Benzina alle stelle: un’opportunità (teorica)?
Qualche idea di strategie alternative, anche se c’è pochissimo da aspettarsi dalla classe politica mondiale
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Qualche idea di strategie alternative, anche se c’è pochissimo da aspettarsi dalla classe politica mondiale
• – Ronny Bianchi
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• – Adolfo Tomasini
Marco Blaser, quando "la televisun la gh'eva una forza de leun" (Jannacci dixit)
• – Michele Ferrario
È un tema, quello della sofferenza della classe media, che investe tutto il mondo, ma che da noi si declina con urgenza in termini di lavoro e di stipendi. Quando non di precarietà
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DOTTRINA “DONROE” Cade il più importante baluardo anti Trump in America Latina? È questo il messaggio geopolitico che emana l’amara sconfitta di Lula da Silva in Brasile nei confronti di Bolsonaro jr
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A sette mesi dalle presidenziali si allarga la protesta giovanile: le ragioni degli studenti, i giochi della politica
• – Aldo Sofia
Il dibattito sulle prospettive della sinistra ticinese viene rilanciato da Quaderni alternativi: la sinistra vada all’opposizione rinunciando ad un Governo "che non è mai stato così mal messo come in questa legislatura"
• – Redazione
In ossequio al diritto di replica pubblichiamo questa presa di posizione di Antonio Schmidt, con le precisazioni dell'autore dell'articolo "Se a Camorino va bene così..."
• – Redazione
Il leader dell’opposizione ha preso due milioni di voti in più e ha perso solo nel povero Nordest, tradizionale roccaforte della sinistra
• – Redazione
I partiti si preparano al voto: l’annuncio del capo della Moncloa atteso per oggi. La mossa del premier: far passare i decreti sugli alloggi dopo aver sciolto le Cortes
• – Redazione

Sosteneva Jack London che “le più belle storie cominciano sempre con un naufragio”. Sarà vero? Noi, nemmeno sappiamo come finirà la nostra, di storia. Dove potrà sospingerci, su quali casuali rotte e verso quali invisibili approdi, la navigazione che cominciamo oggi. Perché chiamarci “naufraghi/e”? E rispetto a cosa? Una deriva può anche essere volontaria, cercata, attesa. Ed in effetti è un po’ così. Siamo “naufraghi/e” per scelta. Salpati con l’idea di allontanarci (forse anche solo temporaneamente) dalla terraferma dei resoconti banali, scontati, ombelicali per affrontare il mare aperto, anche agitato, anche minaccioso di questi tempi, ma che ci impegni in una sopravvivenza più cosciente, più ragionata, più motivata. E più sociale. Sì, sociale. Collettiva.
Del resto, per restare al già citato Jack London, lo scrittore visionario ambientò nel 2013 (proiettandosi di oltre un secolo rispetto alla sua epoca) la “Peste scarlatta”: racconto e monito di come l’umanità possa distruggersi, tra virus auto-indotti e feroci egoismi. Anche Howard Smith, il docente narratore del libro, si era dovuto allontanare per sopravvivere. Per capire. E per testimoniare.
Quindi, buon viaggio.
Se non fosse chiaro, il nostro naufragio è metaforico. È un naufragio mentale, non una condizione di vita, o di morte. Con tutta la comprensione e solidarietà per chi ne vive il dramma e la tragedia.
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