L’ultraortodosso sionista che vuole la Repubblica ebraica: chi è Bezalel Smotrich
Il ministro delle Finanze israeliano e leader dell’estrema destra vuole cacciare i palestinesi per uno Stato basato sulla Torah
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Il ministro delle Finanze israeliano e leader dell’estrema destra vuole cacciare i palestinesi per uno Stato basato sulla Torah
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Il ministro delle Finanze israeliano e leader dell’estrema destra vuole cacciare i palestinesi per uno Stato basato sulla Torah
Di Giordano Stabile, La Stampa
Ha come cognome il toponimo di una cittadina ucraina che ha dato i natali ai suoi avi paterni ma si dichiara un «vero figlio di Gerusalemme» in virtù del nonno Shimon, nato e cresciuto nella Città Santa. È contrario ai matrimoni misti, ai reparti di ospedali condivisi da partorienti ebree e palestinesi, e allo stesso tempo accusa gli avversari di essere i «veri razzisti». Ha fatto sfilare capre e asini in una manifestazione anti Pride.
E soprattutto, Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, leader della destra ultraortodossa sionista, figlio di un rabbino reazionario, giovane sabotatore del ritiro dei coloni da Gaza nel 2005, arrestato dallo Shin Betper atti incendiari… Oggi detta la linea del governo nella Striscia verso il suo personale obiettivo, che è diventato lo stesso del premier Benjamin Netanyahu: svuotarla, cacciare i palestinesi con le bombe e con la fame, e ricostruire gli insediamenti affacciati sul Mediterraneo.
In un insediamento, nel Golan conquistato nel 1967 e annesso nel 1981, Benazel è nato, giusto un anno prima fosse dichiarato israeliano a tutti gli effetti. La battaglia per trasformare in terra ebraica i Territori occupati, anzi “contesi” secondo la definizione di Netanyahu fatta propria da Donald Trump, l’ha combattuta già in fasce. E in questo momento vede uno snodo decisivo. Gaza, nella sua visione, è una parte «inseparabile» di Israele.
«Per vent’anni ci siamo illusi che potessimo ritornare. Ora non è più un’illusione, è un piano di lavoro», ha dichiarato lo scorso febbraio. E anche sui metodi è stato abbastanza preciso. «Potrebbe essere giusto e morale affamare due milioni di palestinesi» per raggiungere l’obiettivo di liberare gli ostaggi «ma nessuno al mondo ce lo lascerebbe fare», diceva un anno fa. Nessuno tranne forse lo stesso Trump, che ha dato l’ok all’ultima fase dell’occupazione. Una frase che aveva «scioccato» l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk. Ma profetica.
Sempre un anno fa aveva aggiunto che la distribuzione del cibo deve essere sottratta alle Nazioni Unite e gestita da Israele: «Non si può combattere Hamas e nutrirlo allo stesso tempo». Detto fatto. La Striscia assomiglia sempre più a quella che immaginava. Ma la sua battaglia non si ferma qui.
Prima del 7 ottobre un giornalista gli domandava: «Che cosa farebbe se scoppiasse una nuova Intifada, di fronte a un bambino che lancia pietre?». Senza battere ciglio: «O gli sparo, o lo metto in galera, oppure lo caccio via». Un vasto programma in poche parole, che ora vediamo all’opera in Cisgiordania. Perché i cardini della sua politica sono due: nessuna convivenza con gli arabi, uno Stato ebraico basato sulla Torah: «Chiunque vuole proteggere il popolo ebraico si oppone ai matrimoni misti, chiunque vuole che gli ebrei vivano una vita ebraica senza non-ebrei non è razzista».
Per arrivarci sostiene, anche in prima persona, i piani di natalità. Sposato con Revital, ha sette figli: «È normale che mia moglie non voglia ritrovarsi a partorire nella stessa stanza con una palestinese che ha appena dato alla luce un bambino che un giorno vorrà uccidere il nostro», ha sintetizzato per giustificare la sua proposta di legge per separare gli ospedali per ebrei da quelli per arabi. Dopo il 7 ottobre, ha rotto gli indugi. I palestinesi si devono trovare un’altra patria, nei tanti Paesi arabi che circondano Israele.
Vede la terra ebraica come uno spicchio in un mare musulmano, protetta solo dalla parola di Dio. Ora le sue priorità sono l’annessione della Cisgiordania, oltre che di Gaza, e la trasformazione di Israele in uno Stato religioso, una sorta di “Repubblica ebraica” che dovrà per forza confrontarsi con quella islamica. Per questo continua a chiedere il ministero della Giustizia: «Dobbiamo ristabilire il sistema giuridico della Torah». E schiacciare i nemici come gli israeliti schiacciarono Amalek, su ordine divino, «fino alla totale distruzione».
Nell’immagine: Bezalel Smotrich
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