Nove svizzeri sulla via del ritorno, incerta la sorte degli altri

Nove svizzeri sulla via del ritorno, incerta la sorte degli altri

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione


Redazione
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Nove svizzeri sulla via del ritorno, incerta la sorte degli altri

Secondo quanto hanno comunicato le autorità elvetiche, nove partecipanti svizzeri della flottiglia sono atterrati ieri a Istanbul, dove sono stati ricevuti e assistiti dall’Ambasciatore svizzero. I nomi dei nove partecipanti sono: Marc Formosa, Lionel Simonin, Romain Mouron, Immanuel De Souza, Sébastien Dubugnon, Tabea Zaugg, Steve Mercier, e i ticinesi Vanni Bianconi e Fabrizio Ceppi.

La situazione degli altri rimane quella descritta dall’avv. Valerie Debernardi e denunciata due giorni fa da Waves of Freedom (l’organizzazione che si è occupata della partecipazione dei militanti svizzeri) con il comunicato che riprendiamo parzialmente qui.


Partecipanti svizzeri detenuti a Ktzi’ot, una prigione israeliana nel deserto del Negev

Secondo le informazioni fornite dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), i partecipanti alla flottiglia “Global Sumud” sono detenuti a Ktzi’ot, un carcere israeliano nel deserto del Negev. di gran lunga la più grande struttura carceraria del Paese, situata vicino a Nitzana e al valico di frontiera con l’Egitto. Può contenere più di 3.500 prigionieri in caso di emergenza e viene regolarmente denunciata per le sue condizioni disumane di detenzione.

Testimonianze concordanti indicano condizioni di detenzione che violano chiaramente i diritti umani fondamentali: violenze fisiche e psicologiche, privazione di cure mediche, restrizioni arbitrarie dell’assistenza legale e violazioni della dignità umana. Ad oggi, i nostri partecipanti non hanno potuto esercitare il loro diritto di appello, come garantito dall’art. 36 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari. Peggio ancora, il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha rilasciato una dichiarazione registrata di fronte ai nostri partecipanti, denunciandoli pubblicamente e accusandoli di essere “terroristi”.

Questi fatti costituiscono gravi violazioni degli obblighi internazionali, in particolare del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e della Convenzione contro la tortura (CAT). (…)

La difesa dei partecipanti è attualmente organizzata su due livelli:

  • Difesa legale, fornita da Adalah, un gruppo di avvocati indipendenti con sede ad Haifa, specializzato nella difesa dei diritti della minoranza araba in Israele
  • Protezione consolare, fornita dal DFAE e da avvocati svizzeri che rappresentano i cittadini svizzeri e assicurano che che sia garantita la loro effettiva protezione consolare.

Esortiamo le autorità svizzere a confermare l’identificazione e l’effettiva protezione consolare dei cittadini svizzeri. garantendo l’accesso di tutti i detenuti ai loro avvocati e ricordando con fermezza alle autorità israeliane i loro obblighi internazionali.

Infine, chiediamo con forza alle autorità svizzere di dichiarare inequivocabilmente che l’intercettazione della flottiglia è una violazione del diritto internazionale e le conseguenti detenzioni sono illegali, costituiscono violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali, e devono essere affrontati con sanzioni adeguate.

Nell’immagine: i rilasciati all’arrivo a Istanbul

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