Di acqua si vive se la si rispetta

Di acqua si vive se la si rispetta

Cosa ci dovrebbero ricordare le grandi alluvioni: il suo scorrimento va facilitato, non impedito


Fabrizio Eggenschwiler
Fabrizio Eggenschwiler
Di acqua si vive se la si rispetta

4 novembre 1966: alluvione a Firenze: grandi piogge, molti morti, gravi danni al patrimonio artistico e culturale; disastro dovuto anche al Ponte Vecchio, che ostacolò il deflusso delle acque scaricate da piogge torrenziali e le fece tracimare.

4 novembre 1966: acqua granda a Venezia in seguito a grandi piogge e a forte vento di scirocco. La città è allagata, grandi danni, qualche morto. Probabilmente Venezia fu avvantaggiata rispetto a Firenze (e a Valencia), dove l’acqua si è rovesciata sulle città con violenza distruttiva; a Venezia l’acqua si espanse gradualmente nella laguna fino ad allagare pacificamente la città. Ci si può chiedere se il nuovo sistema di dighe mobili (MOSE) non possa, in casi eccezionali, favorire allagamenti violenti e repentini. se le barriere non fossero abbassate tempestivamente.

Inizio novembre 2024: alluvione a Valencia (città già colpita da alluvioni in precedenza (1957, 1978, 1999, 2023): centinaia di morti; gravi carenze nel sistema di allarme.

Le alluvioni sono un fenomeno tutt’altro che raro. Si tratta di eventi naturali, spesso prevedibili, le cui conseguenze potrebbero dunque essere evitate, o almeno contenute, con provvedimenti di prevenzione e di informazione adeguati.

La prevenzione dovrebbe essere basata sul principio dello scorrimento piuttosto che del contenimento: predisporre vie di sfogo graduale per l’acqua, in modo tale che non si rovesci con violenza su aree abitate. Nel contempo occorre predisporre un sistema efficace di allarme e informazione per gli abitanti interessati. In linea di principio, l’acqua deve poter scorrere, non essere imprigionata.

Viene da pensare al disastro del Vajont (1963), legato alla nazionalizzazione dell’elettricità in Italia. Per ottenere l’indennizzo statale, la costruzione della diga e il suo collaudo con lago artificiale pieno dovevano essere ultimati entro un dato termine; non si diede dunque ascolto ai brontolii della montagna e si riempì il lago in tutta fretta. Ma il monte Toc, malgrado le rassicurazioni di rinomati esperti, franò nel lago, provocando un’onda gigantesca che si rovesciò sul sottostante paese di Longarone. Le dighe sono sicure, salvo eventi eccezionali ma possibili.

La morale è che l’acqua, senza la quale non c’è vita, deve poter scorrere secondo natura affinché svolga i suoi compiti preziosi, senza scatenare la sua potenzialità distruttiva.

Senza acqua si muore, ma anche di acqua si muore. All’acqua che il cielo ci manda bisogna dare lo spazio di cui ha bisogno.

A Roma, si calcola che le “piene” – con distruzioni e allagamenti dei quartieri antichi, sorti a livello del Tevere – siano state 130 dall’antichità fino al 1870 (anno dell’annessione al Regno d’Italia). Roma capitale costruì alti muraglioni che impediscono tuttora al fiume di tracimare. Una soluzione che finora ha funzionato, con le dovute eccezioni, in particolare in occasione dell’ultima piena eccezionale del 1937.

Anche in Ticino le alluvioni non mancano; basta pensare a quelle recenti, con danni e morti, in Mesolcina e Val Maggia. Più indietro nel tempo viene in mente la piena del 1978 nel Locarnese.

Dare spazio all’acqua significa permetterle di svolgere le sue funzioni indispensabili per la vita. Si pensi alle famose piene del Nilo, del Gange, del Po, alla cosiddetta Mezzaluna fertile che includeva anche il Tigri e l’Eufrate: piene che rendono fertili le terre periodicamente allagate. L’acqua bisogna rispettarla per quella che è secondo natura.

In senso lato, bisogna rispettare la natura tutta, che si tratti dell’acqua o del riscaldamento climatico. Del resto, è tutto collegato in un quadro di causa-effetto.

L’homo sapiens è confrontato a problematiche che mettono in discussione, in prospettiva, la sua stessa esistenza: l’universo continuerà a esistere anche in sua assenza. Oppure ricominciando da capo come cacciatori-raccoglitori.

Dal nostro archivio

Naufragi

Taiwan elegge il nemico di Pechino

Vince la democrazia sull’isola autogovernata e il candidato alle presidenziali Lai Ching-te, che Pechino considera un separatista

• – Loretta Dalpozzo
Naufragi

E ora, in Israele?

Dopo la morte di Abraham B. Yehoshua quale figura letteraria potrà farsi paladina della lotta politica in Israele?

• – Simona Sala