Zuckerberg a processo: “I social come la droga,una rovina per i giovani”
Il fondatore di Meta in aula a Los Angeles denunciato da una 20enne:“Crei dipendenza per il profitto”. Lui si difende: “Ora più controlli”
Filtra per rubrica
Filtra per autore/trice
Il fondatore di Meta in aula a Los Angeles denunciato da una 20enne:“Crei dipendenza per il profitto”. Lui si difende: “Ora più controlli”
• – Redazione
Ucciso a Lione un giovane dell'estrema destra. Nel mirino della giustizia l'esponente di un gruppo vicino a "La France insoumise", sinistra radicale di Mélenchon. Verità e strumentalizzazioni
• – Aldo Sofia
Di Giuseppe Sergi
• – Redazione
Brusco arresto a livello nazionale e importanza di eliminarne le cause; soprattutto in Ticino, dove è addirittura diminuita - Di Matteo Buzzi
• – Redazione
Di Stefano Stefanini, La Stampa L’armata Brancaleone internazionale che si raduna domani a Washington sfugge alle definizioni. Entusiasmi prematuri, opposizione malriposta, scetticismo d’obbligo. Lo nutrono, ma non lo dicono, molti partecipanti. Intanto seguono. Il Consiglio di Pace ha in Donald Trump un condottiero non inferiore ad alcun capitano di ventura. Ha una nobile missione, pace […]
• – Redazione
ADDIO A JESSE JACKSON Allievo ed emulo di Martin Luther King, era al suo fianco anche quel giorno a Memphis
• – Redazione
"Russia Today" favorevole ai "200 fr. bastano". I programmi della propaganda radiofonica di Mosca nel mondo (costo più di un miliardo di euro all'anno) attaccano la SSR accusandola di manipolare l'opinione pubblica
• – Aldo Sofia
È sbalorditivo sentir dire che l’arte “non dovrebbe essere politica”
• – Fulvio Poletti
PALESTINA Dopo averla bloccata nel 1967, Tel Aviv avvia la «sua» registrazione delle proprietà in Cisgiordania: è l’annessione, e la fine dell’Anp. Documenti vecchi di due secoli o persi in guerre ed esili: i palestinesi in mano hanno poco
• – Redazione
Greggio invenduto, ricavi in calo e deficit in crescita: sotto pressione i conti del Cremlino
• – Redazione
Il fondatore di Meta in aula a Los Angeles denunciato da una 20enne:“Crei dipendenza per il profitto”. Lui si difende: “Ora più controlli”
Di Massimo Basile, La Repubblica
È arrivato poco prima di mezzogiorno alla Corte Superiore di Los Angeles, atteso da una folla di giornalisti e da un momento storico: il volto di un’epoca digitale, Mark Zuckerberg, fondatore di Meta, a cui fanno capo Facebook, Instagram e WhatsApp, ha deposto per la prima volta davanti a una corte, sotto giuramento, sulla sicurezza delle sue piattaforme usate da miliardi di persone. A portare uno degli uomini più ricchi del pianeta in tribunale è stata una ragazza californiana di vent’anni, Kaley, finita nel gorgo della dipendenza dai social. A sei anni utilizzava YouTube, a 11 Instagram, poi TikTok e Snapchat. Negli Stati Uniti circa quattro milioni sotto i 13 anni hanno usato Instagram nel 2025, nonostante la piattaforma indichi “termini e condizioni” secondo cui solo chi ha più di 13 anni può avere un account.
Zuckerberg si è scusato per il fallimento del “filtro”, ma anche difeso, sostenendo che «molte persone mentono sulla propria età». L’avvocato Mark Lanier, che rappresenta la ragazza, gli ha risposto: «Lei si aspetta che un bambino di nove anni legga termini e condizioni?». «Ci siamo evoluti nel tempo per poter avere più controllo», ha risposto il miliardario. Due anni fa, in audizione davanti al Congresso, si era scusato con i genitori di adolescenti morti suicidi a causa della dipendenza dai social e garantito di non aver ordinato di progettare le app per massimizzare i profitti legandoli al tempo trascorso dagli utenti. Lanier gli ha mostrato email del 2014 e 2015 in cui Zuckerberg indicava allo staff come aumentare il tempo passato sulle app. E una del 2017 in cui definiva gli adolescenti la «priorità massima» per la compagnia. Uno studio interno del 2018, invece, indicava i bambini tra i 9 e i 12 anni come “quelli che hanno più probabilità di legarsi a lungo” ai social. Il fondatore di Meta ha risposto che adesso «l’approccio è cambiato» e respinto l’ipotesi di aver mentito al Congresso. La posta in gioco, stavolta, è più alta, perché c’è un tribunale di mezzo: i dodici giurati dovranno stabilire entro la fine di marzo se YouTube, di Google, e Instagram siano in parte responsabile dei problemi di salute mentale vissuti da Kaley. Il processo deve stabilire se Google e Meta hanno volutamente progettato le loro piattaforme per favorire un uso irrazionale da parte dei giovani, a scapito della salute mentale.
La settimana scorsa Anna Lembke, psichiatra, aveva spiegato come i social rappresentassero la «droga d’ingresso» per i giovani, programmando la loro corteccia prefrontale ancora immatura verso comportamenti di dipendenza. Questo caso viene considerato pilota per capire come comportarsi con migliaia di denunce presentate da giovani rimasti schiavi dei social. Zuckerberg ha ammesso l’esistenza al mondo di «persone vulnerabili». «Ci sono tre modi per trattare le persone vulnerabili – lo ha incalzato l’avvocato – aiutarle, ignorarle oppure sfruttarle e usarle per i propri fini». «Penso – ha ribattuto freddamente Zuckerberg – che un’azienda ragionevole dovrebbe cercare di aiutare le persone».
Al centro dello scontro legale ci sono app, algoritmi e funzioni di personalizzazione, visto che la legge americana esonera quasi completamente le piattaforme dai contenuti dei video postati. L’11 febbraio il Ceo di Instagram, Adam Mosseri, aveva negato in aula l’esistenza di una dipendenza dai social, preferendo parlare di «uso problematico», il termine usato nella strategia difensiva di Meta. Ma il lato oscuro sembra molto più ampio. La piattaforma è coinvolta in un altro processo, in New Mexico, dove la procura federale ha accusato Meta di privilegiare il profitto a scapito della protezione dei minori dai pedofili.
EREDITOCRAZIA Larry Fink, alla guida di BlackRock — uno dei più grandi fondi finanziari al mondo — agisce come l'architetto della nuova Davos, tessendo una rete di relazioni che riporta Donald Trump a egemonizzare il Forum mondiale per l'economia che si tiene anche quest'anno in Svizzera. E il rapporto Oxfam fotografa un’Italia bloccata tra privilegi ereditari e salari in caduta
A casa di Shimon, l’avvocato oltranzista che ha occupato la terra palestinese su cui ha fondato l’avamposto Havat Gilad: «Ogni luogo d’Israele è nostro». Anche i bimbi di Gaza: «Sono coinvolti: via in un mese o dovremmo ammazzarli»