Auditorio Stelio Molo: arrivederci, forse
Anche la funzione futura della storica sala da concerto, ora chiusa per il restauro della vecchia sede della Radio, è legata al rischio del dimezzamento dei fondi per la SSR
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Anche la funzione futura della storica sala da concerto, ora chiusa per il restauro della vecchia sede della Radio, è legata al rischio del dimezzamento dei fondi per la SSR
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Anche la funzione futura della storica sala da concerto, ora chiusa per il restauro della vecchia sede della Radio, è legata al rischio del dimezzamento dei fondi per la SSR
Le ultime note suonate giovedì 5 febbraio dall’OSI nella casa che l’ha ospitata per oltre 60 anni sono quelle della Serenata n. 2, opera giovanile di un ventiseienne Johannes Brahms.
L’ultimo a dirigere la nostra Orchestra nel vecchio e caro Auditorio intitolato a Stelio Molo è stato il parigino Antoine Tamestit (1979), presentatosi anche come solista imbracciando una delle pochissime viole costruite da Antonio Stradivari nel 1672.
Nel 2008 – racconta il musicista – erano stati alcuni amici a convincere la Fondazione Habisreutinger, propriertaria del preziosissimo strumento, a prestarmi il cosiddetto Mahler. “Non dimenticherò mai quell’incontro né l’eleganza dei mecenati. Mi hanno fatto entrare in una stanza, hanno aperto la custodia e si sono ritirati dicendo: «Vi lasciamo fare conoscenza». Per dieci minuti, intimidito, ho preso mille precauzioni per osservare da ogni angolazione questo capolavoro, che avevo visto solo in un catalogo. Poi, delicatamente, suonai due o tre note, senza alcun vibrato. Che respiro! Che poesia! Prima suonavo uno strumento uscito dalla bottega di Etienne Vatelot, vergine, completamente malleabile, che ho educato come uno studente. Con il Mahler sentivo quasi la presenza di coloro che lo avevano tenuto prima di me. Ho abbandonato il mio arco moderno per un arco del 1835. Per aprire il mio Stradivari, ho ripercorso corda per corda, nota per nota, i 353 anni della sua storia”.
Tamestit e la sua viola impagabile hanno regalato anche ai non specialisti come il sottoscritto momenti di rara bellezza. Così come, sin dalla sua inaugurazione, nel 1962, la frequentazione del vecchio Auditorio Stelio Molo da parte di migliaia di appassionati venuti da sud e da nord ha permesso loro di partecipare a centinaia di serate memorabili.
In circa 400, l’altra sera, abbiamo raggiunto Besso per salutare per l’ultima volta la Sala amata da Marta Argerich che, prima di diventare, nell’agosto 2028, il cuore della Città della Musica, sospende i concerti.
Nel corso dei decenni, l’Auditorio era diventato familiare non solo ai musicofili, ai cultori della musica classica e a prestigiose case discografiche che lì hanno registrato dischi memorabili, ma anche a un pubblico trasversale che vi ha visto suonare il pop, il folk, il cantautorato, il jazz. Tutto questo in perfetta e virtuosa sinergia con le tre reti Radio RSI
Assistendo all’ultimo concerto, i pensieri inevitabilmente si inseguivano e si sovrapponevano: talvolta andando a ritroso, talaltra guardando, con qualche timore, al futuro prossimo. Le difficoltà finanziarie crescenti avevano spinto la SSR, proprietaria dellintero stabile, a metterlo in vendita già oltre una decina d’anni fa: se ne parlava almeno dal 2012. I vincoli cantonali di tutela architettonica che proteggono l’intero edificio, firmato Camenzind, Jäggli e Tami, hanno reso più complicato trovare un acquirente e una destinazione, che non poteva che essere culturale e musicale. Gli unici seri interessati erano il Cantone e la Città di Lugano che, alla fine, se lo è aggiudicato per circa 22 milioni e ora lo cederà in diritto di superficie, per 99 anni, alla Confederazione e al Conservatorio della Svizzera italiana.
Le ristrettezze finanziarie hanno nel frattempo spinto la SSR a mettere in vendita non solo altri stabili nel resto del Paese, concentrando – esattamente come avvenuto da noi a Comano – i pcentri di produzione, ma anche tre canali radio: Swiss Classic, Swiss Jazz e Swiss Pop: le offerte possono essere inoltrate fino al 13 marzo.
Ecco, a queste realtà pensavo mentre l’Orchestra stava suonando la Sinfonia n. 49 di Haydn: La Passione… appunto.
E, non sembri una forzatura, continuavo a pensare anche alle costanti, reiterate, inarrestabili – soprattutto in vista dell’8 marzo – accuse alla nostra Radiotelevisione di essere sovradimensionata, di continuare ad occuparsi di àmbiti che non dovrebbero competerle. Il che è falso: basterebbe leggere l’art. 7 della Concessione.
Proprio il fatto che questo concerto sia stato anche l’ultimo è uno dei frutti dei tagli che tutta la SSR da anni sta operando per ridurre i costi. Il piano di risparmi Enavant dovrà tagliare, entro il 2029 (dopodomani), circa 270 milioni 900 posti di lavoro.
Enavant è già in atto e non c’entra nulla con l’imminente votazione. Solo alla RSI i posti persi negli ultimi mesi sono quasi un centinaio. Tutto questo anche se l’autolesionistica iniziativa 200 franchi bastano venisse – come evidentemente mi auguro – rispedita ai suoi incauti promotori.
Se questa nostra splendida Orchestra continuerà a suonare, sarà soprattutto grazie al finanziamento pubblico: 4.1 milioni di CHF all’anno (fino al 2028) da parte del Cantone Ticino, poco meno di 1 milione dalla Città di Lugano, e poco meno di 2 milioni dalla SSR-RSI in cambio di prestazioni di programma.
Una dimostrazione in più del fatto che, senza i decisivi contributi degli enti pubblici, la produzione culturale e artistica nella Svizzera italiana difficilmente riuscirebbe a sopravvivere e a reggere il confronto con realtà urbane più importanti.
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