Storia o storie?

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Replica sulla politica israeliana di repressione nei territori occupati - Di Patrizio Fenini


Redazione
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Quando in un dibattito si è a corto di argomenti, sovente lo stile cade e iniziano le accuse. È il caso di Jack-Roy Diwan, membro dell’associazione Svizzera-Israele, che – riferendosi a quanto da me scritto nel contributo “Amnesie molto parziali” apparso su naufraghi.ch il 27 gennaio e su laRegione il 31 gennaio – mi accusa di presentare una narrazione storica distorta, di affermare il falso, di distorcere i fatti per alimentare un pregiudizio ideologico e infine di mentire sapendo di mentire.

Mi limiterò a rispondere all’affermazione da parte del signor Diwan secondo cui: “Il Piano D: un Piano Difensivo, non di Espulsione. L’autore descrive il Piano D come un progetto per la pulizia etnica della Palestina, un’affermazione falsa.”

Ora, la mia descrizione del piano D (e C) proviene dalla traduzione del 3° volume della storia dell’Haganah di Yehuda Slutsky, che alle pagine 1955-1960 riporta questi piani. Il paragrafo 4, lettera b del piano D recita: “Operazioni contro i centri abitati nemici situati all’interno o in prossimità del nostro sistema difensivo, per evitare che vengano utilizzati come basi da una forza armata attiva. Queste operazioni possono essere suddivise nelle seguenti categorie:

  • Distruzione di villaggi (incendiando, facendo esplodere e piazzando mine tra le macerie), in particolare di quei centri abitati che sono difficili da controllare in modo continuativo.
  • Operazioni di rastrellamento e controllo secondo le seguenti linee guida: accerchiamento del villaggio e ricerca al suo interno. In caso di resistenza, la forza armata deve essere annientata e la popolazione deve essere espulsa fuori dai confini dello Stato (Plan Dalet: Master Plan for the Conquest of Palestine, pagg. 26-30).

Giusto evocare lo storico Benny Morris, ma oltre al citarlo sarebbe utile leggere quanto ha prodotto prima della sua conversione. Ecco come lo definisce l’enciclopedia Treccani: “Esponente di spicco del gruppo dei nuovi storici israeliani… ha rivisitato, contestandole, le tesi della storiografia tradizionale sulla guerra arabo- israeliana del 1948 documentando le azioni di violenza (espulsioni, omicidi, stupri, devastazioni) compiute dagli israeliani nei confronti dei palestinesi in fuga.”

La Storia può sì essere interpretata, ma alla base è costituita da fatti di cui occorre avere cognizione. Poi, come amava dire Umberto Eco, la gente crede solo a quello che sa già.

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