La Corte suprema Usa dà torto a Trump: resta lo ius soli. Il presidente: “È dannoso, il Congresso rimedi”
I giudici hanno stabilito che l'ordine esecutivo firmato dal capo della Casa Bianca viola apertamente il 14° Emendamento della Costituzione
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I giudici hanno stabilito che l'ordine esecutivo firmato dal capo della Casa Bianca viola apertamente il 14° Emendamento della Costituzione
Di Iacopo Luzi, La Stampa
WASHINGTON. La Corte Suprema ha bocciato il tentativo di Donald Trump di abolire il diritto di cittadinanza per nascita negli Stati Uniti, così come è stato inteso per oltre un secolo dalla Costituzione americana, invalidando un ordine esecutivo del presidente repubblicano, che era un elemento chiave dell’agenda del tycoon, sebbene fosse legalmente discutibile fin dall’inizio.
La decisione per 6 voti a favore e 3 contro rappresenta una sconfitta importante per un presidente che si era candidato promettendo, tra l’altro, di porre fine al “turismo delle nascite” e il cui secondo mandato è stato in gran parte caratterizzato dalla sua spinta a reprimere con il pugno durissimo sia l’immigrazione clandestina che quella legale. In particolare, con il suo ordine esecutivo del 20 gennaio 2025 — il giorno della sua seconda inaugurazione — Trump voleva impedire che i bambini nati da immigrati senza documenti e da residenti stranieri temporanei negli USA diventassero automaticamente cittadini americani.
Un tentativo che ora è naufragato una volta per tutte: la decisione della Corte ha determinato come illegale il suo ordine e conferma il principio secondo cui chiunque nasca negli Stati Uniti è cittadino, anche se i suoi genitori non lo sono.
Nell’ordinanza firmata l’anno scorso, il presidente aveva dichiarato che la cittadinanza non sarebbe più stata concessa automaticamente ai bambini nati sul suolo statunitense.
L’ordine presidenziale, tuttavia, ha incontrato immediatamente delle contestazioni legali: organizzazioni per i diritti civili, gruppi di sostegno agli immigrati e futuri genitori hanno intentato causa, ottenendo in tribunale la possibilità di bloccarne l’entrata in vigore in attesa dell’esito dei procedimenti giudiziari. Il decreto del presidente, di fatto, non è entrata mai in vigore.
Il giudice capo John Roberts ha redatto l’opinione di maggioranza, che comprendeva sia giudici conservatori che progressisti. Un documento di ben 200 pagine che ha visto anche Amy Coney Barrett, la giudice scelta proprio da Trump nel 2020, votare a favore del mantenimento di questo diritto. Cinque giudici hanno affermato che l’ordinanza violava il 14° emendamento della Costituzione, che da tempo viene interpretato nel senso di conferire la cittadinanza per diritto di nascita a quasi chiunque nasca negli Stati Uniti. Uno dei giudici, il conservatore Brett Kavanaugh, ha affermato che l’ordinanza violava la legge federale ma non la Costituzione.
«La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica», ha scritto Roberts a nome della Corte. «I redattori del Quattordicesimo Emendamento estesero questa promessa a “ogni persona nata libera in questa terra”. Noi manteniamo questa promessa ancora oggi», ha scritto Roberts. Tre giudici conservatori – Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch – hanno espresso dissenso in un’opinione di 91 pagine.
Thomas ha criticato aspramente la Corte per aver respinto il tentativo del presidente Donald Trump. affermando che la decisione dei suoi colleghi “svaluta” la cittadinanza così come era intesa dai redattori del 14° emendamento. «Non sono sicuro che l’opinione odierna resisterà alla prova del tempo», ha scritto. Trump aveva addirittura assistito all’udienza su caso — una cosa mai vista per un presidente — il primo di aprile scorso e da settimane non ha fatto altro che inveire contro la sentenza. A maggio, aveva scritto che «una sentenza negativa sulla cittadinanza per diritto di nascita, in aggiunta alla recente catastrofe dei dazi doganali sancita dalla Corte Suprema, non è economicamente sostenibile per gli Stati Uniti d’America!».
Trump ha commentato così: «La Corte Suprema ha confermato il diritto di cittadinanza per nascita, il che è un vero peccato per il nostro Paese, ma possiamo facilmente porvi rimedio in Congresso attraverso un provvedimento legislativo, con il sostegno del Presidente, che è stato ormai determinato durante questo processo. Non è necessario alcun lungo e complesso emendamento costituzionale! Il Congresso dovrebbe iniziare OGGI a lavorare per porre fine a questo sistema di cittadinanza per nascita, costoso e ingiusto per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno». Questa mattina, ha pubblicato sui social media un articolo di giornale che illustrava come i suoi tentativi di annullare la cittadinanza per diritto di nascita potrebbero ancora avere successo attraverso un’azione legislativa.
Nel frattempo, si tratta della terza sconfitta significativa per Trump alla Corte Suprema negli ultimi mesi, dopo la sentenza di febbraio che ha invalidato i suoi dazi doganali e la decisione di lunedì che gli ha impedito di licenziare immediatamente Lisa Cook dalla Federal Reserve.
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