Una mostra particolare

Una mostra particolare

L’arte prodotta sotto le tende e sotto le bombe ci racconta delicatamente ma con grande forza cosa vuol dire vivere l’infanzia a Gaza


Delta Geiler Caroli
Delta Geiler Caroli
Una mostra particolare

I bambini sentono e dicono ciò che pensano senza filtri. Capiscono sicuramente meglio di noi adulti che la guerra, qualsiasi guerra, non ha senso. Per loro ingiustizia, crudeltà e violenza esercitate da esseri umani su altri esseri umani rimangono inspiegabili. Ma cosa sentono e cosa pensano i bambini e gli adolescenti che le subiscono ogni giorno? Lo esprimono con i loro disegni. Come tutti i bambini anche quelli di Gaza rappresentano il mondo che li circonda disegnando soggetti e scene della loro vita quotidiana. Illustrano luoghi e persone reali, ma attingono anche ai ricordi di momenti belli o a immagini fantastiche che affiorano liberamente nella loro mente o nei loro sogni. Essi raccontano e integrano a loro modo la realtà tragica in cui sono immersi e coi disegni esprimono paure e momenti felici, dolori e angosce, a volte speranze. Disegnano in condizioni difficilissime tra le macerie, sotto le bombe, assistendo alle atrocità della guerra. Provano a rielaborare le esperienze vissute, la catastrofe e la morte dei loro cari attraverso colori, contorni e contrasti, secondo la loro età e la loro maturazione psicologica.

Tutto questo lo si scopre nelle opere esposte in una mostra itinerante attualmente aperta nella sala della Casa parrocchiale Sant’Ilario di Bioggio.

Il progetto “HeART of Gaza”

Il progetto ideato con il nome di «HeART of Gaza» nasce dall’amicizia tra Féile Butler, illustratrice irlandese, e Mohammed Timraz a Deir al-Balah, nel cuore di Gaza. Un’amicizia nata sui social come tante, così importanti per chi è recluso in una brutale prigione e si sente abbandonato dal mondo. I disegni esposti sono nati nella “Tenda degli Artisti” ideata da Mohammed poco tempo dopo l’inizio del conflitto, dove bambini e adolescenti hanno trovato fogli e colori per esprimersi attraverso il disegno, per descrivere ciò che li circonda o li spaventa nel loro percorso di vita. E anche per ritrovare, almeno per qualche ora, dei momenti di condivisione e serenità di cui sono privati nella loro infanzia negata.

Il semplice progetto locale si è in seguito trasformato in un’iniziativa diffusa in altre parti della Striscia di Gaza, anche se in condizioni sempre più difficili. Oggi le tende sono 17, gestite da amici e volontari, e coinvolgono oltre 200 bambini e ragazzi fra i 3 e 17 anni che continuano a non poter frequentare le scuole. Nel frattempo, si è saputo che alcuni tra le autrici e gli autori dei disegni (Reema di 11 anni e Mohammed di 13) sono morti sotto i bombardamenti, degli altri purtroppo non si conosce ancora il destino.

Una volta realizzati i disegni, gli animatori del progetto avevano rivolto ai giovani artisti alcune domande per comprendere cosa la loro opera volesse rappresentare. Sono nati così dei brevi testi che accompagnano i disegni e che riprendono i pensieri e le parole affidate dai bambini e dagli adolescenti ai loro maestri.

Così questi disegni sono un piccolo miracolo, ci obbligano ad ascoltare le loro voci, ci sollecitano a considerare la loro dignità, a fare qualcosa per la loro protezione e per i loro diritti calpestati. Hanno il potere di sollecitare in noi la solidarietà, di non lasciarci indifferenti di fronte all’orrore quotidiano imposto alla popolazione palestinese da un governo criminale con la complicità di molti governi occidentali, a cominciare da quello degli Stati Uniti d’America e compreso anche il nostro. Non illudiamoci, la tregua proclamata e continuamente violata e la pace progettata da Donald Trump senza il popolo palestinese, non cambieranno molto nei disegni che i bambini di Gaza continueranno a fare perché le ferite rimangono aperte.

La mostra è stata allestita dalle curatrici del Gruppo 24 maggio Roberta Castri, Graziella Corti, Claudia Schwarz e Alessandra Ripamonti ed è ospitata nella Casa parrocchiale Sant’Ilario a Bioggio dal 9 al 19 novembre 2025 (v. dettagli nella locandina). Fine ultimo è rendere la mostra “itinerante” e farla girare in tutto il Ticino con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare il maggior pubblico possibile riguardo a ciò che sta accadendo a Gaza. Pertanto, per chi fosse interessato ad ospitare la mostra anche sull’arco dei prossimi mesi – che siano scuole, biblioteche, Comuni o altri enti – potrà contattare direttamente il no. 079 659 30 46 (Alessandra) per prenotare gratuitamente l’esposizione di disegni, concordare le date ed allestire la mostra nella propria sede
Cosa vuol dire vivere l’infanzia a Gaza? (dalla presentazione di Graziella Corti)

Lo racconta Francesca Albanese in un capitolo del suo libro (Quando il mondo dorme, Milano, Rizzoli, 2025). I bambini, la metà della popolazione di Gaza, sono privati dell’infanzia, diventano grandi nei loro piccoli corpi gravati da preoccupazioni, paure e responsabilità che non dovrebbero sopportare alla loro età: sotto i loro occhi bombardamenti quotidiani, case, scuole, ospedali e terreni coltivati distrutti, parenti e amici morti, fame, sete, umiliazioni. Moltissimi bambini, rimasti soli, vagano tra le macerie in cerca di cibo e di aiuto, di cure, dei propri parenti scomparsi. Si stima (Save the Children, ottobre 2025) che in due anni circa 20’000 bambini siano morti, tra loro più di mille neonati, ma la conta non si arresta.

Francesca Albanese, cui non è stato dato il permesso di entrare a Gaza, ha condotto da remoto un’indagine su incarico dell’ONU in cui dialoga con i bambini, che mostrano nonostante tutto grande voglia di vivere, di imparare, di andare a scuola. Parlano degli insopportabili soprusi che avvengono sotto i loro occhi e che invadono ogni aspetto della vita quotidiana. Il linguaggio è accurato: paura di morire e di perdere i genitori, irruzione della violenza nei loro spazi più intimi, terrore dei soldati israeliani e degli sgomberi forzati, sentimento di segregazione.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’ONU nel 1989 e sottoscritta dalla Svizzera nel 1997, afferma tra le altre cose il diritto dei bambini alla libertà di espressione, alla sicurezza sanitaria e alimentare, all’accesso alla scuola, ma a Gaza i diritti, anche quelli più elementari, sono negati e per ora rimangono un sogno.

Nell’immagine: bambini/e e animatori/trici del progetto HeART of Gaza 

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