Il PS senza alibi

Il PS senza alibi

Dopo l’annuncio di Greta Gysin di non candidarsi per il Consiglio di Stato ed il commento di Manuele Bertoli che conferma di lasciare, il PS è chiamato a mostrare in che misura vorrà fare un passo verso il rinnovamento


Giusfin
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Il PS senza alibi

Greta Gysin ci ha pensato bene, e ha detto “no, grazie”. La Consigliera nazionale verde è una donna intelligente ed una politica coerente, oltre che agguerrita.

Forse Gysin ha fatto attentamente i conti e ha capito che le chance di un candidato verde, chiunque esso sia e pur in una lista comune, sono limitate dalla forza elettorale notevolmente superiore del PS. Forse non è ancora pronta a gettare tutte le sue forze in una campagna elettorale che le avrebbe chiesto un’energia enorme e una soverchiante disponibilità di tempo. Probabilmente il suo lavoro a Berna la interessa molto, e sa che è a Berna che si prendono le decisioni anche per il Ticino.

Probabilmente sa che a Bellinzona avrebbe avuto mani e piedi legate dalla destra e dalla sinistra, che difficilmente si sarebbe potuto notare il suo lavoro e che, in quelle condizioni, la sua ancora giovane carriera politica (suscettibile di ulteriori, brillanti traguardi) ne avrebbe certamente sofferto. Certamente Greta Gysin è una politica che porta rispetto verso i propri elettori, ai quali vuole rendere conto di un lavoro compiuto; e a Berna non mancano né i problemi, né le sfide.

Dicendo “no, grazie”, Greta Gysin in una articolata intervista a “laRegione” ha sottolineato un paio di cosette che vale la pena ricordare.

Gysin, tra altre interessanti prese di posizione, dice “Non credo di essere così importante, né che l’area sia così tanto in crisi”; oppure “Sarebbe tragico se il destino di un’area politica fosse legato a una sola persona”; oppure ancora “Dobbiamo fare un discorso di contenuti e obiettivi concreti (…) non pensare solo a chi siederà in governo nella prossima legislatura”; e infine “…se il destino dell’area dipende da una sola persona questo la dice lunga sullo stato dell’area, e quello su cui lavorare è rafforzarla. Questo può accadere facendo crescere più persone e nuovi profili, dando loro spazio”.

Una bella lezione di umiltà, ma anche di politica, sulla quale i capi del PS, e il gruppo che si occupa delle candidature (che poi sono le stesse persone), dovrebbero riflettere e trarne coerentemente le conseguenze. Le due paventate candidature progressiste al Consiglio di Stato per le elezioni del prossimo aprile (quelle di Gysin e di Carobbio Guscetti) avrebbero dovuto portare i due partiti ad ottenere il raddoppio delle forze di sinistra in Governo. In questa sede si è già detto come quella fosse più un’illusione elettoralistica che una possibile realtà. Allo stesso modo, è altamente improbabile che il seggio del PS, presentato nell’ambito di una lista comune, possa essere messo in discussione.

Il PS si trova ora in una situazione tra il grottesco e l’imbarazzante, nella quale la cerchia dirigente del partito deve onestamente dire ai propri elettori che gli allarmi sono rientrati: lo spauracchio Gysin non c’è più, e l’emergenza sorpasso da parte dei verdi neppure. Il problema è che lo spauracchio e l’emergenza, creati ad arte per preoccupare i propri elettori, servivano ai dirigenti del PS per portare avanti la candidatura “forte” e salvatrice di Marina Carobbio Guscetti. La quale non si è ancora ufficialmente pronunciata: era in evidente imbarazzo, e oggi, con la rinuncia di Gysin, lo è ancora di più.

Infatti l’alibi di una candidatura verde forte, che facesse tremare il PS, non esiste più, e l’esempio cristallino di Gysin che vuole onorare il proprio mandato a Berna pesa come un macigno. Sì, perché a Berna anche Carobbio Guscetti ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro, con pieno merito. Ma sembrerebbe che per lei, in prospettiva, si palesi come prioritaria la propria incerta presenza in Consiglio degli Stati l’anno prossimo. L’operazione salvataggio (via da Berna per non perdere) di Carobbio Guscetti, con la caduta dei presupposti chiave, comincia ad essere imbarazzante per la stessa Consigliera agli Stati.

È di oggi la dichiarazione di Manuele Bertoli, consigliere di Stato uscente per il PS, che annuncia il proprio ritiro: ha capito che le urgenze e i “pericoli gravi” per il suo partito sono oramai alle spalle, e che la sua presenza sulla lista rosso-verde non è più né necessaria, né utile. Quanto ai suoi apprezzamenti su Carobbio Guscetti, hanno tutta l’aria di un normale quanto dovuto fair-play.

Come dice Gysin, sarebbe tragico se il destino di un’area (in questo caso di un partito che siede in Governo da cento anni) fosse legato ad una sola persona. In tempi passati il PST soffrì molto della longevità politica di Guglielmo Canevascini, che creò per anni tensioni nel partito e impedì a persone pronte e preparate di accedere al Governo in occasione di diverse elezioni. E non si parla di un Consigliere qualunque, ma di Canevascini, un uomo che in tempi durissimi, con forza, creatività e determinazione unici (e con l’aiuto di Consiglieri borghesi illuminati) rovesciò il Paese come un calzino facendolo uscire dal medioevo economico e sociale nel quale languiva.

Oggi, come per incanto, quelle stesse tensioni – che pure ci sono – appaiono “insonorizzate” da una macchina bene oliata che decide e avanza. Siamo sicuri che il gruppo incaricato di vagliare tutti i possibili candidati lo faccia in modo aperto e trasparente, magari in ascolto di base e sezioni e non solo rispondendo a chi si “autocandida”? Siamo certi che tutti i potenziali candidati vengano considerati con totale disponibilità di ascolto e che non se ne scartino a priori alcuni partendo da un soggettivo presupposto secondo il quale questo o quel candidato – ed evidentemente candidata – non “sarebbero interessati”?

Ora la candidatura Carobbio Guscetti non è più necessaria per salvare il Partito, il quale ce la farà da solo, comunque. Occorre tuttavia, a questo punto, che i candidabili escano allo scoperto e che indichino problemi e temi che intenderebbero affrontare, e soprattutto che indichino come il PS, secondo loro, debba concretamente muoversi tra elettori, alleati, area progressista e avversari, per fare avanzare questo benedetto, povero e immobile Paese.

Tutti si aspettano solo quelle proposte: forza e coraggio.

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