizione di difensore a quella di detenuto. Anche l’appendice – “Il decennio breve” – è finalizzata a ricostruire il contesto e riassume in poche pagine quel che è accaduto in Egitto negli ultimi dieci anni, ricapitolando il rapido rotolare verso “la peggiore dittatura dell’epoca moderna”.

Siccome le storie hanno da essere situate, il volume include anche alcune mappe. Colpisce la prima, soprattutto, giusto all’inizio del volume: è lo schizzo di una città egiziana, con scritte in arabo ma una planimetria di evidenza luminosa, Nei disegni semplici, sembra echeggiare il rimando alla consuetudine tanto usata nel fantasy per localizzare i luoghi dell’immaginario. Solo che questa storia immaginaria non è.

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