L’Europa, fuori dai giochi, insiste: armeremo noi Kiev

L’Europa, fuori dai giochi, insiste: armeremo noi Kiev

Al summit del 20 e del 21 marzo a Bruxelles parteciperà anche il presidente ucraino Zelensky. Von der Leyen ha annunciato un coordinamento per l’industria bellica Ue


Redazione
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L’Europa, fuori dai giochi, insiste: armeremo noi Kiev
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Di Andrea Valdambrini, il manifesto

L’Europa come terzo incomodo. È così nei piani di Putin, messi sul piatto della buona intesa raggiunta con la telefonata tra il leader russo e l’inquilino della Casa Bianca. Lo è nel senso che il mastodontico sforzo europeo per sostenere Kiev sembra diventare invisibile agli occhi dei due presidenti, che si accodano tra loro sulle condizioni della fine della guerra in Ucraina.

Le reazioni ufficiali delle istituzioni Ue, come di consueto, tardano ad arrivare. Ne accenna una la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha invitato la Russia ad accettare la proposta di tregua «senza alcuna precondizione», mentre la telefonata era ancora in corso. Le condizioni invece ci sono. Prima tra tutte, quella di bloccare completamente gli aiuti militari e il sostegno dell’intelligence.

GIÀ ALLA VIGILIA della chiamata tra il presidente americano Donald Trump, il Cremlino aveva fatto trapelare, tra i suoi desiderata, tre elementi che rappresentano uno stop all’azione di Bruxelles e dei volenterosi. C’è il no alle forze militari sul terreno una volta raggiunto l’accordo di pace, la smilitarizzazione del territorio ucraino e la fine delle sanzioni occidentali. Si tratta di tre campi in cui gli europei procedono spediti. Le sanzioni contro gli oligarchi russi sono appena state rinnovate, le sovvenzioni ulteriori per la difesa di Kiev sono attualmente in discussione, anche se il piano Kallas da 40 miliardi vedrà difficilmente la luce presto a causa delle divergenze tra i 27. E l’azione di riarmo in forma di deterrenza anti-russa è saldamente al centro dei vertici tra leader Ue. Summit che si sovrappongono e si rincorrono a ritmo forsennato, da quando Trump ha innescato il cambio di passo nei rapporti con Mosca, e di conseguenza, nei rapporti transatlantici.

l Consiglio europeo che si apre domani a Bruxelles, al quale parteciperà anche il presidente ucraino Zelensky, «non potrà ignorare la chiamata Putin-Trump», confida all’Ansa un alto funzionario Ue. C’è ancora tempo per aggiustare il testo finale, che potrebbe registrare come positiva l’ipotesi di cessate il fuoco su energia e infrastrutture, a patto che essa sia una tappa per raggiungere quella pace «giusta e duratura» per l’Ucraina che l’Europa continua a chiedere.

L’ULTIMA BOZZA di conclusioni disponibile fino a ieri mostra comunque posizioni molto nette a sostegno di Kiev. I leader europei, si legge nel testo, riaffermano «il continuo e incrollabile sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina» e chiedono che Kiev sia messa «nella posizione più forte possibile». Per questo continueranno a fornire aiuto finanziario e militare, come «garanzia di sicurezza» rispetto all’aggressione russa.

Un’altra fonte diplomatica all’interno del Consiglio conferma: la richiesta di Putin di porre fine all’invio di armi a Kiev come condizione per la tregua «non è compatibile con il sostegno che l’Ue ha fornito all’esercito ucraino». Peraltro, in linea di massima, le conclusioni del vertice del 20 e 21 marzo non si discostano da quelle uscite dal summit straordinario sulla sicurezza e sul riarmo dello scorso 6 marzo. E proprio come due settimane fa, le intenzioni di 26 leader incontrano l’opposizione netta dell’Ungheria.

La parte sull’Ucraina in diversi punti è contraria agli interessi e alla visione strategica di Budapest su come creare una nuova architettura di sicurezza europea», dichiara il ministro degli Affari europei Janos Boka. Un déja vu, ma il governo ungherese stavolta rincara la dose. Rispetto all’adesione all’Ue dell’Ucraina (che Bruxelles ha intenzione di accelerare), Boka tira il freno. «Saranno i cittadini ungheresi a esprimersi», rivela il ministro, attraverso «un referendum sull’allargamento» promosso dal governo Orbán.

Riarmo europeo e supporto bellico a Kiev sono però sempre più al centro dell’azione di von der Leyen. Ieri la presidente della Commissione, durante la visita all’accademica militare danese di Copenaghen, ha annunciato l’avvio di un piano di coordinamento per l’industria militare europea. Si chiamerà Readiness («prontezza») 2030 e si traduce nel «riarmare e sviluppare le capacità belliche europee per avere una deterrenza credibile».

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