Vaccini e talebani

Vaccini e talebani

Pochi sanno che grazie ai vaccini la mortalità infantile è passata dal 20% dell'inizio del secolo scorso allo 0,2% d'oggi, e molte malattie sono state sconfitte


Giorgio Noseda
Giorgio Noseda
Vaccini e talebani

Come ha recentemente ricordato il noto microbiologo prof. Giorgio Palù nel Corriere della sera, si è persa la cognizione dell’impatto delle malattie infettive sull’aspettativa media di vita dell’uomo. Ci dimentichiamo che i vaccini l’hanno incrementata di quasi vent’anni dall’inizio del ‘900 e i giovani genitori non hanno l’immagine di cosa potessero provocare la poliomielite, la difterite, il morbillo il tetano nei soggetti affetti. All’inizio del secolo scorso la mortalità infantile era al 20 per cento, oggi, grazie ai vaccini, allo 0,2%.

La prima vaccinazione è stata contro il vaiolo, una malattia di origine virale, a opera del Dr. Jenner a fine ‘700 inizio ‘800. Nel 1958 l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha promosso un programma globale di eradicazione del vaiolo e nel 1980 ha dichiarato che il mondo e i suoi popoli hanno ottenuto la libertà da questa malattia, una delle più devastanti, con pandemie in molti paesi sin dai tempi più remoti, lasciando morte, cecità e deturpazione nella sua scia e che solo un decennio fa era dilagante in Africa.

Una malattia virale che mi atterriva quando ero bambino è la poliomielite. Un ragazzo che conoscevo l’aveva contratta, era finito in ospedale nel polmone di acciaio, dal quale sporgeva solo la testa. Era poco prima che il vaccino iniettabile efficace contro la poliomielite fosse sviluppato da Salk nel 1952. Un decennio successivo Sabin ha poi introdotto il vaccino orale, altrettanto efficace.

Grazie alla vaccinazione, nell’agosto 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che il mondo e in particolare il continente africano è libero da poliomielite, ma con un’eccezione: la polio rimane endemica soltanto in Pakistan e Afghanistan, dove i talebani si oppongono e uccidono i vaccinatori. Alla fine di aprile di quest’anno è stata ancora riportata una strage di operatrici sanitarie impegnate nella vaccinazione antipolio. Sono state tre le vittime in due attacchi distinti, nella città orientale di Jalalabad, al confine con il Pakistan.

Siamo confrontati con l’epidemia di Covid. I dati della Task Force riportano a fine luglio più di 700’000 ammalati di Covid in Svizzera, oltre 30’000 ospedalizzazioni e ben più di 10’000 decessi. E ora è in arrivo la quarta ondata, con una variante più contagiosa del virus. Contro questa malattia sono stati approntati diversi vaccini, che hanno mostrato di avere effetti secondari rari, in generale molto lievi, e di essere parecchio efficaci. I vaccini che abbiamo oggi proteggono al 95 per cento dalla malattia grave e al 97 per cento dalla morte. Il 95 per cento dei pazienti in terapia intensiva non era purtroppo stato vaccinato.

Nonostante queste evidenze, ci sono ancora troppe persone (e purtroppo operatori sanitari, funzionari pubblici e uomini politici) che non si vaccinano. Essi mettono a rischio la propria salute e vita, ma soprattutto espongono a malattia e a morte altre persone.

Articolo pubblicato da laRegione Ticino il 28 agosto

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