Un gesto anche di memoria

Il destino di India e della sua famiglia è nelle mani del Segretariato di Stato per la migrazione


Giorgio Noseda
Giorgio Noseda
Un gesto anche di memoria

Pochi anni fa, accompagnando ad Addis Abeba una coppia di amici che hanno adottato una bambina etiope, ho avuto l’occasione di visitare il Museo nazionale. Lì sono esposti i resti di due Australopitechi, Lucy e Gahry, gli ominidi più noti mai ritrovati, vissuti oltre tre milioni di anni fa.

Sono i nostri remoti antenati. Studi di antropologia e approfondite analisi del DNA hanno dimostrato si tratti dei progenitori delle diverse specie umane sviluppatesi poi nel tempo.

Ultimo di questa evoluzione è l’homo sapiens, evolutosi circa 200 mila anni fa nella zona che va dall’Etiopia alla Tanzania, poi emigrato dapprima in Asia, poi in Australia, in Europa e infine nelle Americhe. Dunque, anche alle nostre latitudini.

E veniamo all’attualità.

Una piccola famiglia (la madre Munaja, la figlia India e il figlio Nur), originaria della fascia di confine tra Etiopia ed Eritrea, è in Ticino da dieci anni, attualmente a Morbio Inferiore. È bene integrata, i due figli hanno frequentato le nostre scuole con impegno. Parlano la nostra lingua meglio di quella natale.

È però stata loro rifiutata la domanda di asilo presentata già al momento del loro arrivo, in quanto la famiglia è priva di documenti. Si tratta, di fatto, di apolidi, perché Etiopia ed Eritrea non li riconoscono come loro cittadini.

Sembra che la Segreteria di Stato per l’Emigrazione (SEM) intenda ora procedere a un rimpatrio forzato. Questa decisione potrebbe mettere la loro vita in pericolo: l’Etiopia non è un paese sicuro, si combattono infatti due guerre, contro l’Eritrea e contro il Tigray.

Torna alla memoria il film “Die Schweizermacher” dove funzionari di polizia cantonale esaminano con la lente le candidature di stranieri che fanno richiesta di naturalizzazione. Viene rappresentata in chiave satirica la burocrazia ossessiva e i suoi metodi brutali, fino al rifiuto finale.

Spero che i dirigenti del Segretariato di Stato per la migrazione si comportino da uomini sapienti e decidano di concedere la cittadinanza svizzera alla mamma e ai due figli.

È stato lanciato un appello: “il nostro Cantone ha i mezzi per ridare umanità a una situazione divenuta disumana; accordare il permesso di dimora, per caso di rigore a India, alla sua mamma Munaja e a suo fratello Nur. Dare loro la possibilità, finalmente, di continuare a vivere la vita, senza più nessuna paura”.

Un gesto di umanità e anche di memoria verso l’homo sapiens, venuto dall’Etiopia.

Pubblicato da laRegione il 4.1.2022

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